| 01/06/2010 |
L'Emerito coniglio che non ruggisce... |

Uno dei luoghi comuni della dietrologia all'italiana legata al caso Moro riguarda un poliziotto di nome Cioppa, Commissario Elio Cioppa, vice capo della Squadra Mobile di Roma. Un uomo operativo, scopriamo oggi grazie ad un'intervista di Patrizio J. Macci >
Leggi<, uno che si buttava nella mischia quando le manifestazioni si facevano dure, uno che si è beccato una molotov sulle gambe ed ancora oggi porta i segni di quell'azzoppamento.
Ma per la storia, rischia di passare per l'uomo che avrebbe potuto salvare Aldo Moro ed invece operò nell'ombra per insabbiare importanti informazioni che avrebbero finito per agevolare i brigatisti.
La storia è semplice ma, come spesso accade quando si vuole vedere il mistero a tutti i costi, viene raccontata in modo semplicistico e letta in maniera fuorviante. ...
(Continua...)

Come avevo preannunciato nel precedente post, sarà disponibile dalla prossima settimana il bel libro di Giorgio Guidelli che racconta la breve vita di Francesco Lo Russo, ragazzo simbolo dei movimenti del '77 che fu ucciso durante una manifestazione a Bologna l'11 marzo del 1977.
A Pesaro, presso 'auditorium della Chiesa dell'Annunziata, mercoledi 23 novembre alle ore 18.00 Giorgio Guidelli presenterà in anteprima il suo nuovo libro che traccia un ritratto del tutto inedito del giovane morto negli scontri di Bologna del '77.
Interverranno:
prof. Glauco GENGA, relatore
dott. Gaetano BUTTAFARRO, moderatore
Giorgio GUIDELLI, autore
autorità cittadine
Consiglio a tutti coloro che ne hanno la possibilità, anche a costo di un piccolo sacrificio in termini di Km, di essere presenti. Giorgio è un giornalista colto, brillante e soprattutto intellettualmente onesto. Il suo è un libro che potrà cambiare non poco il punto di vista con il quale ciascuno di noi ha osservato quei movimenti, quegli anni.
Il giorno infrasettimanale purtroppo non mi consentirà di essere in sala, ma spero di poter assistere ad altre presentazioni che sicuramente non mancheranno.
Per conoscere meglio Giorgio e quello che scrive, consiglio a tutti di seguire il suo blog
Parole di piombo che da qualche anno è ospitato dal giornale per il quale lavora.

Sarà in libreria fra pochi giorni un nuovo lavoro di
Giorgio Guidelli, giornalista de "Il Resto del Carlino" che ho il piacere di annoverare tra i più cari amici e con il quale condivido la passione per lo studio degli
anni di piombo.
La sua nuova fatica letteraria è, come al solito, un'inedito lavoro di approfondimento che scava nella vita di Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua ucciso dalle forze dell'ordine l'11 marzo 1977 a Bologna durante una manifestazione.
Inedito perchè si dà per scontato che i militanti di Lotta Continua e dei movimenti extraparlamentari degli anni 60-70 fossero dei marxisti-leninisti votati alla sola fede della violenza. Ed invece Guidelli, che si è posto il problema per primo, ha cercato di capire meglio, di scavare tra i ricordi e ha scritto questo bellissimo testo che restituisce alla storia il ritratto di un ragazzo comune impegnato tra fede, politica e sport. La storia che ci racconta Guidelli è il frutto di una ricostruzione rigorosa che comprende le testimonianze di decine di amici ed ex scout, corredate da immagini dell'epoca.
E proprio da una foto in bianco e nero dimenticata in un vecchio album, che ritrae Lorusso in preghiera durante un campo scout, parte il racconto dell'altra vita del ragazzo che fece piangere l'Italia.
Un libro snello che si caratterizza per la straordinaria leggerezza della penna di Giorgio Guidelli che sa coniugare la rigorosità dei contenuti alla piacevolezza di un'opera letteraria senza mai stancare il lettore e cogliendo sempre il cuore degli eventi.
Un gran libro, insomma. Una tappa obbligata per chi vuol capire meglio quegli anni, quelle manifestazioni che oggi tornano tristemente nelle pagine di cronaca, o per chi vuole scoprire un nuovo modo di divulgazione delle nostre pagine contemporanee, che molti si sono affrettati a voltare senza leggerle.
Prestissimo, una recensione ed una nuova intervista a Giorgio Guidelli
PS
Vi segnalo anche una bella
intervista di Guidelli sul medesimo argomento su e il bellissimo
evento che ha visto protagonista il suo libro su Roberto Peci che ha arricchito la manifestazione "Riparliamo degli anni '70"

E' di questi giorni la notizia che una ex militante della RAF, Birgit Hogefeld, sia stata rimessa in libertà dalla magistratura tedesca.
>
Leggi la notizia<
La Hogefeld si era resa colpevole dell'uccisione di un soldato americano nel 1985 e di un assalto ad una base militare USA in Germania. Nel 1996 era stata condannata all'ergastolo dopo essere stata arrestata nel 1993. In totale, quindi, 18 anni di carcere.
Sappiamo tutti cosa è successo in Italia alla sola notizia che al latitante (per la nostra giustizia) Cesare Battisti era stata negata l'estradizione da parte del Brasile. Boicottaggi, manifestazioni, chiamate alle armi. Senza entrare nel dettaglio, la decisione brasiliana nulla avrebbe da eccepire in termini di diritto internazionale: nessun Paese concede l'estradizione verso un altro Paese che prevede, per lo stesso reato, pene più severe. E' come se l'Italia estradasse una donna islamica che, secondo la legge del suo Paese, avesse commesso un grave reato "morale" per il quale è prevista la lapidazione.
Noi che ci definiamo democrazia avanzata, non siamo riusciti ancora a chiudere i conti con un passato che, per carità di Patria, abbiamo frettolosamente liquidato come “follia generazionale omicida”. E ne continuiamo a pagare le conseguenze. La Germania, che pure ha avuto un fenomeno di lotta armata lungo e sanguinoso, ha avuto il coraggio di analizzare le contraddizioni della sua società, ha ammesso i propri errori, ha saputo trovare delle pene adeguate ai singoli tenendo conto che si trattava di fenomeni collettivi.
Consiglio a tutti il film “La banda Baader Meinhoff” e invito ad ascoltare con attenzione anche le interviste in appendice. Davvero illuminanti per capire le differenze tra la situazione italiana e tedesca.
Le pene vanno comminate e fatte rispettare, ma se uno Stato non è in grado di farlo perchè concede "un aiutino" a chi non è conveniente perseguire più di tanto (vedi Casimirri) io non faccio parte di coloro che vorrebbero vedere Pinochet impiccato in una pubblica piazza. Mi basterebbe far si che tutti conoscano la verità sui crimini da lui commessi e che siano da monito per altri affinchè non siano reiterai. La vendetta non serve a nulla, se non ai soliti potenti che possono continuare a contare su chi proseguirà a tenere la bocca chiusa.
Il problema vero è che da noi lo Stato ha infranto le sue leggi non per tutelare l’interesse della democrazia (polis o pietas) ma per garantire piccoli interessi di bottega. Con il risultato di blindare certe verità e farle diventare continuo ed efficace strumento di ricatto. Con il risultato che la scia di morti si è allungata e che una serie di personaggi, da una parte e dall’altra, hanno acquisito molto potere. E continuano a mantenerlo dato che sono ancora in ballo.
Per parafrasare la splendida trasmissione di Arbore degli anni ’80 (che in questo periodo stanno incredibilmente ritrasmettendo in TV al mattino presto) non credo ci siano dubbi a rispondere alla domanda iniziale: io non so se la Germania sia democratica o meno. Ma di certo so che non lo siamo noi perché se democrazia vuol dire “potere del popolo” in Italia il popolo non ha mai contato nulla e gli affari sono stati fatti sempre alle sue spalle e sulla sua pelle.
Lo scorso 12 marzo, sul sito dell’editore ChiareLettere, la giornalista Stefania Limiti ha pubblicato >un’intervista ad un testimone di eccellenza della vicenda Moro<. All’epoca dei fatti era un militare di leva che fu chiamato, assieme ad altri 9 commilitoni, a partecipare ad un’operazione speciale. I dieci giovanotti furono portati a Roma e fu assegnato loro un compito delicato e, probabilmente, pericoloso: sorvegliare un appartamento prospiciente a Villa Bonelli, che si riteneva essere la cosiddetta “prigione del popolo”.
La notizia in sé non è una grande novità. Ne aveva già parlato la stessa Limiti in un quasi clandestino trafiletto sul settimanale L’Espresso (avevo anche >commentato< la faccenda sul blog nel novembre del 2009).
L’obiettivo del trafiletto, da quello che mi è parso, credo che fosse il tentativo di smuovere l’inchiesta sul dossier prodotto da questo testimone.
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(Continua...)

La sapete una cosa?
Comincio a pensare che dovrebbero essere aboliti i giorni della memoria...
Questo in generale, ma per quanto riguarda il nostro Paese, in particolare.
Ma vi sembra che qualcuno abbia voglia di ricordare davvero?
A furia di ricordare ci si potrebbe accorgere di una verità sotto il naso e magari incazzarsi (presente Poe, La lettera rubata?). Un esempio? Un presidente del consiglio piduista (cioè che usava le istituzioni per fare business all'ombra della legalità), un ministro della difesa ex fascista, tra i più facinorosi, di quel fascismo degli anni '70 che ancora si rifaceva a J. Borghese, alle teste vuote della XMAS, e alla repubblica(?) di Salò.
Per non parlare delle strumentalizzazioni, delle parole non credibili di chi utilizza queste occasioni come vetrine personali.
Vale davvero la pena ricordare? A quanto pare non serve o non basta. E l'ultima intervista di Licio Gelli parrebbe confermare che le cose non cambieranno mai (>
leggi<)
Secondo me sarebbe molto meglio se gli italiani iniziassero a leggere. Ma è molto più facile fare una finta manifestazione che impegnarsi davvero a cambiare le cose.
Buoni ricordi a tutti

Ho iniziato a conoscere
Giacomo Pacini tramite i commenti sul sito. Grazie a FaceBook ho potuto scoprire più a fondo ilsuo modo di lavorare e le sue competenze. Quando l’amico Paolo Cucchiarelli mi ha preannunciato l’uscita di un lavoro sull’Ufficio Affari Riservati mi chiesi subito chi fosse stato così “matto” da caricarsi l’onere di scavare in quello che per me era un grosso buco documentale su uno degli apparati più potenti e misteriosi (forse il più potente e perciò misterioso) della nostra Repubblica.
Quando ho saputo che l’autore era Giacomo ho avuto la certezza che si dovesse trattare di un lavoro ineccepibile e la curiosità di leggerlo è stata immediata. Un testo completo (per quanto si possa apprendere su simili strutture), onesto, rigoroso. Un lavoro che non ti aspetti da un giovanissimo come Giacomo ma che, evidentemente, storici più maturi e “contemporanei” alla struttura non hanno avuto il coraggio o le competenze per scriverlo.
Lo consiglio a tutti perché pur non essendo un romanzo la sua lettura è piacevole, la struttura è ben articolata tra l’uso delle fonti e l’analisi, l’indice del lavoro è chiaro e consente di spostarsi rapidamente da un argomento all’altro. In questo può essere assimilato più ad un manuale che ad un saggio storico.
Non potevo esimermi dal porre a Giacomo alcune questioni. Come al solito mi auguro di aver interpretato anche le domande dei lettori ai quali resta, come sempre, la possibilità di proporre nuove domande e riflessioni.
Giacomo Pacini. Ricercatore Storia contemporanea, laureato presso l’università di Pisa, si occupa di storia dell’Italia Repubblicana con particolare riferimento alle vicende degli anni settanta.Ha svolto ricerche sulle violenze contro i civili durante la seconda guerra mondiale.Tra le sue pubblicazioni- “Le origini della operazione Stay Behind (1943-1956)”, pubblicato sulla rivista “Contemporanea”, Il Mulino, n. 4/2007.- “Le organizzazione paramilitari segrete nell’Italia Repubblicana”, Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2008. ...
(Continua...)

Giuseppe Ferrara è, tra coloro che ho conosciuto grazie ai miei studi sulla vicenda Moro, una delle persone che mi hanno stupito di più.
Dotato di un bagaglio culturale impressionante, di una finezza di pensiero che lascia a bocca aperta e di una freschezza intellettuale sicuramente più dinamica ed effervescente della mia, nonostante i quasi 30 anni di differenza.
E', per intenderci, una persona che quando parla ha sempre qualcosa da insegnare. Nel suo mestiere (ovviamente) ma anche e soprattutto nelle molteplici vicende che in molti hanno solo letto sui libri e che lui ha vissuto da contemporaneo, ha avuto la possibilità di parlare con i protagonisti e in molti casi di studiare per le inchieste dei suoi lavori cinematografici.
Qualche giorno fa mi ha spedito delle riflessioni che riguardano il ruolo della Banda della Magliana (da molti ipotizzato) nella vicenda Moro. Non tanto nel suo aspetto politico, ovviamente, quanto in quello più strettamente criminale.
Prima di passare alle sue considerazioni, voglio premettere un piccolo (mica tanto) particolare che può aiutare a leggere meglio quanto Ferrara avrà da dirci....
(Continua...)

Le stragi (con i loro segreti) di Ustica e Bologna hanno visto superare il traguardo dei 30 anni. E le ricorrenze sono, in genere, il tremolante momento in cui le istituzioni continuano ad alimentare il desiderio di verità e giustizia dei familiari delle vittime ben sapendo che mai e poi mai nessun personaggio dello Stato muoverà un dito in quella direzione.
Se con Moro si era assistito ad una buona operazione di marketing con la pubblicazione online degli archivi della Commissione Stragi (dopo "soli" 7 anni dalla chiusura dei lavori) e con l'istituzione della giornata della memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, con Bologna si è praticamente toccato il fondo.
Per la prima volta nessun Ministro è stato presente alla cerimonia di commemorazione. L'assenza del Governo è stata giustificata in diversi modi sotto il minimo comune denominatore dei fischi ricevuti in tutte le edizioni precedenti.
Quello che però mi ha colpito particolarmente sono le dichiarazioni del sotto segretario Carlo Giovanardi, che riporto testualmente:
BOLOGNA:GIOVANARDI,GOVERNO HA FATTO BENE A NON ANDARE (ANSA) - ROMA, 2 AGO - «Ogni anno a Bologna si è riproposto il triste spettacolo di una piazza che invece di ricordo e dolore ha espresso odio e livore per coloro che ritiene avversari politici. La strage, che colpì cittadini inermi di tutte le età e di tutti i partiti , sin dai funerali del 6 agosto, a cui partecipai come neo eletto consigliere regionale dell'Emilia Romagna, fu strumentalizzata per creare una bolgia di insulti e sputi nei confronti del Governo di allora, che colpirono particolarmente Craxi e Cossiga. Bene ha fatto quest'anno il Governo a non partecipare ad un rito che per troppi non è un momento di ricordo e commemorazione delle vittime di quella tragedia». Lo dice il sottosegretario arlo Giovanardi.
STRAGE BOLOGNA: GIOVANARDI,NO A STRUMENTALIZZAZIONI SINISTRA GOVERNO SI È RIFIUTATO DI PRESTARSI A GIOCO IGNOBILE (ANSA) - ROMA, 2 AGO - «È un dovere ribellarsi a miserabili strumentalizzazioni». Lo precisa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che già stamattina aveva commentano positivamente l'assenza del governo dalla cerimonia che si è tenuta stamattina a Bologna. «È un dovere morale e civile - aggiunge Giovanardi in una nota - ribellarsi alla miserabile strumentalizzazione che, fin dai giorni successivi alla strage di Bologna, una certa sinistra ha fatto delle vittime di quell'orribile attentato. Se quest' anno c'è stata maggiore compostezza e sobrietà è proprio perchè il Governo si è rifiutato di prestarsi a questo ignobile gioco, offensivo soprattutto del dolore dei familiari delle vittime». «Voglio aggiungere - continua l'esponente del governo - che sono stanco di subire insulti dai vari Fiano, eredi di un partito che ha sostenuto i più screditati regimi totalitari e, per lungo tempo, sottovalutato il terrorismo assassino, battuto dalla limpida testimonianza democratica di governi e uomini delle istituzioni che hanno saputo reagire alla violenza eversiva in un quadro di totale rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione».
Provo sconcerto, non lo nego. E vergogna.
Giovanardi parla di " una piazza che invece di ricordo e dolore ha espresso odio e livore per coloro che ritiene avversari politici". Le proteste hanno coperto praticamente tutte le ricorrenze almeno degli ultimi 20 anni e vorrei ricordare al sotto segretario che dal 1996 per ben 7 anni il Governo è stato di centro sinistra. Le proteste non erano indirizzate al singolo rappresentante politico ed alla sua fazione, ma ad un intero sistema istituzionale che nulla ha mai fatto per far emergere responsabilità e spiegare il perchè di certi fatti.
In un periodo nel quale stanno emergendo delle importanti novità, delle nuove piste e delle nuove responsabilità molto vicine alle persone in cui si identificava un certo "doppio Stato" l'essere assenti vuol dire inequivocabilmente una sola cosa. Lo Stato, indipendentemente dal colore dei burattini che lo rappresenteranno di volta in volta, non ha nessuna intenzione di rendere onore alle vittime e giustizia al resto del Paese. la verità non la vuole. Punto.
Molto meglio continuare le strumentalizzazioni, manipolando a proprio piacimento il dolore e la fame di verità di una parte di popolazione che non ne vuole sapere di rassegnarsi al silenzio.
E del resto le parole di Giovanardi sono solo la conferma di quanto già espresse il Ministro Rotondi all'indomani della morte della signora Eleonora Moro. "Lei è vissuta senza sapere la verità e i segreti sopravviveranno a lungo dopo la sua morte".
Le istituzioni per essere più chiare di così avrebbero potuto fare solo una cosa: dire i nomi dei colpevoli.
No, cari amici. Se gli italiani hanno perso la capacità di indignarsi di fronte a molte cose, che almeno siano consapevoli delle bugie che dal Palazzo gli propinano quotidianamente su tutti i fronti...

Non avrei mai immaginato di ricevere e, soprattutto, pubblicare un comunicato stampa proveniente dagli abitanti di una via di periferia esasperati dalle situazioni che ne rendono precaria e pericolosa l'abitabilità.
Ma la strada si chiama
via Gradoli, si trova a Roma sulla Cassia...
Questa volta preferisco non commentare i bene informati cittadini che, e questo deve essergli riconosciuto come merito, hanno saputo utilizzare senza strumentalizzazioni il passato tracciando un solco molto preciso e limpido (?) del perchè quella strada si trova oggi ad essere crocevia di molteplici e loschi interessi.
COMITATO PER VIA GRADOLI
Comunicato stampa n. 4 - 14 giugno 2010
L'esasperazione degli abitanti
Il 7 giugno quattro volanti sono intervenute in Via Gradoli per sedare una lite causata dalle minacce rivolte da alcuni stranieri a cittadini infastiditi dagli schiamazzi. Permane il degrado: non sono state rimosse le bombole GPL dai seminterrati, sono ripresi barbecue e discoteche estive, continua la locazione dei cubicoli oggetto dell'ordinanza di sgombero del 65; infine sono comparsi nuovi trans.
Gli abitanti della via, insofferenti ed esasperati, minacciano azioni eclatanti.
Si precisa che le indagini svolte dal Comitato non hanno alcun secondo fine se non quello di sollecitare l’amministrazione a intervenire per risanare la strada.
I misteri della viaVecchi e nuovi misteri avvolgono edifici già coinvolti nei casi Moro, fondi neri del Sisde e Marrazzo. Tra i primi, sono stati evidenziati i legami tra Vincenzo Parisi (ex capo del Sisde e della Polizia, proprietario di 5 immobili ai civici 96 e 75) e il suo fiduciario, Domenico Catracchia, a oggi ancora proprietario di numerose unità immobiliari nella via; questi, nel 1994, fu oggetto di un procedimento, poi archiviato, volto ad accertare la responsabilità penale quale organizzatore di una agenzia per il favoreggiamento di immigrazione clandestina. Nelle perquisizioni fu rinvenuta un'agenda contenente nomi di proprietari occulti di appartamenti, società immobiliari, rendiconti, nominativi di funzionari di polizia e di magistrati.
Con riferimento a oggi, svelato quello relativo alla proprietà della casa di Natalì, si è accertato che la proprietà di un altro appartamento del 96, già occupato da trans, è riconducibile, mediante una concatenazione di srl, alla società lussemburghese Esquiline s.a.; il revisore dei conti è stato Achille Severgnini (già consigliere della Magiste International), l'amministratore è Marco Sterzi; il capitale sociale è costituito da 16.000 azioni, tutte della fiduciaria milanese SER-FID spa, salvo una di Sterzi.
È comparso nelle cronache Gennaro Mockbel; la sorella Lucia nel 1978 abitò in Via Gradoli 96 in un appartamento contiguo a quello delle BR e datole in comodato da una società del Sisde. La ragazza era informatrice del commissario Elio Cioppa, iscritto alla P2.
Le domande
1. Guido Severgnini, fondatore dello studio commercialista, aveva quale collega Michele Sindona?
2. Quale rapporto intercorre tra Achille ed Ernesto Severgnini?
3. Per conto di chi la SER-FID spa controlla l'Esquiline s.a.?
4. È vero che Catracchia fu difeso da Antonio Juvara, massone iscritto alla Loggia "Trionfo Ligure" aderente al Grande Oriente d'Italia, e che questi ottenne la restituzione dei documenti sequestrati e la repentina archiviazione del procedimento giudiziario?
5. È vero che Lucia Mockbel è sposata con Giancarlo Scarozza, figlio di Maria Antonietta Finocchi, e che è parente di Michele Finocchi, ex capo di gabinetto del Sisde, indagato per l'omicidio Alberica Filo Della Torre?
6. L'Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna ha ancora interessi nella via?

Post tratto da
Pensieri vagabondi (Blog di Marco Cazora)
Il 12 maggio del 1977, in una manifestazione indetta dai radicali per ricordare il III anniversario del referendum sul divorzio, trovò la morte la studentessa
Giorgiana Masi. E’ solo una delle tante vittime dei moti di piazza degli anni ’70, ma la sua morte è caratterizzata da circostanze mai chiarite e sulle quali una sentenza si è espressa in maniera sbalorditiva.
Giorgiana Masi non è vittima di schieramenti contrapposti, come si potrebbe facilmente immaginare. Ad ucciderla sono stati colpi d’arma da fuoco (calibro 22) sparati con l’intenzione di uccidere mentre, di spalle, fuggiva dalle cariche della Polizia.
Quei colpi ferirono altre due persone: un poliziotto ed un'altra manifestante. Il corteo si tenne nonostante il divieto di manifestazioni pubbliche entrato in vigore dal precedente 21 aprile quando fu ucciso un agente di Polizia e ne furono feriti altri cinque.
L’inchiesta sui fatti del 12 maggio ’77 si concluse il 9 maggio del 1981 per impossibilità di procedere (non fu individuato nessuno dei responsabili).
Parlavamo della sentenza. Eccone un tratto che, a rileggerlo a distanza di 33 anni, aumenta lo sgomento e la rabbia. Sgomento per ciò che caratterizzava le dinamiche del potere (ancora attive?), rabbia perché a farne le spese fu un’innocente ed indifesa studentessa.
«È netta sensazione dello scrivente che mistificatori, provocatori e sciacalli (estranei sia alle forze dell’ordine sia alle consolidate tradizione del Partito Radicale, che della non-violenza ha sempre fatto il proprio nobile emblema), dopo aver provocato i tutori dell’ordine ferendo il sottufficiale Francesco Ruggero, attesero il momento in cui gli stessi decisero di sbaraccare le costituite barricate e disperdere i dimostranti, per affondare i vili e insensati colpi mortali, sparando indiscriminatamente contro i dimostranti e i tutori dell’ordine.»
...
(Continua...)

Il cosiddetto "Memoriale Moro" è stato, specialmente negli ultimi anni, oggetto di studi ed analisi da vari punti di vista.
Mancava, sicuramente, una lettura delle parole che Aldo Moro scrisse dalla "Prigione del Popolo" che contribuisse alla interpretazione della personalità che caratterizzò Moro prigioniero.
E' possibile, da quelle lettere e dagli scritti, comprendere meglio il dramma umano che il Presidente della DC si trovò a vivere in quei 55 giorni?
Con quale atteggiamento psicologico Moro affrontò la sua battaglia per la vita?
In definitiva, la figura di Aldo Moro esce rafforzata o indebolita se la si interpreta dai suoi scritti come prigioniero delle BR?
A queste domande, e a molte altre, ha cercato di dare una risposta il prof. Rocco Quaglia, docente di psicologia presso l'Università di Torino in un bel libro uscito lo scorso anno per le edizioni Lindau.
"Due volte prigioniero" si intitola il suo lavoro che con molta professionalità e pacatezza ripercorre la prigionia di Aldo Moro attraverso i suoi scritti. Il ritratto che ne emerge restituisce al prigioniero la dimensione umana che a partire da quei lunghi giorni gli è stata, a poco a poco, sottratta. ...
(Continua...)

Come molti di voi già sapranno, lo scorso 16 marzo è uscito per >
Nutrimenti< un lavoro scritto a quattro mani con l’amico
Romano Bianco, giornalista con il quale condivido la passione per la vicenda Moro, conosciuto proprio in occasione dell’uscita della prima edizione di “Vuoto a perdere” quando in tanti mi contattarono sia per congratularsi (bontà loro) sia per propormi di condividere idee ed esperienze.

Poco prima dell’uscita in libreria, Famiglia Cristiana ha dedicato un piccolo spazio per annunciare la novità ai suoi lettori >
Leggi<. Non si è trattato di una semplice recensione con delle critiche. A chiamare le cose con il proprio nome si è trattato di un vero “utilizzo privato di mezzo pubblico” in quanto la giornalista (?) che l’ha firmato in realtà ha pensato solo ed esclusivamente a muovere un attacco personale nei miei confronti.
E dire che non la conosco nemmeno e che non ho mai avuto modo di parlarci neppure indirettamente....
(Continua...)

… e la cucina italiana a base di pesce fresco è una prelibatezza con cui vale la pena deliziare il palato, almeno una volta nella vita.
Deve essere per questo che, ultimamente, un gran flusso di turisti affolla le spiagge di Managua e ne frequenta i ristoranti italiani che tra le proprie specialità offrono del buon pesce a meno di 25$ a testa.
Dopo la >
simpatica proposta< del consigliere provinciale dell’UdC di Terni (che francamente aveva fatto un po’ ridere) qualcuno deve essersi incuriosito e ha deciso di prendersi una pausa dallo stress delle nostre metropoli per fare visita ad Alessio Casimirri, uno dei latitanti più famosi d’Italia (naturalmente famoso tra i pochi che si occupano di “anni di piombo”, per la maggior parte degli italiani il classico “Casimirri chi?”).
Ed evidentemente oltre a gustare del buon pesce, i giornalisti Colombari e Zanotti (non certo tra le firme più note della categoria, non me ne vogliano) devono aver trovato il compagno “Camillo” di ottimo umore, visto che è stato in vena di >
raccontare< alcuni frammenti di vita, sua e di suo padre.
Davvero strano, mi verrebbe da dire. Casimirri
ha molta nostalgia dell’Italia ma questo non gli impedisce di essere diffidente nei confronti degli ex connazionali che lo vanno a trovare. Se poi si mostrano anche interessati al suo passato e, tra un branzino ed un cefalo, infilano nella discussione due parole come “caso Moro”, il sub che fino a poco prima aveva loquacemente descritto tecniche di pesca e mostrato con orgoglio le sue prede, cambia di colpo espressione e torna ad essere un riservato oste.
Cosa mai avranno avuto in dote questi due bravi giornalisti per spingere un personaggio come Casimirri a non rifiutare il dialogo come accade nella totalità dei casi con turisti interessati più alla sua giovinezza che ai suoi prelibati piatti?
Un particolare mi ha colpito. Casimirri parla di un
libro di memorie al quale ha più volte pensato. Ma alla fine sarebbe più affascinato da un’opera cinematografica da Hollywood. Mi è venuto in mente che ha più volte minacciato, chi a tentato di andarlo a riprendere per portarlo in Italia, di pubblicare le sue memorie. Ed, evidentemente, la cosa deve aver spaventato non poco gli agenti nostrani.
Ed allora perché ha parlato con due bravi ma, tutto sommato, non famosi giornalisti italiani? E perché ha alluso alle sue memorie manifestando il desiderio di un film sulla sua vita?
E’ una cosa che mi chiedo da quando ho finito la lettura del pezzo e sinceramente non riesco a trovare una risposta, neppure una traccia. Se qualcosa bolle in pentola lo sapremo presto.
Certo che in prossimità delle ricorrenze, strane manovre aleggiano sempre sul passato quando questo non può essere considerato chiuso.

Sembra riservare molte sorprese questa apparentemente normale vicenda che per reato di ricliclaggio ha portato all’arresto dell’ex Senatore Di Girolamo e dell’imprenditore Gennaro Mokbel.
Adesso un articolo del Corriere della Sera >
leggi< rivela che la sorella Lucia (>
vedi post precedente<) avrebbe sposato niente di meno che il figlio di Michele Finocchi, ex capo di Gabinetto del SISDE (fino al 1991) coinvolto nell’inchiesta sui fondi neri quando amministratore del servizio era Maurizio Broccoletti. Nel 1993, dopo una rapida e brillante carriera che lo portò alla direzione dei servizi civili del Viminale, si rese latitante.
Un forte legame stringe quindi i Mokbel al servizio civile, oltre che alla banda della Magliana ed al terrorismo di estrema destra.
Nello stesso articolo, basato sulle intercettazioni telefoniche che i ROS effettuarono nei confronti di Gennaro Mokbel durante le indagini, l’imprenditore si vantava di essere in procinto di ricevere un’elevata onorificenza massonica: il trentatreesimo grado della Loggia di Palazzo Giustiniani.
Il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Gustavo Raffi ha subito smentito la frequentazione di Gennaro Mokbel alla sua Loggia («Respingiamo con fermezza qualsiasi riferimento che colleghi Gennaro Mokbel alla massoneria di Palazzo Giustiniani: nel nostro tempio non c'è posto per gente del genere»)
Altro >
scoop< degno di nota lo fa il settimanale A diretto da Maria Latella. Un ex compagno di scuola avrebbe definito Gennaro Mokbel un “ladro di merendine” che rubava la colazione ai cocchi di mamma per poi sfidarli ad andarsela a riprendere. Un bullo, una specie di ras del quartiere che una volta chiuse la professoressa sul balcone dopo averla legata a una sedia.
Io dico che la storia non è finita e se si avrà il coraggio di andare avanti ne potremo vedere delle belle. Ma sino a quando si avrà il coraggio di osare?
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