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Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato

George Orwell
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Manlio  25/07/2015, in Nuova Commissione Moro (3657 letture)
E’ una mia impressione o Alessandro Marini è (ri)sparito dalla circolazione?

Tanti anni fa mi sarebbe piaciuto raccogliere la testimonianza di quello che è sempre stato consiedrato il testimone principale dell’agguato di via Fani, il famoso Ing. Alessandro Marini.

Lo chiesi, in una delle tante straordinarie chiacchierate, al caro amico Giuseppe Ferrara che ci aveva lungamente parlato sia in occasione della scrittura della sceneggiatura del suo film “Il caso Moro” sia negli anni successivi.

Nel suo libro “Il caso Moro” (ed. Massari, 2003) aveva dato ampio spazio a quello che secondo lui era stato un testimone più volte minacciato al punto che il capitolo sulla testimonianza dell’ingegnere lo aveva intitolato “Il testimone subornato”. Ricordo anche il particolare dell'Avvocato che lo avvicinò per farlo desistere dal ripeter certe dichiarazioni, avvocato noto per la sua collaborazioni con i Servizi Segreti.

“Magari potessi fartelo conoscere– mi disse – purtroppo è morto prematuramente per una brutta malattia”. L’espressione del viso nascondeva un non so che di tristezza destinata a chi aveva avuto molte sfortune nella vita finendo con l’essere perseguitato dal suo stesso destino.

Ricordo che quando il Procuratore Ciampoli fu ascoltato dalla Nuova Commissione Moro (ed era lo scorso novembre) sobbalzai nel sentire che il famoso Ing. Alessandro Marini era stato riascoltato ed aveva confermato le sue precedenti dichiarazioni. Ciampoli aveva avocato l’inchiesta sulla presenza di una moto Honda in via Fani ed aveva interrogato colui che, dal presunto passaggio di questa moto, avrebbe subito un tentativo di omicidio.

Mi attivai subito per capire se fossi io a ricordare male o se anche altre persone avevano e mie stesse informazioni. Dopo un giro di telefonate conclusi che qualcuno aveva messo in giro questa voce e che la cosa era stata presa molto sul serio se gente del calibro di Ferrara e Flamigni (ne cito solo due per dare l’idea che non si trattava di persone sprovvedute) sapevano della dipartita dalla vita terrena del famoso Ing. Marini.

Tengo a precisare che siamo tutti contenti che egli sia ancora in vita e stia bene, a scanso di equivoci. E che l’argomento di questo post non è la preventiva (falsa) sparizione di un testimone chiave ma di come ritengo incredibile il fatto che dopo ben 8 mesi dall’audizione del dott. Ciampoli, non si sia ancora provveduto alla convocazione di Alessandro Marini.

O meglio. La sua audizione era stata approvata nel mese di febbraio. E sarebbe stato difficile fare altrimenti proprio per la centralità che le sue parole nelle varie sedi che lo hanno ascoltato in 37 anni sono citate una seduta si e l’altra pure!

Ma allora perché non è stato possibile ascoltare, per la prima volta in tempi recenti e dopo le ultime indagini in cui la sua figura è tornata di primo piano, la viva voce del testimone principe di quella tragica mattina del 16 marzo 1978?

Uno strano collegamento mi tocca farlo: poche settimane dopo l’approvazione è uscito il testo “Questi fantasmi” di Gianremo Armeni che ridimensiona notevolmente i ricordi dell’Ing. emersi in tanti anni.

Chi pensa positivo potrebbe ritenere che si stia aspettando l’audizione di Armeni (anch’essa programmata) per poter fare un confronto qualitativo tra queste due facce della stessa medaglia. I maligni, invece, sarebbero autorizzati a pensare che le molte contraddizioni emerse nel “racconto giudiziario” che Armeni ha messo insieme abbiano sconsigliato un po’ tutti dall’andare alla ricerca di qualche figuraccia. Cioè prendere per buone nuove dichiarazioni che nelle carte potrebbero aver già trovato smentita all’epoca.

Qualunque sia la motivazione che ha mosso i Commissari nel non aver ancora dato seguito ad una cosa deliberata dalla loro assemblea, sarebbe troppo chiedere una parola di chiarezza in merito?

Concludo con un’osservazione. La Commissione si chiama “Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro” ma fino ad ora mi sembra che sulla morte si sia dedicato spazio prossimo allo zero. E nel capitolo della morte ci sono anche, e soprattutto, le trattative, le persone dello Stato che hanno avuto un ruolo, i piccoli interessi di bottega eclissatisi dietro il muro della "non trattativa".

Capisco che, cronologicamente e storicamente, prima avvenne il rapimento e solo in un secondo momento si arrivò all’omicidio ma andando avanti di questo passo si rischia di dimezzare gli obiettivi della Commissione per sopraggiunta fine della legislatura. Soprattutto se fosse anticipata…

 

Moro: avvocato vittime v.Fani, scommetto manca cassetta n.13 (2)

(ANSA) - ROMA, 13 MAR - Davanti alla Commissione stragi Morucci, anni fa, ha spiegato che le cassette con gli
interrogatori di Moro furono distrutte probabilmente sovraincidendole. E le cassette di via Gradoli sono in molti
passaggi, sovraincise.
Parlando con l'Ansa, l'avvocato spiega perche' sono cosi' interessanti queste cassette e perche' quindi la sua attenzione e i suoi timori di scomparsa riguardano la n. 13 "Nella prima parte vi sono canti rivoluzionari, cosi' come nella seconda parte, ma per alcuni giri l'ufficiale di PG annota: 'voce maschile che parla con compagni per discutere di alcuni articoli'. Si tratta di una evidente sovraincisione. La voce registrata e' una sola, e dal tenore delle parole evidentemente si rivolge a piu' persone; a dei 'compagni'.
Il tema affrontato dalla 'voce maschile' riguarda 'alcuni articoli'. E' da escludere, per ragioni di evidente sicurezza,
che le BR registrassero le loro discussioni".
E se fosse uno stralcio dell'interrogatorio di Moro?
"Moretti - dice l'avvocato Biscotti - non usava il singolare del tipo 'io delle BR', ma 'noi delle BR' e puo' darsi che Moro
rivolgendosi a Moretti e alle Br usasse il plurale. ('Parla/i con i compagni'). La voce registrata e' una sola, altrimenti
l'ufficiale di PG avrebbe scritto piu' voci (piu' persone), il plurale e' riferito a quelli che ascoltano. La discussione 'su
alcuni articoli' e' suggestiva se si pensa che Moretti portava a Moro i ritagli degli articoli di stampa nella 'prigione' e che
in via Gradoli vengono trovati dei giornali del 29-30 aprile con evidenti tagli su articoli riguardanti la vicenda Moro.

E' certo che Moretti per aggiornare Moro su cio' che accadeva fuori gli portava nella 'prigione' solo articoli ritagliati.
Sempre a via Gradoli viene trovato un blocco note (reperto 774) di 12 pagine a quadretti manoscritte delle stesse
dimensioni del quaderno usato da Moro per scrivere il suo memoriale. Inutile ricordare l'importanza dei giorni 29 30 marzo (lettera a Cossiga che per Moro doveva rimanere riservata).

I poteri della Commissione consentono di far analizzare queste audiocassette e ascoltarle e di valutarle appieno anche
rispetto all'ipotesi che ci siano state delle sovraincisioni e sempre se, come temo, la numero 13 non sia scomparsa".

 


Caso Moro. Grassi (Pd), acquisite 17 cassette audio registrate tra i reperti di via Gradoli. Dagli atti risulta che non sono mai state ascoltate

“Oggi il presidente della Commissione d’inchiesta sul caso Maro, Giuseppe Fioroni, ha acquisito diciassette cassette audio-registrate ritrovate tra i reperti del covo brigatista di via Gradoli grazie al lavoro della dottoressa Antonia Giammaria, magistrato distaccato presso l’organismo parlamentare. Non risulta da nessun atto giudiziario che il contenuto di queste cassette sia mai stato ascoltato e verbalizzato. Da quel che si conosce dagli atti erano 18 le cassette registrate ritrovate nel covo e mai ascoltate: ad oggi ne manca dunque una. Per il momento le cassette sono dunque nella cassaforte della Commissione, presto ne conosceremo il contenuto e ne valuteremo la sua rilevanza per le nostre indagini”.
Ne dà notizia Gero Grassi, componente della Commissione d’inchiesta sul sequestro e la morte di Aldo Moro.


Comunicato stampa

 


Caso Moro. Grassi (Pd), la casa di Senzani era intercettata. I detrattori della Commissione parlamentare siano più cauti


11 marzo 2015 - “E’ emerso dalle recenti acquisizioni della Commissione che la casa del Brigatista Giovanni Senzani, un vero buco nero nella storia dell’eversione rossa, era intercettata. Dagli atti delle inchieste svolte dal procuratore Vigna è emerso che l’ex moglie di Senzani riferì agli investigatori di aver trovato in casa un registratore murato, opera che non era riconducibile a nessuno degli occupanti dell’appartamento. La novità, di cui ha parlato oggi il presidente Fioroni in occasione della interessante audizione del procuratore Tindari Baglioni, potrebbe aiutarci a trovare conferme sulla ‘pista fiorentina’, cioè quella che riconduce nel capoluogo toscano i protagonisti di alto calibro dell’affaire Moro”. Così Gero Grassi, componente della Commissione d’inchiesta sul sequestro e la morte di Aldo Moro, il quale aggiunge: “I detrattori dell’organismo parlamentare farebbero bene ad essere più cauti, perché il caso Moro, purtroppo, non è andato come ci hanno raccontato e scoprire almeno qualche elemento di realtà è nostro dovere”.

Comunicato Stampa.
 

“Una ferita ancora aperta nella storia del nostro Paese, una delle pagine più drammatiche: il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Se ne sono occupati in tanti, dal Parlamento fino al cinema ed ora, la ricostruzione fedele dell'agguato di via Fani, nel corso del quale nel 1978 venne rapito Aldo Moro e furono uccisi gli agenti della sua scorta, contenuta nel film del 2003 «Piazza delle Cinque lune», potrebbe diventare un atto ufficiale. «Chiedo che possa essere acquisita come prova nelle indagini della nuova commissione di inchiesta che indaga sul rapimento e l'assassino del presidente della Democrazia cristiana da parte delle Brigate Rosse», spiega il regista del film, Renzo Martinelli, dal palco de «La Gardesana 2014» l'evento in programma a Desenzano del Garda (Brescia) fino al 5 settembre. Il regista, intervistato da Giovanni Terzi, ha raccontato come la scena dell'attentato sia stata «girata più volte utilizzando tutti gli elementi fotografici e le testimonianze raccolte dalla magistratura». Una ricostruzione, secondo Martinelli, «che smentisce nei fatti la versione ufficiale dell'inchiesta» e risulterebbe più accurata di quella ufficiale ma, spiega Martinelli, «nessuno ci ha mai convocato per analizzare quello che abbiamo provato sul campo». Una nuova commissione si sta attivando per fare luce su quei fatti anche grazie al libro scritto da Ferdinando Imposimato, giudice che seguì il caso Moro. Ed ora, un aiuto per far luce su quella drammatica pagina, potrebbe arrivare anche dal cinema.”
Mi è capitato di leggere questo articolo tratta da una rassegna del 3 settembre scorso sul sito del quotidiano “Il Giornale”.

La ricostruzione del regista Martinelli può avere talmente tanta importanza da dover essere acquisita dai magistrati? In sostanza il regista ritiene che le BR siano state uno strumento eterodiretto che ha accettato di svolgere una parte del lavoro sporco per conto di altri che hanno realmente manipolato l’intera operazione.
Non è una logica a cui ho mai creduto men che meno se debbo rifarmi agli elementi portati nel filmato.

Infatti:


1) non è vero che non ci sia stato alcun tamponamento tra la 128CD brigatista e la FIAT 130 di Moro. A parte gli evidenti segni che sono presenti sulla macchina di Moro quando l’allora trasmissione Mixer l’andò a recuperare dove era custodita, ci sono i testimoni che parlano di un rumore di urto tra lamiere prima dell’inizio degli spari
2) la persona sul lato destro della strada che avrebbe sparato con una pistola su Leonardi colpendolo sulla spalla destra (quindi alle spalle) è una fantasia in quanto gli unici colpi di pistola sono repertabili in prossimità dei due autisti
3) l’arma del fantomatico super killer (ne dimostro l’inesistenza in questo articolo su AgoraVox) non avrebbe sparato dal punto in cui lo colloca Martinelli ma da tutt’altra parte
4) non c’è nessun riferimento a quello che io ritengo essere il vero problema di via Fani e, cioè, lo sparatore dal cancelletto superiore che spara verso Jozzino con un’arma mai repertata (dalla canna molto usurata che non ne permette con certezza l’individuazione) e che sale a bordo della famosa Honda. A questo proposito ho già scritto questa riflessione

Ho l’impressione che troppe imprecisioni non facciano altro che perseguire la machiavellica strategia del “mischia sempre lo vero con lo falso acciocchè nessuno sappia più quale è lo vero e quale è lo falso”. Facendo il gioco di chi vuol continuare a mischiare le carte allontanando la ricerca verso improbabili piste.

 

COMMISSIONE MORO. GRASSI SCRIVE ALLA PRESIDENTE BOLDRINI.
(ANSA) - ROMA, 9 SET

"E' preoccupante e incomprensibile il rinvio dell'insediamento della Commissione bicamerale d'inchiesta sul caso Moro, conseguenza del comportamento di alcuni Gruppi che non hanno ancora indicato le proprie designazioni". Lo scrive in una lettera alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, il vicepresidente dei deputati Pd Gero Grassi. "Abbiamo ventiquattro mesi di tempo per poter coordinare e sintetizzare le piu' recenti novita' e per dare impulso a nuove indagini che possano contribuire a fare verita' su questo delitto politico. Il ritardo di alcuni gruppi nel fornire le indicazioni richieste e consentire ai Presidenti di entrambe le Camere di procedere alla nomina dei componenti di questo organismo - aggiunge Grassi - e' grave perche' costituisce un' omissione istituzionale, visto che non consente l'avvio dei lavori della commissione, istituita con legge dello Stato". Il rallentamento invia al Paese un messaggio negativo: il disinteresse o, peggio, l'ostruzionismo da parte di alcuni nei confronti di questa iniziativa che invece, ha bisogno di avere un'opinione pubblica concorde e consapevole dei nostri sforzi, a tanti anni di distanza dei fatti. A fronte della legge approvata a maggio, siamo a settembre e la Commissione non ha ancora potuto avviare i propri lavori. E' oggettivamente un pessimo segnale che La prego davvero di contrastare sollecitando i gruppi politici a dare seguito alle loro responsabilita' o mettendo in atto i suoi poteri sostitutivi di designazione".

E' questo il testo della lettera spedita da Gero Grassi (deputato PD promotore della istituzione di una nuova Commissione d'Inchiesta sul caso Moro) a Laura Boldrini (Presidente della Camera) per sollecitare l'attuazione di quanto già deliberato dall'assemblea.

E voi che ne pensate? Siete favorevoli alla nuova Commissione? Perchè?

Questo ritardo a cosa è attribuibile? Ostruzionismo o scarso interesse?


 
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