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Caro Maroni, quello che le manca è il senso delle proporzioni
Di Manlio (del 14/11/2009 @ 18:17:15, in Attualità, linkato 1206 volte)
Oggi l'agenzia ANSA ha "deskato" questa notizia:
"TERRORISMO: MARONI, PERICOLO DA GRUPPO CHE SI RIFÀ A BR"
«Ci preoccupano i segnali che abbiamo ricevuto dell'attività di un gruppo che si rifà alle Brigate Rosse»: lo ha detto il ministro dell'interno Roberto Maroni parlando con i giornalisti a margine dell'inaugurazione di una scuola materna a Tradate, nel varesotto. «Questo gruppo, che ha inviato un volantino alla redazione dell'Unità nei giorni scorsi, propone di territorializzare le attività ed è composto da cinque cellule radicate a Milano, Como, Torino, Lecco e Bergamo». Secondo Maroni «sale l'attenzione per questi segnali nuovi e preoccupanti che il governo sta valutando». «Questi episodi - ha aggiunto Maroni - si aggiungono al pericolo del terrorismo islamico che c'è e risulta evidente dagli ultimi fatti. Stiamo decidendo - ha concluso - le misure da prendere».

Maroni si dice preoccupato di questa sottospecie di aspiranti brigatisti che riescono a malapena a ricopiare alcune frasi del lessico degli anni '70. Io, invece, sono seriamente preoccupato dalla mancanza del senso delle proporzioni del nostro Ministro.

Ad evocare oggi il pericolo brigatista come se si fosse all'inizio degli anni '70 quando il contesto sociale ed internazionale era ben diverso, è come estasiarsi per una bella quanto impossibile volee di Nadal facendo finta di non ricordare che tanti anni fa un tale di nome McEnroe ne faceva di migliori due volte al game...
Insomma, occorrerebbe tornare ad essere più equilibrati nei giudizi. Il senso delle proporzioni è una cosa che chi non c'era non può valutare. E non sarebbe difficile convincere un diciottenne fan di Nadal che il proprio idolo è stato il più forte di sempre nel gioco a rete...

E mi chiedo dove sia il senso delle proporzioni nelle dichiarazioni di Maroni.
Il seme della violenza "politica" non può essere debellato completamente da una società. Ci saranno sempre dei singoli che penseranno di fare politica ammazzando un "simbolo" del potere. Il problema non è nè il numero di questi individui nè i simboli a cui si ispirano. E' il contesto all'interno del quale si muovono.

Gli anni '70 sono stati preceduti dagli anni '60, attraversati da lotte epocali, da intere generazioni che sono scese in piazza per reclamare dei diritti, per cambiare la società non semplicemente cambiarne le regole. Credevano che un altro tipo di società fosse possibile.
Poi sono arrivate le mancate risposte di chi avrebbe dovuto raccogliere istituzionalmente queste istanze, è nata la sinistra extraparlamentare e sono iniziati gli anni del conflitto sociale. Questo conflitto, acuito da quelle che sono state interpretate come risposte violente delle istituzioni (vedi bombe e morti di piazza), è sfociato in un'area di persone, che non erano isolate dal resto della società, che pensarono che solo una strategia di lotta armata avrebbe potuto far conseguire l'obiettivo finale: la conquista del potere.

Oggi non vedo conflitti sociali, vedo fasce deboli come i precari, gli insegnanti, gli operai, i pensionati, i piccoli imprenditori. Ma non vedo istanze di massa, non vedo che una manifestazione all'anno sotto il Parlamento e poi basta. Ciascuno pensa a tornare al suo orticello e a risolvere il proprio problema individualmente.

E le parole che lo stesso Maroni deve aver letto, scritte nell'ultima relazione dei Servizi, non sembrano dipingere per l'Italia un simile quadro.

Le minacce contro Berlusconi, Fini e Bossi contenute nella lettera inviata al ‘Riformista‘ firmata «Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente» e la scritta contro un delegato Fiom, sarebbero «interventi in genere di modesto spessore [...] non sembrano, nella maggior parte dei casi, riconducibili ad una strategia univoca nè a realtà eversive organizzate, quanto piuttosto a isolate individualità, spesso gravitanti nell’area dell’estremismo politico [...] il ricorso al lessico brigatista, facilmente reperibile in Internet, riflette sovente il proposito di conferire visibilità e ‘valore aggiunto', in termini di spessore intimidatorio, alle minacce formulate».

Quindi l'obiettivo principale di questi singoli è la visibilità. Ma va? nell società dell'immagine e della comunicazione era il miimo che si potesse pensare.
Ma un momento. La visibilità la si ottiene se c'è qualcuno che te la offre. Ecco che tornano comodi quegli anni di piombo: non avendoli chiusi ognuno se li può strumentalizzare come meglio crede.

Mi viene in mente un brano di Giorgio Gaber, degli anni '70, intitolato "La cacca dei contadini" che, non mi fulmini il grande G, faceva più o meno così:
"Durante la rivoluzione i contadini entravano nei palazzi dello Zar e defecavano nei suoi lussuosi vasi. Un gesto forte, importante. Già. Ma perchè forte? Perchè un gesto è forte se c'è qualcuno che lo raccoglie. E allora c'era un Lenin che la raccoglieva..."

Non so se è una mia impressione ma di Lenin mediatici ne intravedo molti nella nostra società.