Immagine
 
 
"
Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato

George Orwell
"
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Manlio  13/09/2014, in Pensieri liberi (2126 letture)

Leggo di un incontro/dibattito avvenuto un paio di giorni fa in cui, con la moderazione del giornalista Giovanni Fasanella, due ex si sono trovati a parlare del loro passato. Due ex, però, di opposta estrazione e che negli anni ’70 si trovavano da parti opposte della barricata: Alberto Franceschini (fondatore e leader delle BR) e Mario Mori (generale dei Carabinieri che alle BR dava la caccia). >leggi l'articolo tratto dal sito Panorama d'Italia<


Una prima riflessione che mi viene in mente è come mai non si sia levato il solito coro di disapprovazione in quanto, seppur accompagnato da un esponente delle istituzioni, sempre di ex brigatista si tratta e, in questi casi, consiglieri comunali e politicanti di ogni genere riescono ad ottenere il proprio minuto di visibilità inveendo contro un assassino, il suo diritto di parola e contro chi ha osato dargli voce.


C’è da dire che questa pratica, mediaticamente parlando, funziona, se è vero che qualcuno ha pensato di portarla ai massimi livelli inneggiando ad un “Fuori le BR dalle Procure”. Ma siamo in Italia e se la cultura su quegli anni è poca l’ignoranza, invece, è tanta. Ed aumenta sempre di più.

Una prova la trovo proprio nel tono dell’articolo (descritto quasi come un ritrovo tra due leader politici opposti che si sono fronteggiati nella conduzione di un Paese) e nelle considerazioni che vi sono presenti.

“Franceschini contribuì a fondare le Br con Renato Curcio e Mario Moretti e fu incarcerato dagli uomini di Mori prima di macchiarsi di fatti di sangue.”

Non è la prima volta che sento questa atrocità che è figlia del pensiero dietrologico che vedrebbe i primi brigatisti come buoni e ingenui Robin Hood che mai e poi mai si sarebbero macchiati dei crimini commessi dopo che l’Organizzazione fu decapitata proprio di Franceschini e dell’altro leader Renato Curcio.

Niente di più falso, per almeno due motivi:

  • la linea di sviluppo dell’attacco allo Stato, la formulazione del SIM, della DC come nemico numero uno da abbattere attraverso i suoi uomini di spicco, la diede proprio Renato Curcio (“vecchia guardia” per così dire) nella primavera del 1975, nel suo breve periodo di libertà dopo l’evasione dal carcere di Casale Monferrato. Quindi dire che le BR successive siano state, dal punto di vista politico e del salto di qualità nella lotta, una cosa diversa è errato
  • proprio Alberto Franceschini è stato tra coloro che in carcere ha più ferocemente condotto la lotta sia verso coloro che si pentivano o fossero solo in odore di pentimento, sia nei confronti dei compagni fuori allorché, al momento della scissione tra Partito della Guerriglia e Partito Comunista Combattente, si schierò con l’astro nascente Giovanni Senzani che fu protagonista dell’ultima stagione brigatista, un insensato precipitare in una spirale di crimini senza senso e fini a se stessi.

La storia delle BR è una storia collettiva, un’insurrezione dove non è possibile distinguere tra chi guidava un’auto, offriva riparo a latitanti, consegnava lettere o produceva documenti falsi e procurava armi. Una storia che ne ha visti i leader esserne responsabili al 100% dall’inizio alla fine. 


Qualcuno obietterà: “Ma se uno era in carcere come faceva a contrastare, ad esempio, la decisione di rapire Aldo Moro massacrando la sua scorta?”. Vero, in parte. Perché anche stando in carcere, nessuno dei leader ha mai esternato una condanna. Curcio, in rappresentanza degli altri che in quel momento erano ancora sotto un unico “partito armato”, dopo l’uccisione di Moro ebbe parole molto dure, seppure frutto di una citazione di Lenin. E Franceschini era al suo fianco, era l’altro generale brigatista.

Non se ne esce da questo drammatico periodo della nostra storia applicando le semplificazioni algebriche per ridurre le responsabilità, ma capendo realmente cosa successe, al di la delle facili e comode dietrologie che spostano il problema su un altro terreno


Non più una società che ha portato una parte non marginale di una generazione a volere una società più giusta (e questo è lecito) ritenendo che non si potesse che percorrere la strada della violenza (e fu questo l’errore) perché ciò che si voleva non erano nuove regole nella società in cui vivevano ma una nuova società che partisse dall’abbattimento di quella esistente. 

Ma la più rassicurante immagine di una società buona e giusta nella quale forze esterne (per lo più straniere ed in genere i cattivi russi o americani a seconda del punto di vista) hanno voluto disturbare il nostro benessere agitando le nostre giovani generazioni attraverso presunti agenti segreti.


Riuscendo, in questo insabbiamento, a perseguire un altro importante risultato: inseguendo improbabili piste si riesce a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli indicibili segreti dello Stato che potrebbero, almeno in parte, emergere dalle carte di prossima desecretazione.


Articolo (p)Link Commenti Commenti(20)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

“Una ferita ancora aperta nella storia del nostro Paese, una delle pagine più drammatiche: il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Se ne sono occupati in tanti, dal Parlamento fino al cinema ed ora, la ricostruzione fedele dell'agguato di via Fani, nel corso del quale nel 1978 venne rapito Aldo Moro e furono uccisi gli agenti della sua scorta, contenuta nel film del 2003 «Piazza delle Cinque lune», potrebbe diventare un atto ufficiale. «Chiedo che possa essere acquisita come prova nelle indagini della nuova commissione di inchiesta che indaga sul rapimento e l'assassino del presidente della Democrazia cristiana da parte delle Brigate Rosse», spiega il regista del film, Renzo Martinelli, dal palco de «La Gardesana 2014» l'evento in programma a Desenzano del Garda (Brescia) fino al 5 settembre. Il regista, intervistato da Giovanni Terzi, ha raccontato come la scena dell'attentato sia stata «girata più volte utilizzando tutti gli elementi fotografici e le testimonianze raccolte dalla magistratura». Una ricostruzione, secondo Martinelli, «che smentisce nei fatti la versione ufficiale dell'inchiesta» e risulterebbe più accurata di quella ufficiale ma, spiega Martinelli, «nessuno ci ha mai convocato per analizzare quello che abbiamo provato sul campo». Una nuova commissione si sta attivando per fare luce su quei fatti anche grazie al libro scritto da Ferdinando Imposimato, giudice che seguì il caso Moro. Ed ora, un aiuto per far luce su quella drammatica pagina, potrebbe arrivare anche dal cinema.”
Mi è capitato di leggere questo articolo tratta da una rassegna del 3 settembre scorso sul sito del quotidiano “Il Giornale”.

La ricostruzione del regista Martinelli può avere talmente tanta importanza da dover essere acquisita dai magistrati? In sostanza il regista ritiene che le BR siano state uno strumento eterodiretto che ha accettato di svolgere una parte del lavoro sporco per conto di altri che hanno realmente manipolato l’intera operazione.
Non è una logica a cui ho mai creduto men che meno se debbo rifarmi agli elementi portati nel filmato.

Infatti:


1) non è vero che non ci sia stato alcun tamponamento tra la 128CD brigatista e la FIAT 130 di Moro. A parte gli evidenti segni che sono presenti sulla macchina di Moro quando l’allora trasmissione Mixer l’andò a recuperare dove era custodita, ci sono i testimoni che parlano di un rumore di urto tra lamiere prima dell’inizio degli spari
2) la persona sul lato destro della strada che avrebbe sparato con una pistola su Leonardi colpendolo sulla spalla destra (quindi alle spalle) è una fantasia in quanto gli unici colpi di pistola sono repertabili in prossimità dei due autisti
3) l’arma del fantomatico super killer (ne dimostro l’inesistenza in questo articolo su AgoraVox) non avrebbe sparato dal punto in cui lo colloca Martinelli ma da tutt’altra parte
4) non c’è nessun riferimento a quello che io ritengo essere il vero problema di via Fani e, cioè, lo sparatore dal cancelletto superiore che spara verso Jozzino con un’arma mai repertata (dalla canna molto usurata che non ne permette con certezza l’individuazione) e che sale a bordo della famosa Honda. A questo proposito ho già scritto questa riflessione

Ho l’impressione che troppe imprecisioni non facciano altro che perseguire la machiavellica strategia del “mischia sempre lo vero con lo falso acciocchè nessuno sappia più quale è lo vero e quale è lo falso”. Facendo il gioco di chi vuol continuare a mischiare le carte allontanando la ricerca verso improbabili piste.

Articolo (p)Link Commenti Commenti(1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

COMMISSIONE MORO. GRASSI SCRIVE ALLA PRESIDENTE BOLDRINI.
(ANSA) - ROMA, 9 SET

"E' preoccupante e incomprensibile il rinvio dell'insediamento della Commissione bicamerale d'inchiesta sul caso Moro, conseguenza del comportamento di alcuni Gruppi che non hanno ancora indicato le proprie designazioni". Lo scrive in una lettera alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, il vicepresidente dei deputati Pd Gero Grassi. "Abbiamo ventiquattro mesi di tempo per poter coordinare e sintetizzare le piu' recenti novita' e per dare impulso a nuove indagini che possano contribuire a fare verita' su questo delitto politico. Il ritardo di alcuni gruppi nel fornire le indicazioni richieste e consentire ai Presidenti di entrambe le Camere di procedere alla nomina dei componenti di questo organismo - aggiunge Grassi - e' grave perche' costituisce un' omissione istituzionale, visto che non consente l'avvio dei lavori della commissione, istituita con legge dello Stato". Il rallentamento invia al Paese un messaggio negativo: il disinteresse o, peggio, l'ostruzionismo da parte di alcuni nei confronti di questa iniziativa che invece, ha bisogno di avere un'opinione pubblica concorde e consapevole dei nostri sforzi, a tanti anni di distanza dei fatti. A fronte della legge approvata a maggio, siamo a settembre e la Commissione non ha ancora potuto avviare i propri lavori. E' oggettivamente un pessimo segnale che La prego davvero di contrastare sollecitando i gruppi politici a dare seguito alle loro responsabilita' o mettendo in atto i suoi poteri sostitutivi di designazione".

E' questo il testo della lettera spedita da Gero Grassi (deputato PD promotore della istituzione di una nuova Commissione d'Inchiesta sul caso Moro) a Laura Boldrini (Presidente della Camera) per sollecitare l'attuazione di quanto già deliberato dall'assemblea.

E voi che ne pensate? Siete favorevoli alla nuova Commissione? Perchè?

Questo ritardo a cosa è attribuibile? Ostruzionismo o scarso interesse?


Articolo (p)Link Commenti Commenti(3)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1

Vuoto a perdere
Se vuoi saperne di più sul libro, sui contenuti e altro materiale sul 'caso Moro'

 


Vuoto a perdere [Digital Edition]
Tutto un altro progetto

Titolo
Approfondimenti (11)
Articoli (2)
Attualita' (1)
Attualità (90)
Attualità (1)
Dal libro (1)
Eventi (7)
Giudiziario (5)
Interviste (21)
Libri (5)
Nuova Commissione Moro (6)
Pensieri liberi (12)
Politica (2)
Presentazioni (1)
Recensioni (1)
Storia (9)

Catalogati per mese:
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Domenico, credo di aver risposto ai tuoi...
17/07/2018 @ 10:27:14
Di Manlio2
Secondo alcuni lettori, io sarei stato c...
17/07/2018 @ 10:11:40
Di Manlio2
"Siamo andati, io e mia sorella, dal mar...
17/08/2017 @ 10:37:32
Di Massimo


Cerca per parola chiave
 

< dicembre 2018 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
           

Titolo
Chiudere gli 'anni di piombo'?

 Sono già chiusi
 Non possono essere chiusi
 E' necessario chiudere
 Non so

Titolo
Al momento ... vuoto


Titolo
Conosci un sito nel quale si parla di anni '70, di lotta armata attraverso un dibattito aperto e democratico? Segnalalo. Sarò lieto di linkarlo tra i siti amici.