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Pulpiti e prediche di giornaliste(?) teofon
Di Manlio (del 12/04/2010 @ 17:32:05, in Recensioni, linkato 1699 volte)
Come molti di voi già sapranno, lo scorso 16 marzo è uscito per >Nutrimenti< un lavoro scritto a quattro mani con l’amico Romano Bianco, giornalista con il quale condivido la passione per la vicenda Moro, conosciuto proprio in occasione dell’uscita della prima edizione di “Vuoto a perdere” quando in tanti mi contattarono sia per congratularsi (bontà loro) sia per propormi di condividere idee ed esperienze.

Poco prima dell’uscita in libreria, Famiglia Cristiana ha dedicato un piccolo spazio per annunciare la novità ai suoi lettori >Leggi<. Non si è trattato di una semplice recensione con delle critiche. A chiamare le cose con il proprio nome si è trattato di un vero “utilizzo privato di mezzo pubblico” in quanto la giornalista (?) che l’ha firmato in realtà ha pensato solo ed esclusivamente a muovere un attacco personale nei miei confronti.


E dire che non la conosco nemmeno e che non ho mai avuto modo di parlarci neppure indirettamente.


Dimenticando con premeditazione che il libro è co-firmato, la TEOFON annachiaravalle (giornalista fondamentalista cattolica, i fondamentalisti evidentemente non sono un’esclusiva islamica…) dedica i primi righi a descrivermi come “consulente d’azienda con il pallino degli scoop. Un Marketing manager che ha deciso di dedicare il suo tempo libero al mistero Moro”.
E perché la signora (o signorina) annachiaravalle ha fatto finta di dimenticare il co-autore? Semplice, perché è un giornalista, e non è elegante criticare un collega. Questo è il vantaggio di essere una casta, anche se oggi quella dei giornalisti somiglia molto di più a una cricca, ma questo è un altro discorso.

Potete ammirare lo stile e la professionalità di questa giornalista che nel suo pezzo sul nostro libro ha fatto suo uno dei sette Vizi Capitali, l’invidia, a questi > 1 < > 2 < > 3 < > 4 < > 5 <. E poiché non voglio utilizzare questo spazio per annoiarvi, potete leggere la mia risposta integrale >qui<.

In questo post mi limito a sottolineare che:

a) il pallino dello scoop? Non mi faccia ridere annachiaravalle
Le ricordo il significato del termine “Linguaggio giornalistico – la pubblicazione in esclusiva di una notizia inaspettata e particolarmente importante” (Devoto-Oli). Le ricordo che è un concetto tipico del suo mondo, di quel mondo che non esita a speculare sul plastico di Cogne o della casa di Brenda in via Gradoli. Non mi appartiene. Del mio precedente lavoro tutto si può dire fuorché sia stato concepito o promosso sotto la logica dello scoop. Contiene analisi accurate di fatti noti ma sottovalutati o volutamente dimenticati (spesso in malafede) da tanti suoi colleghi. E non è un caso se il Sen. Pellegrino ha elogiato molto quel tipo di approccio definendo la mia analisi proprio su via Fani, in più di un’occasione, la più completa ed attendibile sino ad ora fatte. Mi spiace per lei, ma non sono un contrabbandiere di argento falsificato (dalle mie parti si chiamano scangiargentu). Mi piace solo raccontare i fatti e analizzarli guardandoli da più punti di vista possibile senza ingannare o fuorviare il lettore. Questo perchè non sono un giornalista come lei. E per fortuna non lo è neppure Romano.

b) il biglietto cui lei fa riferimento è stato da me erroneamente attribuito, a causa della fretta, a Valerio Morucci. L’errore fa parte di una banale didascalia che nulla ha a che vedere con quanto analizzato nel testo. Un errore sfuggito al sottoscritto ed inserito all’ultimo momento all’inizio del testo perché, a scopo coreografico, poteva essere interessante introdurre il memoriale di Morucci e Faranda con il biglietto che lo accompagnò al suo illustre destinatario Cossiga. Ma non serve a dimostrare nulla. Anzi. Il fatto che sia stato vergato da Suor Teresilla Barillà è molto più grave in termini di analisi: vuol dire che la Suora, con quel biglietto, ha inteso come portato a termine il suo compito. “Missione compiuta, signor Presidente”. Ma di questo parlerò più approfonditamente nella risposta integrale.

c) la signora annachiaravalle ha dato ampia prova della sua capacità di manipolare i fatti. Del mitra arrugginito ha parlato Patrizio Peci che, ricordiamo, è stato ritenuto credibile dalla magistratura al punto di far seguire alle sue affermazioni processi che hanno portato in carcere decide di militanti. Ora scopriamo che la signora annachiaravalle ha deciso di dover scegliere quali affermazioni di Peci possano essere considerare affidabili, quali parzialmente e quali semplici invenzioni. Ovviamente il mitra arrugginito non può essere considerato una prova per il semplice fatto che non ha portato a nessuna incriminazione o condanna. Ma questo basta alla giornalista per professare la sua fede di fondamentalista (demo)cristiana: la scorta era preparata e non vi sono responsabilità da parte delle Istituzioni che, invece, hanno assicurato ad Aldo Moro la massima protezione. Su questo vorrei stendere un velo pietoso e rimandare alla risposta integrale perché, invece, sono molti i fatti che ci fanno pensare diversamente.

d) sempre per rimanere in tema di fondamentalismo (demo)cristiano vogliamo sottolineare come l’attenzione ai dettagli della signora annachiaravalle sia sottomessa ai suoi fini personali? Un esempio? Una testimone che ha visto tutta la scena a cui nessuno aveva dato voce prima del nostro lavoro ha sottolineato come Moro, sceso dalla sua auto, si sia girato intorno a guardare tutta la scena rendendosi conto perfettamente di quanto era avvenuto. Ad un osservatore molto più attento come Antonio D’Orrico, non a caso considerato tra i principali critici letterari italiani, nel suo riquadro su Sette, questa cosa non è sfuggita. Ed è una novità perché permette di piazzare un paletto definitivo sul perché Moro non fece mai riferimento nelle sue lettere agli uomini della sua scorta. Tra Polis e Pietas scese la ragion di Stato, sperando che questa servisse a salvare lo Stato (ed indirettamente anche se stesso). Il dolore per aver visto la morte dei suoi collaboratori sarà stato certamente immenso in lui, sorretto continuamente da un forte sentimento cristiano, ma in quel momento aveva capito perfettamente che la sua vicenda era “cosa della politica”. E, invece, il suo atteggiamento fu usato contro di lui proprio da chi credeva un amico. Come la mettiamo?

d) la conclusione dell’articolo rasenta l’inverosimile. “E si potrebbe continuare. Certo sono dettagli ma per un testo che costruisce proprio sui dettagli dubbi ed interpretazioni, non è cosa di poco conto”. Mi sorge il sospetto che la signora annachiaravalle il libro l’abbia solo sfogliato. Primo: la invito a continuare inviandomi tutte le imprecisioni che ritiene di aver individuato nel testo. Non farò censura come non è mia abitudine, pubblicherò e risponderò a tutto. Secondo: non è un testo che ricostruisce, ma che racconta un episodio dando voce a chi a quell’episodio ha assistito. Tra tanti Prof., Giornalisti, Magistrati, Politici non ci aveva pensato NESSUNO. Ci dovevano pensare due semplici cittadini come Romano Bianco e Manlio Castronuovo? Ma non era un lavoro da giornalisti questo? La parte relativa ai dubbi finali è, in gran parte, un ampliamento di quanto già scritto in Vuoto a perdere ed è indipendente dalle storie raccontate dai testimoni. Perché all’epoca la signora annachiaravalle, che aveva comprato il mio precedente testo, non ha avuto nulla da ridire?

Quello che mi ha stupito più di tutto, in conclusione, non sono state le parole (isolate nella molteplice lista di >recensioni e commenti<) della signora annachiaravalle. Ma il fatto che un attacco personale basato sull’invidia sia stato pubblicato da un giornale come Famiglia Cristiana.
Signora annachiaravalle, mi dia retta, lasci stare il caso Moro, non è roba da fondamentalisti. Si occupi di altri argomenti ben più preoccupanti per le sue “parrocchie”.
La verità verrà fuori ma è inutile aspettarsela da lei.