La seconda parte dell'intervista all'ex leader di Potere Operaio Franco Piperno tutta dedicata al caso Moro e alle condizioni per la chiusura politica e storica degli anni di piombo. Parla delle trattative, della geometrica potenza, del significato politico del rapimento di Moro. E lo fa con il suo consueto tono a volte provocatorio a volte sorpresonel constatare quanto le cose semplici possano, facilmente, diventare complicate e controverse. Ha la piena visione dei fatti, Piperno. Per averne vissuti in parte gli eventi e per aver conosciuto molto bene chi, quegli stessi eventi, li ha determinati e ne ha pagato le conseguenze. Una chiacchierata che a prima vista può sembrare non aggiunga nulla al già nutrito dibattito ma che, invece, offre un paio di spunti sui quali forse non tutto è stato detto ...
In occasione dell'ultimo anniversario della strage di Piazza Fontana, mi ha colpito un breve pezzo di Carlo Lucarelli apparso su L'Unità. Un pezzo lucido, ben argomentato alla maniera di Lucarelli. Eppure una cosa ha colpito, mi auguro, non solo me. ...
All'inizio del mese i giornali hanno riportato (>Leggi<) le dichiarazioni rammaricate dei figli del boss mafioso Bernardo Provenzano che chiedevano di non dover scontare le colpe del padre.
Chi ha letto "Vuoto a perdere" e segue regolarmente il sito, conosce bene una situazione ben diversa negli intenti ma che ha provocato ai figli del protagonista un mare di problemi. Il protagonista si chiamava Benito Cazora un Onorevole della DC che nel '78 era riuscito a trovare un canale utile per giungere alla liberazione di Aldo Moro e che da allora ha visto iniziare i guai per se e per la sua famiglia. ...
Oggi è il 12 dicembre, e non è un giorno qualsiasi.
Nel 1969, infatti, un grave atto il cui destinatario era certamente “il processo di democratizzazione” che nel nostro Paese stava avvicinando la sinistra, Socialista prima e comunista dopo, alle sfere più alte del potere. Tale progetto vedrà la sua punta più alta nel “Governo di Solidarietà” che il 16 marzo del ’78 fu votato da Camera e Senato, presieduto da Giulio Andreotti ma costruito con pazienza e abilità politica da Aldo Moro rapito quella stessa mattina da un commando delle Brigate Rosse. ...
Sul sito di Repubblica di qualche giorno fa è apparsa una curiosa notizia.
Il segretario regionale del Movimento sociale-Fiamma Tricolore della Basilicata, Vincenzo Mancusi, ha proposto un piccolo aiuto finanziario (1.500 €) alle famiglie che avranno nel corso del 2009 un figlio e che decideranno di chiamarlo Benito o Rachele. La condizione è semplice: i soldi dovranno essere usati per il nascituro (per comprare culla, vestiti o alimenti). La stessa cifra sarà destinata anche ai bambini nati da genitori extracomunitari. ...
Sottopongo ai lettori una dichiarazione di Bruno Berardi (figlio del maresciallo Rosario ucciso dalle Br nel '78 e presidente dell'associazione Domus Civitas) a proposito del volantino che le "presunte" Br hanno fatto trovare sulla vetrata di entrata dell'emittente televisiva Primocanale di La Spezia
Berardi (Domus Civitas): "Il ritorno delle Brigate Rosse?"
"Chiediamo per l’ennesima volta di non prendere sottogamba queste minacce". Secondo un volantino trovato nella redazione di una TV di La Spezia firmata nuove BR hanno minacciato il ritorno della lotta armata.
"Noi della Domus Civitas stiamo dando l’allarme da tempo, difatti non è possibile che ex terroristi per nulla pentiti continuino imperterriti a predicare la lotta di classe, in lungo e in largo nel nostro Paese, con la benedizione delle Istituzioni e dei massmedia": con queste parole Bruno Berardi, presidente di "Domus Civitas", l'associazione che lotta per difendere i diritti delle vittime di terrorismo e mafia, commenta il volantino firmato BR trovato nella città ligure.
"Chiediamo per l’ennesima volta di non prendere sottogamba queste minacce - dice Berardi -, perchè molti di questi ex terroristi non si sono affatto arresi e possono ancora nuocere al nostro Paese, facendo da pessimi esempi per i giovani".
"Dovrebbero parlare le vittime che hanno pagato con il sangue dei loro cari la leggerezza che hanno avuto negli anni di piombo le Istituzioni, proprio come sta avvenendo adesso", conclude.
Non prendere sottogamba le minacce attaccate con lo scotch trasparente su una vetrina di una emittente locale? Non sembrerebbe il modo di comportarsi del pericolo numero 1 in Italia in fatto di terrorismo.
Scusi Berardi, se non le reca troppo disturbo, potrebbe ricordarci i nomi e le circostanze dei terroristi per niente pentiti che continuano a predicare la lotta di classe in lungo ed in largo nel nostro Paese?
In una lettera aperta a Francesco Caruso >>Leggi<<, il Presidente Emerito Cossiga ha parlato ancora una volta del caso Moro attribuendo la responsabilità della "politica della fermezza" al PCI.
La Fiat 130 su cui viaggiava Aldo Moro il 16 marzo del '78 e l'Alfetta di scorta che lo seguiva erano custodite, prima della recente demolizione, presso il museo della Motorizzazione Civile di Roma. Ma la R4 che rappresentò la prima "bara" di Aldo Moro che fine aveva fatto? Strano ma vero, era stata restituita al legittimo proprietario Filippo Bartoli e dimenticata nella periferia romana abbandonata al proprio destino in un deposito utilizzato anche come pollaio. Fino a quando il giornalista del Resto del Carlino Giorgio Guidelli si è messo sulle sue tracce e l'ha ritrovata >>Leggi l'articolo<< ricavandone anche un bello ed emozionante libro dal titolo "L'auto insabbiata" .
Guidelli è tornato nell'abitazione del Sig. Bartoli il 9 maggio scorso in occasione della prima giornata nazionale dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo per mostrare alle telecamere quello che a parere di tutti può essere un simbolo della nostra memoria. Ma l'auto non c'era più! ...
Domenica 2 novembre la giornalista Breda Marzio ha pubblicato su "Il Corriere della Sera" alcune rivelazioni inedite che il Presidente della Repubblica Giovanni Leone le avrebbe confidato in occasione della sua intervista del 1998.
Il particolare che ha colpito maggiormente riguarda il fatto che egli si fosse adoperato molto per giungere alla salvezza di Aldo Moro e che questo gli sia costato la pesante campagna diffamatoria nei suoi confronti e le dimissioni anticipate di sei mesi rispetto alla scadenza naturale del mandato presidenziale....
Licio Gelli, Maestro Venerabile della Loggia P2 e adesso divulgatore di storia su OdeonTV, ha dato una nuova prova di grande moralità e di quanto per lui la verità sia un principio inderogabile.
Nell'ambito di una indagine nella quale il "Venerabile Presentatore" era indagato per eversione sovversiva dello Stato e associazione mafiosa", Gelli ha declinato l'invito avvalendosi della facoltà di non rispondere. Evidentemente deve aver considerato l'operato dei giudici al solo fine di screditare la Sua Immagine di star televisiva attribuendogli due banali reati di opinione.
Sarà che ormai la gente è abituata a veder utilizzare la bilancia della moralità con pesi e misure diverse a seconda delle situazioni. L'ANSA che ho letto poco fa, personalmente, mi ha lasciato senza parole. ...
Alla conferenza stampa di presentazione della trasmissione "Venerabile Italia" >ascolta<Licio Gelli ha avuto modo di parlare di politica e di attualità passando dalle stragi, a Berlusconi alla riforma Gelmini. Insomma, come potrete capire, ce n'è per tutti i gusti ed il linguaggio è quello del "Venerabile": diretto e audace. ...
Il giudizio sui personaggi che sono stati protagonisti degli anni ’70 sembra essere, in Italia, alquanto relativo e fortemente dipendente dal momento politico e dal personaggio.
Abbiamo già visto come in occasione delle parole di Patrizio Peci (leggi) che si è definito vittima oltre che carnefice, nessuna associazione di vittime del terrorismo abbia avuto il coraggio di alzare un dito. Fermo restando il principio secondo il quale i morti sono tutti uguali ed ogni morto di quegli accadimenti è un morto di troppo, io mi sarei aspettato quanto meno una puntualizzazione che sottolineasse che, forse, la morte di Roberto Peci dovrebbe essere considerata diversamente da quella di Rosario Berardi o di Fulvio Croce.
Se i familiari delle vittime hanno poco spazio sui media ...
Stamattina ho dato un’occhiata alla Piccola Posta di DagoSpia tra i pochi siti (se non l’unico) che danno notizie “senza filtro” sulle vicende del nostro decennio dei ’70.
Pochi giorni fa aveva pubblicato un resoconto del dibattito tra Valerio Morucci e i lettori del blog di Claudio Sabelli Fioretti a seguito di un’intervista dell’ex brigatista (leggi) Leggo, allibito, la contro-risposta di un lettore alla domanda conclusiva di Sabelli Fioretti:
Un attento lettore, Federico Bacci, mi segnala un'intervista all'Emerito Francesco Cossiga che potete ascoltare in audio qui sotto
Dire che c'è da restare allibiti è poco? A me sembra si tratti di un copione già visto e sperimentato non solo in Italia e non solo 30 anni fa. E forse uno dei motivi per cui molte cose del passato non possono ancora essere svelate è proprio che questi meccanismi sono ancora in atto e perfettamente efficienti...
Leggi l'articolo su Quotidiano Nazionale del 23 ottobre 2008
Per la cronaca: Cossiga si è affrettato anche a smentire. Ecco un lancio ANSA delle 17.21 di oggi:
SCUOLA:COSSIGA,DA MOVIMENTO NIENTE TERRORISMO MA RITIRARE DL ROMA, 24 OTT - «Non dico che da questo confuso 'movimento' possa rinascere il terrorismo, ma qualche misura l'adotterei». Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga in una lettera aperta al direttore del 'Sole 24 ore'. «La maggioranza - sostiene il senatore a vita - dovrebbe ritirare il decreto Gelmini. Non entro nel merito del provvedimento, ma nel vararlo non sono state tenute in considerazione le reazioni ad esso, che il Pdl non è in grado di contrastare. Terrei in caserma carabinieri e polizia: se qualche deputato o senatore della maggioranza sarà bastonato o si darà fuoco a qualche cassonetto, non sarà un gran male, anzi. Forse Walter Veltroni, disimpegnandosi per un momento dalla campagna pro-Obama, penserebbe un pò alla situazione di casa nostra. Da parte sua, il Pd dovrebbe gestire con forte cipiglio e guidare verso sbocchi costruttivi il 'movimento'; ma per potere fare questo, deve essere credibile. E per essere credibile dovrebbe dare alla manifestazione al Circo Massimo un profilo meno legalitario: qualche automobile bruciata, qualche vetrina sfondata. E qualche carabiniere o poliziotto strattonato, certo servirebbero. E se la situazione precipitasse, ci sarebbe sempre la possibilità che il pacifico 'movimentò prendesse a calci Veltroni o Franceschini o Zanda, e forse allora i democratici aggiusterebbero il tiro. Certo, a Veltroni, a Franceschini e a Zanda, vorrei chiedere un favore: ho ottant'anni, mi facciano risentire giovane, inducano qualche loro adepto a urlare sabato prossimo, o lo facciano loro stessi: »Cossiga boia« e »Cossiga assassino«: gliene sarei infinitamente grato».
Conosci un sito nel quale si parla di anni '70, di lotta armata attraverso un dibattito aperto e democratico? Segnalalo. Sarò lieto di linkarlo tra i siti amici.