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Intervista a
Giorgio Guidelli
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del 20/10/2008
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Abstract
Giorgio Guidelli è un giovane
giornalista del Resto del Carlino che ha già pubblicato tre libri sugli anni di
piombo, il primo dei quali "Operazione Peci, storia di un sequestro mediatico"
una vera e propria rilettura di uno dei capitoli più efferati dell’intera storia
brigatista (il sequestro-assassinio di Roberto Peci, fratello del grande pentito
Patrizio, ad opera delle Brigate rosse-Partito della Guerriglia). Il rapimento
fu un tentativo di Giovanni Senzani, stratega e ideologo di punta dell’ultima
stagione brigatista, di utilizzare e servirsi dei mass media per accreditare se
stessi, attraverso il delitto. Per realizzare questo lavoro, Guidelli ha dovuto
analizzare una montagna di carte processuali e questo gli ha consentito di
diventare l'esperto più accreditato di quella vicenda tragica ed al tempo stesso
non completamente chiarita. Ad esempio, basti citare che il giornalista non è
riuscito a recuperare le versioni integrali dei 7 comunicati emessi dalle Br
durante i 55 giorni del sequestro Peci essendo disponibili solo i loro estratti
utilizzati nelle aule del Tribunale.
L'approfondimento della vicenda ha
portato Guidelli ad un secondo lavoro "Terra di piombo" nel quale il
giornalista ha ripercorso gli anni che hanno segnato le Marche dal 1976 al 1982
attraverso lotte, incontri clandestini, disordini passando da luoghi, personaggi
e situazioni nella regione che fu culla delle Brigate rosse. Guidelli è anche il
protagonista del ritrovamento della R4 nel cui bagagliaio fu rinvenuto il
cadavere di Aldo Moro in via Caetani. Nel 2007 ha pubblicato un terzo libro "L'auto
insabbiata" nel quale racconta la storia di quest'auto ancora trattenuta dal
proprietario dell'epoca Filippo Bartoli.
Il fenomeno della lotta armata lo ha
fino ad ora visto come un osservatore e studioso sempre più attento. In quest'intervista
ho cercato di stimolare Giorgio a delle riflessioni soprattutto sulla vicenda
Peci e sul perchè essa non possa ancora considerarsi un capitolo chiuso della
nostra storia. |
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Intervista a
Franco Piperno
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del 01/09/2008
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Abstract
Prendendo spunto dal suo ultimo libro "'68, l'anno che ritorna" (Rizzoli, 2008) ho provato a chiedere a Franco Piperno fondatore di Potere Operaio e leader del movimento romano, quale sia l'eredità positiva e negativa che il movimento di contestazione del '68 ci ha lasciato.
Oltre che per aver attraversato da protagonista gli anni della contestazione, Franco Piperno è anche noto per l'impegno civile che lo caratterizza nei dibattiti cui è chiamato a partecipare. Pur non avendo scritto molti libri è uno dei principali osservatori dei movimenti di resistenza critica al processo di globalizzazione che non si fonda sulla condivisione dal basso
"'68 l'anno che ritorna", è un testo che parte dall'esperienza sessantottina e dal suo significato nel tentativo di fare un bilancio politico, culturale e sociale di un sogno infranto di giovinezza e rivoluzione di chi, come lui, si è schierato dalla parte dei perdenti perchè i posti della ragione erano già tutti esauriti. |
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Intervista a
Nicola Biondo e Massimo Veneziani
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del 14/07/2008
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Abstract
Nicola Biondo e Massimo Veneziani hanno, probabilmente, aperto
una vera e propria voragine all'interno dei "meccanismi operativi occulti" che
hanno caratterizzato il "Palazzo" durante i 55 giorni del rapimento di Aldo
Moro. Scrivendo un libro sulla figura di Tony Chichiarelli che ha, tra gli
altri, due grandissimi pregi:
- l'aver scavato attorno ad una figura volutamente sino a questo momento
trascurata
- l'aver messo insieme una ricostruzione della sua vita che dimostra che il
falsario non ha solo prestato la sua manovalanza agli apparati dello Stato, ma
in più di un'occasione, ha intersecato attivamente non solo il caso Moro ma
anche altri delitti politici avvenuti nel nostro Paese.
Un atto di coraggio, quello di Biondo e Veneziani. Una vera e propria iniziativa
politicamente "scorretta", che va al di fuori delle righe proprio perché oltre
le cose già scritte spesso si celano molte risposte o, più semplicemente, la
possibilità di porsi le stesse domande sotto un altro punto di vista.
Il falsario di Stato (edizioni Cooperfiles) è un libro da "gustare". Perché si
egge tutto d'un fiato, perché non è un romanzo ma un tentativo, riuscitissimo,
di raccontare una storia vera, partendo dalle fonti, ma senza le pretese di
dover dimostrare qualcosa. Semplicemente, mostrare.
In questa intervista, alla quale gli autori hanno risposto congiuntamente, ho
cercato di approfondire i "dietro le quinte" e di offrire al lettore uno
strumento in più per conoscere meglio la storia di un falso delinquente. |
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Intervista a
Giuliano Boraso e Nicola Biondo
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del 23/04/2008
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Abstract
Giuliano Boraso lo abbiamo già ascoltato circa un anno fa in relazione al progetto brigaterosse.org che porta avanti assieme all’amico Tommaso Fera. Nicola Biondo ho avuto il piacere di conoscerlo in occasione della nuova edizione di Vuoto a perdere e le sue riflessioni mi sono state molto utili nel far emergere la controversa vicenda relativa al ruolo di informatore di Ronald Stark.
Sono entrambi profondi conoscitori dei fenomeni eversivi, entrambi hanno pubblicato un libro di peso: Mucchio Selvaggio (Boraso, Castelvecchi 2006), l’unica storia completa di Prima Linea non narrata dal punto di vista dei protagonisti e per questo obiettiva e documentata e Una primavera rosso sangue (Biondo, Edizioni Memoria 1998), un tentativo riuscito di rimettere a posto tutti i documenti emersi sino al momento sul caso Moro per evidenziare come non sia possibile riorganizzare la conoscenza della vicenda per giungere ad una sola chiave interpretativa.
Giuliano e Nicola sono i protagonisti dell’operazione più importante del trentennale del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, una ricorrenza diventata evento di marketing per autori, registi e giornalisti impegnati più a “guardare il dito e non la luna”.
Se non ci fossero stati loro, le loro competenze ed il loro lavoro umile e silenzioso, oggi non avremmo l’importante testimonianza di Steve Pieczenik e staremmo ancora a credere che ad uccidere Aldo Moro siano state la linea della fermezza e la sola volontà dei brigatisti.
Un documento del genere avrebbe provocato un terremoto di interrogazioni parlamentari, richieste di riapertura di indagini, fine di carriere politiche. Se non fosse che in Italia quella storia è in ostaggio di una “cricca di giornalisti e storici che si contano sulle dita di una mano e che determinano l’agenda del dibattito”.
E’ triste, ma è così. Non si può ancora parlare dei comportamenti dello Stato, delle decisioni, delle omissioni, delle trame che, parallelamente al progetto brigatista, hanno fatto si che qualcuno potesse perseguire interessi politici ed economici facendone cadere la responsabilità esclusivamente sulle Brigate Rosse.
Ed è disarmante la risposta che mi ha recentemente fornito un assoluto protagonista (da parte dello Stato) di quelle vicende, solo pochi giorni fa, quando alla mia domanda: “Ma perchè non parli, ormai una serie di cose le abbiamo capite” ha gelidamente risposto “No, non si è capito proprio nulla. Sono passati troppo pochi anni per parlarne...” |
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Intervista a
Marco Cazora
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del 25/12/2007
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Abstract
Tra le iniziative private che si sono svolte durante i 55 giorni di prigionia
di Aldo Moro, particolarmente significativa è stata la vicenda che ha visto
protagonista l'Onorevole della Democrazia Cristiana, Benito Cazora che,
sfruttando i canali della malavita che lo avevano contattato, si attivò
moltissimo rischiando a livello personale ma restando sempre all'interno dei
confini della legalità.
Forse riuscì a trovare la chiave per aprire la porta della "prigione del
popolo" ma probabilmente qualcun'altro aveva provveduto a "cambiare la
serratura".
Benito Cazora è stato sempre citato nella pubblicistica in relazione a due
episodi molto importanti: una segnalazione che ricevette con riferimento alla
zona di via Gradoli indicata come "zona calda" nella quale concentrare le
ricerche e la questione delle foto scattate dal meccanico Gerardo Nucci,
abitante in via Fani, subito dopo la fuga del commando che avrebbero potuto
immortalare persone riconducibili alla malavita calabrese (foto che, consegnate
al magistrato Infelisi, non saranno mai più ritrovate).
Ho ritenuto interessante ed utile approfondire il ruolo di Benito Cazora, il
contatto proveniente dagli ambienti della malavita calabrese, i reali e concreti
elementi che l'Onorevole mise a disposizione delle istituzioni, le difficoltà
incontrate nel suo percorso.
Sono stato contattato da Marco Cazora,
che come tanti lettori ha voluto mandarmi un suo piccolo (nel senso di breve) ma
importante contributo. Ne è nata un'amicizia ed una stima reciproca che mi ha
portato a parlare a lungo con Marco e farmi un'idea nuova della figura di
Benito Cazora (purtroppo defunto nel 1999) e dei suoi sinceri e concreti
tentativi di salvare la vita ad Aldo Moro.
Alla vicenda Cazora non è stata data, secondo
me, l'importanza che meritava. E' stata
sottovalutata nel corso dei 55 giorni ma, soprattutto, dimenticata negli anni a
venire. L'ultima intervista di Benito Cazora fu pubblicata poco prima della sua
morte dal mensile Area (giugno 97, pag. 34-36
leggi) a cura della giornalista
Paola Di Giulio coordinata da Gian Paolo Pelizzaro che, in quel periodo,
approfondì la vicenda di via Gradoli con un corposo dossier che uscì in più
puntate tra maggio e luglio sempre del 1997.
Il 18 aprile 2008, inoltre, Marco ha rilasciato una lunga intervista ad Alessandro Forlani nell'ambito della rubrica "Parole in frequenza" nella quale ha fornito ulteriori particolari della vicenda che vide suo padre protagonista e parlando anche degli anni a venire e di come quel tragico episodio abbia poi condizionato la vita privata e la carriera politica di Benito Cazora. Ascolta Intervista
A Marco ho voluto fare qualche domanda aggiuntiva per dare al lettore un
quadro più completo del contesto nel quale si mosse suo padre. |
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Intervista a
Prospero Gallinari
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del 03/09/2007
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Abstract
Una lunga ed interessante chiacchierata con
Prospero Gallinari che, anche se non ne è stato tra i fondatori, ha militato
nelle BR sin dai primissimi anni. Condannato a 3 ergastoli per il sequestro e
l'uccisione di Aldo Moro, Gallinari è oggi agli arresti domiciliari a causa
delle sue precarie condizioni di salute. Ha scontato 17 anni di carcere.
Nell'intervista si parla del contesto sociale e politico che ha generato
il fenomeno della lotta armata, di giornata della memoria, di amnistia e di
nuove Brigate Rosse.
Una testimonianza, questa di Gallinari, che potrà piacere o no,
indignare e scandalizzare, come tutto ciò che vede protagonisti i militanti dei
gruppi di lotta armata. Non importa.
Penso che sia importante per i lettori poter fruire della testimonianza diretta
di un personaggio che, non essendosi nè pentito nè dissociato dalle proprie
scelte, non ha niente da vendere o da chiedere in cambio a nessuno.
Una scheda approfondita su Prospero Gallinari è consultabile sul sito www.brigaterosse.org curato da Tommaso Fera e Giuliano Boraso |
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Intervista a
Valter Biscotti
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del 15/06/2007
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Abstract
L'avv. Valter Biscotti è stato legale di parte civile della famiglia di Emanuele Petri, l'agente della POLFER ucciso da Mario Galesi (brigatista a sua volta poi rimasto ucciso) sul treno Roma-Firenze il 2 marzo 2003.
A seguito del conflitto a fuoco fu catturata Nadia Desdemona Lioce e le relative indagini hanno permesso di ricostruire gran parte della
storia e dei militanti delle "Nuove Brigate Rosse".
L'avv. Biscotti ha avuto un ruolo di primo piano nella vicenda processuale e le sue indagini hanno permesso di far riemergere dai verbali il contenuto di 18 audiocassette trovate nella base di via Gradoli nell'aprile del '78.
In questa interessante intervista offre ai lettori di Vuoto a perdere un'importante novità relativa proprio al caso Moro.
Da non perdere. |
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Intervista a
Vladimiro Satta
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del 28/05/2007
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Abstract
Sono profondamente convinto che chiunque ha condotto studi approfonditi abbia
portato il suo contributo nella ricerca della verità. Vladimiro Satta, in
questa intervista, esprime le proprie idee in modo educato e preciso. Le sue
risposte saranno certamente utili a tutti coloro che desiderano conoscere meglio
il suo pensiero e le ragioni del suo lavoro. |
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Intervista a
Tommaso Fera e Giuliano Boraso
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del 25/04/2007
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Abstract
In questa intervista a due, Tommaso Fera e
Giuliano Boraso parlano della loro esperienza nella gestione del sito
brigaterosse.org.
Parole lucide e sagge non solo in merito al loro progetto ma soprattutto per
quello che riguarda gli argomenti rispetto ai quali i due ragazzi propongono il
dibattito |
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Intervista a
Giuseppe Ferrara
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del 16/03/2007
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Abstract
Il regista Giuseppe Ferrara parla del caso
Moro e lo fa con la chiarezza di sempre e la schiettezza di chi ha sempre
lavorato senza "prendere ordini". Ha realizzato capolavori come "Il caso Moro",
"Cento giorni a Palermo", "Giovanni Falcone", "I banchieri di Dio" ed è
sicuramente uno dei personaggi più colti e trasparenti di una sinistra attenta
attenta e coraggiosa, forse oggi quasi del tutto scomparsa.
Scheda
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