Immagine
 
 
"
Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato

George Orwell
"
 

ATTENZIONE: NON E' UNA NUOVA EDIZIONE

A tutti i lettori di "Vuoto a perdere Digital Edition" e "Vuoto a perdere" edizione I (2007) e II (2008).

Il libro dalla copertina che vedete qui a fianco NON E' UN AGGIORNAMENTO DELLE PRECEDENTI EDIZIONI ma una semplice ristampa effettuata dal vecchio editore non più in possesso dei diritti di stampa e vendita che ha solo effettuato un cambio di copertina e di collana.

Ecco i dati delle versioni del libro assolutamente identiche:

Collana: Astrolabio 17
Categoria: Saggistica/storia
Pagine: 608
ISBN: 978-88-497-0442-6
Pubblicazione: maggio 2007/aprile 2008
€ 24,00
Collana: Entropie 67
Categoria: Saggistica/storia
Pagine: 608
ISBN: 978-88-497-1009-0
Pubblicazione: maggio 2016
€ 25,00

Si tratta della stessa, identica versione. Prima di spendere inutilmente 25€, controllate questi dati.

Grazie

Manlio Castronuovo

 


\\ Home Page : Articolo
Intervista a Tommaso Fera e Giuliano Boraso
Di Manlio  25/04/2007 in Interviste

1) Come nasce l’idea di un sito sulle BR?

Tommaso Fera: Il sito nasce quasi per caso, nel momento in cui anni fa per pura passione e curiosità iniziai a fare ricerche su internet sulle Br. Mi trovai di fronte a poche informazioni, quasi nessun documento, difficoltà nello scegliere libri sull’argomento. Da qui l’idea di creare questo “spazio”. Inizialmente come semplice bacheca per i miei appunti, poi − notando l’interesse che il sito riscuoteva − decidemmo di fare qualcosa di meglio strutturato e funzionale.

2) Vi è mai capitato di essere definito “il sito delle Br”?

T. F.: Purtroppo sì. Il sequestro del sito fu presentato all’opinione pubblica proprio come la chiusura di un “sito delle Br” o, nella migliore delle ipotesi, come sito “filo brigatista”. E ancora oggi capita di ricevere mail di questo tono, anche se più raramente rispetto a qualche anno fa. La cosa naturalmente ci infastidisce e non poco. Basterebbe veramente una lettura anche sommaria del sito per capire che ci si trova di fronte esclusivamente ad un sito storico.

3) Il caso Moro occupa un grande spazio all’interno dei contenuti del sito. Ovviamente quando si parla di BR si parla soprattutto di caso Moro. Quale è la vostra opinione su quella vicenda?

Giuliano Boraso: Incontro sempre un gran disagio quando qualcuno mi chiede un parere sulla vicenda del sequestro-omicidio di Aldo Moro. Prima di tutto perché non credo di possedere gli strumenti necessari per dare una risposta sensata alla domanda. E in secondo luogo perché tali e tanti sono i contributi che la storiografia sull’argomento ha offerto che mi sembra sempre di ripetere cose già dette e ridette all’infinito. L’unica cosa che mi sento di dire è che trovo deprimente che il dibattito storiografico su una vicenda così importante per la storia recente del Paese si sia ridotta a una sorta di regolamento di conti tra “dietrologi” e… qual è il contrario di “dietrologo”? “Avantista”? “Avantologo”? Insomma, alla fine tutto si riduce sempre alla formula di un derby calcistico, e la cosa mi riempie di amarezza. Viene detto tutto e il contrario di tutto, con il risultato di creare un assordante rumore mediatico che riduce al grado zero la trasmissione di contenuti.

4) Hai scritto un libro “Mucchio selvaggio” molto approfondito e tra i pochi che ha parlato dell’organizzazione PL, spesso pensata minore, ma che in realtà non era meno importante delle BR. Per quale motivo un libro su PL e quale è stato il tuo approccio?

G. B.: La tua domanda contiene già parte della risposta: abbiamo pensato a un libro su Prima Linea appunto perché la storia di PL rappresentava e rappresenta ancora una strana anomalia nell’ambito della bibliografia dedicata agli anni di piombo, un vuoto storiografico difficilmente comprensibile in un Paese in cui si parla e si scrive di tutto. E questo vale sia per la memorialistica degli ex militanti (così scarna rispetto a quella degli ex brigatisti), sia per i contributi storico-giornalistici. Eppure PL, sia per numero di militanti che per estensione del proprio bacino di influenza e raccolta, sia per il suo attivismo militare, ha rappresentato qualcosa di importante nello scenario della lotta armata della seconda metà degli anni Settanta.

Inoltre la storia di Prima Linea, forse più e meglio di quella delle Br, permette di capire il filo rosso che unisce una fetta importante della storia della sinistra extraparlamentare (con particolare riferimento a Lotta continua) all’esperienza della lotta armata. E forse, a ben vedere, sta proprio qui la ragione prima di quella specie di amnesia storiografica che ha caratterizzato la rivisitazione della storia di PL.

5) Il fondatore di PL, Sergio Segio, ha duramente attaccato il tuo libro sia in occasione di interviste che all’interno del suo nuovo lavoro pubblicato da Rizzoli. Vuoi spiegare quali motivi erano alla base della sua critica?

G. B.: Qui mi metti in crisi: tali e tante, e così veementi, sono state le critiche di Segio che non so nemmeno da dove iniziare. Facciamo prima a dire che all’ex comandante Sirio del mio libro ha fatto schifo tutto: la ricostruzione storica, il linguaggio, l’interpretazione, l’approccio eccetera. Una cosa tengo a dirla: al suo posto avrei probabilmente reagito alla stessa maniera, magari cercando di alleggerire i toni, ma mantenendo inalterati i contenuti. Non perché dal mio punto di vista le opinioni di Segio siano condivisibili (non sono arrivato ancora a questo livello di autolesionismo). Ma perché anche quel tipo di reazione rientra all’interno di un modo d’essere che, al di là degli anni che passano, è difficile togliersi di dosso. Quella storia ci appartiene, dice Segio, è tocca a noi raccontarla. Non esiste che a farlo sia il primo, anonimo pischello che ha la fortuna di farsi ascoltare da un editore.

6) In tanti anni online con il sito, quale il più grande insegnamento che avete ricevuto e quale la più grande delusione?

G. B.: Questa, al contrario della precedente, è facile.

Delusione: leggere ancora qualche mail che ci accusa di essere filo-brigatisti, terroristi, e via dicendo. Insomma, constatare che in Italia, nel 2007, la piaga dell’analfabetismo è ancora diffusa. Basterebbe leggere le poche righe contenute nella pagina “Info” del sito per capire chi siamo e le ragioni della nostra presenza in Rete.

Insegnamento: che esistono tante persone con una voglia di conoscenza insoddisfatta per ciò che riguarda la storia recentissima del Paese. Che l’istituzione scolastica continua a ignorare questa richiesta di conoscenza, anche e soprattutto a livello universitario. Che c’è tanta passione in giro, e voglia di capire, conoscere, confrontarsi, al di là e contro l’informazione preconfezionata che gira nei media tradizionali.

T. F.: Condivido in pieno, non credo ci sia altro da aggiungere. Si va avanti e si lavora al sito proprio perché spinti da queste richieste di conoscenza.

7) Parliamo del sequestro del sito da parte della Polizia Postale di Milano. È come se la Polizia sequestrasse la casa di un privato perché qualcuno ha imbratta il suo muro con scritte inneggianti la lotta armata…

T. F.: Quella del sequestro è stata nel bene o nel male un evento che ci ha insegnato qualcosa. Mia opinione personale è che se il sito avesse avuto un nome diverso e fosse stato meno popolare a nessuno sarebbe venuto in mente un operazione del genere. Il sequestro credo sia stato semplicemente un “segno”. L’opinione pubblica andava in qualche modo rassicurata, bisognava dimostrare che qualcosa si stava facendo (non dimentichiamo che il sito fu chiuso una settimana dopo il delitto Biagi e i pochi risultati ottenuti nel combattere le “nuove Br” dopo l’omicidio D’Antona era sotto gli occhi di tutti). Interessanti sono state anche le reazioni alla notizia del sequestro: mentre la carta stampata perseverava sul filone “sito delle Br” nella Rete ci fu una vera e propria rivoluzione, arrivando a considerare il sequestro una vera e propria opera di censura.

8) Due sono le polemiche (relative agli anni della lotta armata) che hanno caratterizzato questi ultimi mesi: la nomina di ex militanti ad incarichi istituzionali e il presunto voler tappare la bocca, da parte dei media, alle famiglie delle vittime in favore di grande risonanza per le esternazioni degli ex. Cosa ne pensate?

G. B.: Per ciò che riguarda il primo punto, la nomina di ex militanti ad incarichi istituzionali, penso che non si debba usare la categoria giusto/sbagliato, ma qualcosa che gli si avvicina. In casi come questo parlerei di opportunità/inopportunità, o se preferisci userei una categoria di giudizio che in Italia è sempre stata storicamente sbeffeggiata: la categoria del senso del pudore, del limite dettato dalle circostanze. Niente in contrario, quindi, al Renato Curcio che spiega agli studenti dell’università di Lecce il senso del suo attuale (e straordinario) lavoro di ricerca, o la sua esperienza di ex militante. Niente in contrario a una Susanna Ronconi che si rimette in gioco, spende la professionalità di operatrice nel campo della tossicodipendenza e del disagio giovanile e la mette al servizio di una struttura pubblica.

A me quello che non va giù sono altre cose, del tutto diverse: le provocazioni, le forzature, quella continua voglia di protagonismo che prima trovava sbocco nell’uso delle armi e ora opta per altre vie, istituzionali, legalitarie. Non mi va giù il presenzialismo elevato a ragione di vita, atteggiamento che ho purtroppo riscontrato in alcuni santoni della lotta armata riciclati nelle vesti di opinionisti e guru mediatici.

9) Quali i progetti futuri per brigaterosse.org?

G. B.: Il nostro non è tanto un progetto, quanto un sogno: creare un gruppo di lavoro stabile, affiatato, per allargare il progetto e creare un vero e proprio centro di documentazione sulla storia degli anni Settanta che vada ben oltre l’esperienza dei gruppi armati. Ci pensiamo da tempo, ma incontriamo grandi difficoltà dovute al poco tempo a disposizione e alle limitate risorse a cui possiamo fare affidamento con costanza. Spero che col tempo qualcosa si possa muovere in questa direzione.

10) C’è un modo per chiudere con quegli anni, scoprire tutta la verità e voltare pagina?

G. B.: No, a mio parere non c’è. Almeno per il momento e per i prossimi due decenni. Troppi ancora i ricatti in gioco, troppe potenziali vittime di queste estorsioni sono ancora in vita, non c’è speranza di arrivare a breve a un punto fermo. Il dibattito sugli anni Settanta e sulla violenza politica che li ha attraversati è ancora ostaggio di una voglia di regolare i conti che ne altera e distorce i contenuti.

Articolo Articolo Commenti Commenti (0) Storico Storico Stampa Stampa    Bookmark and Share  

Vuoto a perdere
Se vuoi saperne di più sul libro, sui contenuti e altro materiale sul 'caso Moro'

 


Vuoto a perdere [Digital Edition]
Tutto un altro progetto

Titolo
Approfondimenti (11)
Articoli (2)
Attualita' (1)
Attualità (90)
Attualità (1)
Dal libro (1)
Eventi (7)
Giudiziario (5)
Interviste (21)
Libri (5)
Nuova Commissione Moro (6)
Pensieri liberi (12)
Politica (2)
Presentazioni (1)
Recensioni (1)
Storia (9)

Catalogati per mese:
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Domenico, credo di aver risposto ai tuoi...
17/07/2018 @ 10:27:14
Di Manlio2
Secondo alcuni lettori, io sarei stato c...
17/07/2018 @ 10:11:40
Di Manlio2
"Siamo andati, io e mia sorella, dal mar...
17/08/2017 @ 10:37:32
Di Massimo


Cerca per parola chiave
 

< agosto 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             

Titolo
Chiudere gli 'anni di piombo'?

 Sono già chiusi
 Non possono essere chiusi
 E' necessario chiudere
 Non so

Titolo
Al momento ... vuoto


Titolo
Conosci un sito nel quale si parla di anni '70, di lotta armata attraverso un dibattito aperto e democratico? Segnalalo. Sarò lieto di linkarlo tra i siti amici.