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La pensione INPS č per chi ha versato i contributi...
Di Manlio (del 18/01/2009 @ 21:32:26, in Attualitā, linkato 5349 volte)
Ieri a Pesaro al centro sociale Oltrefrontiera, Renato Curcio ha tenuto una conferenza per parlare di  migranti e "dannati del lavoro" >Leggi<

Inaspettatamente l'ex fondatore delle Brigate Rosse ha finito per parlare di un problema personale: la pensione richiesta e negata dall'INPS.

"Eppure - ha aggiunto - io ho lavorato nei vari carceri, ma risulta che non sono stati versati contributi adeguati. Quindi non avrò mai un assegno pensionistico. E non ho diritto nemmeno alla pensione sociale, di povertà per intenderci, perché sono sposato e mia moglie ha un reddito. Quindi, non ho diritto a nulla".
C'è un piccolo particolare che non torna

Detta così, la frase, sembrerebbe una sorta di lamentela/richiesta di aiuto che l'ex brigatista ha indirizzato nei confronti dello Stato. Ma le cose non stanno così perchè Curcio non ha sollevato la questione di sua volontà, bensì in risposta ad una domanda ironica-provocatoria del giornalista Damiani del Resto del Carlino che aveva chiesto: "Scusi Curcio, non sarebbe il momento che se ne andasse in pensione?". Con la sua risposta Curcio, evidentemente, ha voluto replicare al cronista, utilizzando a sua volta  una provocazione.

Ma la stampa si è limitata a riportare l'esternazione decontestualizzata. Il che, a mio avviso, è strumentalizzazione finalizzata allo scoop.


Immediata la replica di Lorenzo Conti, figlio del Sindaco Lando Conti assassinato dalle BR nel 1986. In una lettera fatta pervenire a diversi organi di stampa >Leggi< Conti ha duramente criticato le parole di Curcio arrivando ad impegnarsi ad abbandonare l'Italia qualora l'INPS dovesse riconoscere al brigatista una pensione che, secondo Conti, sarebbe negata a molti familiari delle vittime.

Al di là dell'esprimere a Lorenzo Conti tutta la solidarietà per una condizione di vittima che non ha scelto e che si trova a  "pagare" per colpe non sue da oltre 20 anni, credo siano legittime alcune "lucide e realistiche considerazioni".

La pensione INPS è un calcolo puramente matematico che si basa su un principio trasparente ed inequivocabile. "Mi dai tanto, ti restituisco tanto".
Nell'erogare una pensione maturata a seguito di un certo numero di anni di contributi, non mi risulta che l'INPS sia tenuta a dover effettuare delle valutazioni di natura qualitativa. E non mi risulta neppure che ad una persona condannata, se è in possesso dei requisiti contributivi, debba essere negata la pensione. Penso ai vari condannati nell'era tangentopoli e, ad esempio a Toni Negri, che percepisce la pensione da Professore universitario.

La risposta alla domanda se la dà lo stesso Curcio quando dice che non risulta siano stati versati contributi adeguati. Se così non fosse stato, mi spiace per Conti e per tutti coloro che si sentirebbero traditi, l'INPS non avrebbe che potuto riconoscere a Curcio lo status di pensionato ed erogargli un vitalizio proporzionale ai suoi versamenti.

Piuttosto mi sembra che Curcio abbia sollevato un problema che interessa la generazione dei 30enni di oggi  e che diventerà una bomba sociale tra 20-30 anni. In quanti arriveranno all'età pensionabile e si vedranno rispondere dall'INPS che "non sono stati versati contributi adeguati"?

La stessa osservazione l'ha fatta all'ADNKronos il generale Umberto Rocca, ferito ad un braccio ed un occhio nel conflitto a fuoco del 5 giugno del '75 alla Cascina Spiotta quando fu liberato Vittorio Vallarino Gancia prigioniero delle Br. Rocca, però, poi aggiunge che "uno come Curcio, che ha un così grande debito verso l'intera collettività, non può certo rivendicare crediti dallo Stato. Ma stiamo scherzando?".
No caro Rocca, non si tratta di scherzare, ma di precisare che il debito penale con la società, Curcio l'ha scontato e non mi sembra che l'INPS (e quindi lo Stato) utilizzi criteri morali nell'attribuzione delle pensioni. Non credo sia questa la strada per superare quegli anni e far si che a nessun giovane venga oggi in mente di emulare le gesta del "giovane Curcio".
Una strada, sarebbe, ad esempio, far uscire una volta per tutte il nome del brigatista che era presente alla Spiotta quel 5 giugno '75 e che non ha mai pagato per quel sequestro e per l'omicidio dell'appuntato D'Alfonso. Dal loro resoconto (l'allora Tenete Rocca e l'allora appuntato Barberis) sembrerebbe che l'abbiano ben visto in faccia e da vicino, tanto da descriverlo come "un uomo sui trent'anni, alto 1,75, distinto, viso emaciato". Possibile sia ancora senza nome? Possibile non sia stato riconosciuto dai due Carabinieri in nessuna foto segnaletica dei brigatisti noti?

Per finire, una considerazione su una richiesta di Lorenzo Conti: la verità storica.
Bene, anzi benissimo, mi verrebbe da dire. Ma ho paura che la conoscenza della verità storica, di ciò che è realmente successo in quegli anni di "sovranità zero", di guerra fredda e di operazioni militari illegali (penso alla Gladio all'estero), dipenda poco dalle parole di chi ha portato avanti un progetto di lotta armata e molto di più dal sapere realmente quale sia stato il ruolo che gli apparati dello Stato hanno avuto in quelle vicende. Non dimentichiamo le parole dello stesso Curcio "sorta di complicità tra noi e i poteri, cose che tutti sappiamo ma che noi non abbiamo il coraggio e le prove per dirle".
Non mi risulta che qualche istituzione si sia avventurata in improbabili smentite.

Io credo che, per prendere in prestito le lucide missive di Aldo Moro, "le cose saranno chiare. Saranno chiare presto.