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La rana e il giglio (e il gabinetto filosofico)
Di Manlio (del 28/07/2009 @ 19:20:57, in Pensieri liberi, linkato 1984 volte)
In questi giorni mi è capitato di parlare spesso con altri appassionati di storia degli anni ’70.

Persone che sacrificano il proprio tempo libero e le proprie famiglie per cercare di capire meglio cosa ha attraversato l’Italia nei cosiddetti “anni di piombo”.

E al centro di quegli anni, come tutto a se richiamare, il caso Moro.
Ciascuno la vede a modo suo.
Ciascuno interpreta gli stessi elementi in mille sfumature diverse.
Ciascuno ha l’abilità di riuscire a convincerti che i suoi elementi “reggono” nella propria ricostruzione.

Nelle interminabili discussioni, si salta di palo in frasca, si parte da via Fani per giungere alle aree limitrofe a Roma, per tornare a via Fani e finire al materialismo storico applicato alla classe operaia delle grandi fabbriche degli anni ’70.
Mi sembra di essere una rana, che salto dopo salto, percorre le sponde del lago come un improbabile canguro reatino.

Ma mi sembra anche di essere in una grande caccia al tesoro in cui qualcuno, da un livello superiore, dirige gli indizi e si diverte ad osservare come si allontanano dalla meta i partecipanti, utilizzando la nota legge di Truman “Se non li puoi convincere, confondili”. Ma solo perché il gioco prevede un unico vincitore che, come premio, avrà il privilegio di accedere a tale esclusivo livello.

E per rappresentare questa sensazione non mi è venuto di meglio che il trovarmi in un campo di gigli che impregnano l’aria con un profumo che non è un profumo, intensi come un olezzo che non è una puzza ma che ti resta dentro per un tempo indefinito.
Eleganti, dal fusto eretto, dalle importanti proprietà medicali e che, nell’iconografia religiosa rappresentano la purezza.

Ricordiamoci, però, quanto Shakespeare sottolineò sui gigli: “Quando marciscono i gigli mandano un puzzo più ingrato che quello della malerba”.

A buon intenditor…