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Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato

George Orwell
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Moro: avvocato vittime v.Fani, scommetto manca cassetta n.13 (2)

(ANSA) - ROMA, 13 MAR - Davanti alla Commissione stragi Morucci, anni fa, ha spiegato che le cassette con gli
interrogatori di Moro furono distrutte probabilmente sovraincidendole. E le cassette di via Gradoli sono in molti
passaggi, sovraincise.
Parlando con l'Ansa, l'avvocato spiega perche' sono cosi' interessanti queste cassette e perche' quindi la sua attenzione e i suoi timori di scomparsa riguardano la n. 13 "Nella prima parte vi sono canti rivoluzionari, cosi' come nella seconda parte, ma per alcuni giri l'ufficiale di PG annota: 'voce maschile che parla con compagni per discutere di alcuni articoli'. Si tratta di una evidente sovraincisione. La voce registrata e' una sola, e dal tenore delle parole evidentemente si rivolge a piu' persone; a dei 'compagni'.
Il tema affrontato dalla 'voce maschile' riguarda 'alcuni articoli'. E' da escludere, per ragioni di evidente sicurezza,
che le BR registrassero le loro discussioni".
E se fosse uno stralcio dell'interrogatorio di Moro?
"Moretti - dice l'avvocato Biscotti - non usava il singolare del tipo 'io delle BR', ma 'noi delle BR' e puo' darsi che Moro
rivolgendosi a Moretti e alle Br usasse il plurale. ('Parla/i con i compagni'). La voce registrata e' una sola, altrimenti
l'ufficiale di PG avrebbe scritto piu' voci (piu' persone), il plurale e' riferito a quelli che ascoltano. La discussione 'su
alcuni articoli' e' suggestiva se si pensa che Moretti portava a Moro i ritagli degli articoli di stampa nella 'prigione' e che
in via Gradoli vengono trovati dei giornali del 29-30 aprile con evidenti tagli su articoli riguardanti la vicenda Moro.

E' certo che Moretti per aggiornare Moro su cio' che accadeva fuori gli portava nella 'prigione' solo articoli ritagliati.
Sempre a via Gradoli viene trovato un blocco note (reperto 774) di 12 pagine a quadretti manoscritte delle stesse
dimensioni del quaderno usato da Moro per scrivere il suo memoriale. Inutile ricordare l'importanza dei giorni 29 30 marzo (lettera a Cossiga che per Moro doveva rimanere riservata).

I poteri della Commissione consentono di far analizzare queste audiocassette e ascoltarle e di valutarle appieno anche
rispetto all'ipotesi che ci siano state delle sovraincisioni e sempre se, come temo, la numero 13 non sia scomparsa".

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Caso Moro. Grassi (Pd), acquisite 17 cassette audio registrate tra i reperti di via Gradoli. Dagli atti risulta che non sono mai state ascoltate

“Oggi il presidente della Commissione d’inchiesta sul caso Maro, Giuseppe Fioroni, ha acquisito diciassette cassette audio-registrate ritrovate tra i reperti del covo brigatista di via Gradoli grazie al lavoro della dottoressa Antonia Giammaria, magistrato distaccato presso l’organismo parlamentare. Non risulta da nessun atto giudiziario che il contenuto di queste cassette sia mai stato ascoltato e verbalizzato. Da quel che si conosce dagli atti erano 18 le cassette registrate ritrovate nel covo e mai ascoltate: ad oggi ne manca dunque una. Per il momento le cassette sono dunque nella cassaforte della Commissione, presto ne conosceremo il contenuto e ne valuteremo la sua rilevanza per le nostre indagini”.
Ne dà notizia Gero Grassi, componente della Commissione d’inchiesta sul sequestro e la morte di Aldo Moro.


Comunicato stampa

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Caso Moro. Grassi (Pd), la casa di Senzani era intercettata. I detrattori della Commissione parlamentare siano più cauti


11 marzo 2015 - “E’ emerso dalle recenti acquisizioni della Commissione che la casa del Brigatista Giovanni Senzani, un vero buco nero nella storia dell’eversione rossa, era intercettata. Dagli atti delle inchieste svolte dal procuratore Vigna è emerso che l’ex moglie di Senzani riferì agli investigatori di aver trovato in casa un registratore murato, opera che non era riconducibile a nessuno degli occupanti dell’appartamento. La novità, di cui ha parlato oggi il presidente Fioroni in occasione della interessante audizione del procuratore Tindari Baglioni, potrebbe aiutarci a trovare conferme sulla ‘pista fiorentina’, cioè quella che riconduce nel capoluogo toscano i protagonisti di alto calibro dell’affaire Moro”. Così Gero Grassi, componente della Commissione d’inchiesta sul sequestro e la morte di Aldo Moro, il quale aggiunge: “I detrattori dell’organismo parlamentare farebbero bene ad essere più cauti, perché il caso Moro, purtroppo, non è andato come ci hanno raccontato e scoprire almeno qualche elemento di realtà è nostro dovere”.

Comunicato Stampa.
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