| Home | 

vuoto a perdere

    

    

 

 

Lettera aperta a Giovanni Pellegrino
13 luglio 2007

Caro Presidente Giovanni Pellegrino,

Le scrivo per ringraziarLa delle belle parole che ha avuto modo di dedicare al mio lavoro sia in occasione della prefazione del testo sia per aver confermato il suo giudizio positivo nella dichiarazione rilasciata al giornalista Felice Blasi del Corriere del Mezzogiorno.

Tuttavia mi preme portare all'attenzione una considerazione importante sul motivo della presenza in più punti di informazioni e considerazioni aggiuntive su quanto già emerso sulla vicenda Moro.

Tutto ciò che di nuovo aggiungo nel corso del testo, è frutto esclusivo delle mie analisi e non è ascrivibile a contatti ed accertamenti diretti con i protagonisti della vicenda.

E' chiaro che ho ascoltato alcuni tra gli ex militanti delle BR e di altre organizzazioni extra parlamentari (che tra l'altro cito anche nei ringraziamenti) ma da loro ho sempre e solamente cercato spunti di discussione sulle mie analisi. Pertanto tutto ciò che riporto all'interno del testo è il risultato della verifica incrociata di decine di migliaia di pagine e di centinaia di ore di registrazioni audio di sedute della Commissione Stragi, interviste, convegni e trasmissioni televisive.
Il mio è, dunque, un lavoro che qualsiasi cittadino avrebbe potuto compiere avendo la sola accortezza di non partire dal volere per forza dimostrare una tesi in modo tale da non auto-strumentalizzarsi nell'analisi dei molteplici punti di vista.

Sarei curioso di conoscere in quali punti Lei individua delle informazioni aggiuntive che avrebbero potuto provenire dalla sola acquisizione diretta e non da analisi di carattere personale. Non vorrei, involontariamente, aver toccato delle questioni riservate (e non rese pubbliche dalla Commissione Stragi) delle quali il Presidente è al corrente ma sulle quali nulla di ufficiale si può ancora dire.
Se avessi avuto modo di raccogliere novità investigative importanti le avrei certamente comunicate alla magistratura. In un solo caso ho avuto notizia di una informazione rilevante ma, non avendola raccolta io in prima persona, non ho ritenuto opportuno divulgarla visto che chi l'ha acquisita direttamente non l'ha a sua volta fatto. Alludo, ovviamente, al nome del proprietario dell'attico alle spalle di piazza Cavour che ospitò l'incontro tra Mario Moretti e Franco Piperno poco dopo la conclusione dell'omicidio di Aldo Moro.

La mia non è stata un'inchiesta in quanto non sono nè un investigatore nè un giornalista. E' solo il tentativo, di un appassionato, di fornire un quadro completo e chiaro a chi vuole approfondire la conoscenza del caso Moro. Per questo il mio obiettivo non è quello di fornire le risposte ai "quesiti irrisolti" ma far si che, attraverso le domande e le analisi condotte, il lettore possa farsi carico della tragedia per viverla come "problema di tutti". Dando anche gli strumenti online per favorire l'interazione tra i lettori e la crescita delle discussioni.

Sarebbero altri a doverci dare ancora delle risposte e di questo parlo in maniera aperta sia nel libro, sia nell'intervista al Corriere sia in occasione delle precedenti (e future) presentazioni del mio lavoro.

Questa lettera, dunque, solo per precisare che il sottoscritto non è in possesso di alcuna informazione sensibile o riservata e che il mio tentativo di fare delle analisi oltre la conoscenza dei fatti accertati è finalizzata esclusivamente a fornire al lettore un quadro più preciso ed organico della vicenda Moro.

Cordialmente

Manlio Castronuovo