\\ Home Page : Articolo : Stampa
Quando le proteste partono dal basso sono pericolose...
Di Manlio (del 25/10/2009 @ 07:40:36, in Attualitā, linkato 1405 volte)
Stranamente nessuno, al di fuori delle cronache locali e di un trafiletto su Repubblica del 3 ottobre, ha parlato di questo episodio.

Un professore di Agrigento, una delle tante "vittime" dei tagli  di cui è stato oggetto il sistema scuola, ha pensato bene di chiedere aiuto. Ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica? Al Papa? Al presidente della Unione Europea?
Macchè. Ha chiesto direttamente l'intervento di chi deve aver reputato maggiormente disposto a raccogliere la sua richiesta: le Brigate Rosse

E così ha scritto un bel cartello, con tanto di stella a cinque punte, intitolato "Appello di tutti i precari alle Brigate Rosse" e lo ha esposto sul parabrezza della propria auto.

Quali fossero le intenzioni dell'ex prof. sembrano abbastanza chiare: far intervenire i "robin hood" brigatisti laddove, evidentemente, sindacati, politici e, soprattutto, il movimento degli stessi precari non sono riusciti a ottenere un dietro-front legislativo annullando i tagli previsti per il corrente anno scolastico.

A differenza del gruppo su Facebook che inneggiava alla morte di Berlusconi (mediante omicidio) e della lettera pervenuta al "Riformista" con minacce allo stesso Berlusconi ed estese anche a Fini e Bossi, episodi che sono finiti addirittura nei TG nazionali sebbene l'evidenza di iniziative goliardiche (la prima) o di un folle, di questo gesto "estremo" compiuto da un cittadino con tanto di nome e cognome, portavoce di una protesta concreta portata avanti da mesi, non ne ha parlato nessuno.

Si potrebbe pensare che a differenza degli altri due episodi questa è la protesta di un uomo isolato e disperato che non fa paura. Ma ci si sbaglia.
Non ne ha parlato nessuno perchè questo gesto non è strumentalizzabile, parte dal basso, ricorda quello che accadeva nelle fabbriche all'inizio degli anni '70 quando operai vicini alle nascenti organizzazioni armate indicavano ai compagni "che guevara" il capetto che in stabilimento opprimeva gli operai o che era il responsabile di punizioni contro dei singoli. E la fuori veniva subito eretto a simbolo dell'oppressione operata dal padrone contro la classe operaia e punito in maniera "proporzionale" alle sue "colpe" con semplici gesti dimostrativi o con veri e propri sequestri lampo con tanto di interrogatorio.
Esprime un malessere dal basso che non interessa nessuno ma preoccupa tutti. Perchè sia a destra che a sinistra hanno la "coscienza sporca", nessuno ha voluto raccogliere le istanze e dare risposte concrete a livello istituzionale a quella massa di precari della scuola e, più in generale, alla moltitudine di quei giovani ormai "professionisti della precarietà". E allora si preferisce non parlarne e dar voce solo a ciò che conviene maggiormente perchè più di moda (come Facebook) o mediatico come la lettera ad un quotidiano.

Un far finta di niente che ricorda un passato recente quando le Brigate Rosse erano ancora "sedicenti", fascisti mascherati o delinquenti comuni. Perchè a nessuno, al di fuori dell'arco parlamentare (ancora meno se posto a sinistra del PCI) era concesso di interferire, nessuno era legittimato a dar voce alle istanze degli strati sociali in lotta per condizioni più umane sul lavoro o per maggiori diritti sociali.

Salvo poi svegliarsi una mattina per scoprire che il peggio era stato compiuto...