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Il contro-trentennale blues di Luca e Maria Fida Moro
Di Manlio (del 30/01/2008 @ 10:17:08, in Attualità, linkato 2108 volte)
Un modo alternativo quello di ricordare Aldo Moro a trent'anni dalla sua scomparsa. Una specie di “contro-trentennale” quello di Maria Fida Moro, figlia maggiore del Presidente della DC rapito e ucciso dalle BR il 16 marzo 1978 che assieme al figlio Luca ha avuto l’idea di musicare in blues le parole pronunciate da Aldo Moro durante interventi pubblici.
“Se ci fosse luce” è il titolo del brano.
Il nipote Luca ha voluto aggiungere alle parole del nonno le sue:
"Vorrei che tu fossi ricordato vivo
perché la forza del tuo pensiero
a distanza di 30 lunghissimi anni
possa suonare in questo blues
e cadere come una lama sulla coscienza
di chi ancora cerca di ucciderti".

La figlia di Moro ha detto ai giornalisti: “Mi batterò sempre perché Aldo Moro non sia ricordato come un oggetto in un portabagagli. È ingiusto. Era un padre e un uomo. A noi preme la verità e il ricordo della sua umanità e della sua bontà”. E ha anche aggiunto che ha inteso fare questo per “affermare il primato della verità, sul piano umano, del caso Moro”

L'iniziativa è stata presentata lunedi 28 gennaio presso la sede dei Radicali in via di Torre Argentina alla presenza di tre ex militanti della lotta armata: Sergio D'Elia (oggi deputato dei Radicali), Giusva Fioravanti (oggi in affidamento ai servizi sociali nell'associazione "Nessuno tocchi Caino" e Valerio Morucci, uno dei protagonisti del rapimento d Aldo Moro, presente in via Fani e telefonista-postino delle BR nel corso dei 55 giorni di prigionia del Presidente della DC.

Il desiderio della figlia dello statista è che l'anniversario della strage possa diventare l'occasione per ricordare l'umanità dello statista, "il padre, il nonno, non c'interessano i misteri. Spesso invece è stato ridotto ad un oggetto nel portabagagli di una Renault".

Dunque, alla figlia maggiore di Aldo Moro non interessano i misteri.
Vuol dire che non ci sono misteri tali da consentire una rilettura della vicenda?
Oppure che ormai dopo essersi battuta invano per trent'anni per la verità, avendo constatato l'impossibilità di perseguirla in tempi brevi, è diventato più importante restituire dignità alla figura del padre attraverso le sue qualità di uomo?
O è forse un modo di proporre la chiusura di quegli anni attraverso il recupero dell'umanità dei protagonisti piuttosto che partendo dalle responsabilità penali?