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News
Data news: 22/08/2007
Argomento: News
Titolo: Arrestata Marina Petrella, brigatista della colonna romana dal '77
La brigatista Marina Petrella, secondo quanto precisato all'ADNKRONOS da fonti della polizia francese, è stata 'tradita' ieri da un controllo stradale. La brigatista, sulla quale pendeva un mandato d'arresto, è stata fermata ad Argenteuil, nel dipartimento della Val d'Oise, alla periferia nord di Parigi. Oggi stesso la 53enne latitante comparirà davanti al tribunale di Pontoise che potrebbe notificarle lo stato di fermo secondo quanto previsto dalla procedura d'estradizione, su richiesta delle autorità italiane.
Marina Petrella era entrata a far parte della colonna romana delle Brigate Rosse tra il 1976 e il 1977, quando elementi delle F.A.C. (Formazioni Armate Comuniste), del Comitato Comunista Centocelle (CO.CO.CE.) del gruppo dei «Tiburtaros», del gruppo di «Viva il Comunismo», nonchè di altri «comitati» e «collettivi» andarono a rinfoltire le schiere del partito armato nella capitale. Secondo le risultanze processuali, all'epoca aderirono Valerio Morucci e Adriana Faranda, dirigenti delle F.A.C.; Barbara Balzerani, Gabriella Mariani, Antonio Marini, Enrico Triaca, Teodoro Spadaccini del gruppo dei «Tiburtaros»; Bruno Seghetti, Anna Laura Braghetti, Antonio Savasta, Emilia Libera, Renato Arreni del Comitato Comunista Centocelle; Francesco Piccioni, Luigi Novelli, Marina Petrella, Giulio Cacciotti, Stefano Petrella, del gruppo «Viva il Comunismo»; inoltre, Stefano Ceriani Sebregondi, Remo Pancelli, Alessandro Padula, Salvatore Ricciardi, Alvaro Loiacono. Appartenente all'ala «Brigate Rosse-Partito Guerriglia», l'ex 'primula rossà aveva subito una condanna all'ergastolo al termine del cosiddetto processo Moro Ter. Il dibattimento si era concluso con 153 condanne (26 ergastoli e 1.800 anni complessivi di detenzione) e 20 assoluzioni e riguardava le azioni delle Brigate Rosse a Roma compiute tra il 1977 e il 1982.
In particolare, la 2° Corte d'Assise di Roma aveva condannato all'ergastolo Susanna Berardi, Barbara Balzerani, Vittorio Antonini, Roberta Cappelli, Marcello Capuano, Renato Di Sabbato, Vincenzo Guagliardo, Maurizio Iannelli, Cecilia Massara, Paola Maturi, Franco Messina, Luigi Novelli, Sandra Padula, Remo Pancelli, Stefano Petrella, Nadia Ponti, Giovanni Senzani, Paolo Sivieri, Pietro Vanzi, Enrico Villimburgo, i latitanti Rita Algranati e Alessio Casimirri e gli imputati in libertà per decorrenza dei termini di detenzione Carlo Giommi, Alessandro Pera e Marina Petrella. La Cassazione confermò successivamente il verdetto d'appello nei confronti dei fratelli Stefano e Marina Petrella e annullò, con rinvio ad un'altra sezione penale della Corte d'Appello di Roma, solo la sentenza nei riguardi di Eugenio Ghignoni, condannato in secondo grado a 15 anni di prigione. Il 24 giugno 2003, in seguito alla missione svolta in Francia dall'allora ministro della Giustizia Roberto Castelli in cui, con il collega Dominique Perben, si era deciso un «giro di vite» contro i brigatisti rossi sfuggiti Oltralpe alle carceri italiane e protetti dalla cosiddetta «dottrina Mitterand», le forze dell'antiterrorismo italiane e francesi misero a punto un colpo contro i brigatisti.
In particolare, oltre al rimpatrio forzato di Paolo Persichetti, avvenuto nel 2002, nel giugno di tre anni fa venne arrestato a Parigi il leader e fondatore dei Carc Giuseppe Maj, con l'accusa di «associazione eversiva costituita anche in territorio francese» e produzione e uso di documenti falsi. In manette finirono anche il milanese Giuseppe Czeppel, per le stesse accuse contestate a Maj, e la cittadina francese Caterine Bastard, quest'ultima per uso di documenti falsi. L'inchiesta riguardava sia i «soggetti dell'eversione degli anni '70-'80» sia i presunti appartenenti alla Commissione preparatoria e all'eversione internazionale. Quindici le perquisizioni che vennero eseguite a Parigi, quattro quelle svolte in Svizzera. Proprio in questa operazione, le forze dell'antiterrorismo francese e dalla Digos italiana avevano effettuato una perquisizione anche nell'abitazione di Marina Petrella.
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