| Home | 

vuoto a perdere

    

   

News

Data news: 27/07/2010
Argomento:
News
Titolo: Uccisione bandito Giuliano: aperto un fascicolo


UCCISIONE BANDITO GIULIANO: PROCURA PALERMO APRE FASCICOLO
La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo di ''atti relativi'' sulla morte del bandito Salvatore Giuliano, ucciso in circostanze mai chiarite a Castelvetrano (Trapani) il 5 luglio del 1950. A dare l'input ai magistrati e' stato un esposto presentato dallo storico Giuseppe Casarrubea, che gia' in passato si e' piu' volte occupato del caso Giuliano.
I pm, coordinati dall'aggiunto Antonio Ingroia, hanno sentito come testimoni lo stesso Casarrubea, il ricercatore argentino Mario Jose' Cereghino, il giornalista dell'Ansa Paolo Cucchiarelli e il dottor Alberto Bellocco, il medico-legale che ha comparato le foto del cadavere del bandito. Sulla vicenda non e' stata ancora aperta alcuna indagine.
Non e' la prima volta che Giuseppe Casarrubea, figlio di una vittima della banda Giuliano, sollecita la riapertura delle indagini su queste torbide vicende. Nel dicembre del 2004 lo storico aveva consegnato un dossier di 67 pagine alla Procura di Palermo sulla strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947. Secondo Casarrubea, centinaia di documenti desecretati e rintracciati dallo studioso negli archivi americani e italiani provano che il contesto politico e sociale siciliano, a partire dal 1944, sarebbe stato dominato da un patto scellerato tra neofascismo, servizi segreti, mafia e bande paramilitari. Nel dossier sono contenuti anche nomi e cognomi di militari ed ufficiali della Decima Mas di Junio Valerio Borghese.

DOPO 60 ANNI PROCURA TORNA A OCCUPARSI BANDITO GIULIANO - PM PALERMO ASCOLTANO TESTIMONI PRIMO GRANDE MISTERO REPUBBLICA
(di Francesco Nuccio)
Dopo 60 anni torna nuovamente alla ribalta della cronaca quello che puo' essere definito come il primo grande mistero nella storia della Repubblica: l'uccisione di Salvatore Giuliano, il ''re'' di Montelepre che negli anni convulsi del dopoguerra fu protagonista della stagione controversa e sanguinosa del banditismo in Sicilia. La Procura di Palermo ha infatti aperto un fascicolo di ''atti relativi'' sulla morte di Giuliano, avvenuta in circostanze mai chiarite a Castelvetrano (Trapani) il 5 luglio del 1950. A dare l'input ai magistrati e' stato un esposto presentato dallo storico Giuseppe Casarrubea, che in passato si e' piu' volte occupato del 'caso'.
I pm, coordinati dall'aggiunto Antonio Ingroia, hanno sentito come testimoni lo stesso Casarrubea, il ricercatore argentino Mario Jose' Cereghino, il giornalista dell'Ansa Paolo Cucchiarelli e il dottor Alberto Bellocco, il medico-legale che ha comparato le foto del cadavere del bandito. Proprio quelle immagini consentirono ad uno dei pionieri del giornalismo d'inchiesta, Tommaso Besozzi, di smontare la tesi ufficiale del conflitto a fuoco con i carabinieri, accreditando l'ipotesi di un delitto a tradimento da parte del luogotenente del bandito, Gaspare Pisciotta, morto poi avvelenato all'Ucciardone.
I magistrati della Procura sottolineano che l'apertura del fascicolo e' un ''atto dovuto''. Non e' la prima volta, infatti, che Giuseppe Casarrubea, figlio di una vittima della banda Giuliano, sollecita la riapertura delle indagini su queste torbide vicende. Nel dicembre del 2004 aveva consegnato un memoriale di 67 pagine alla Procura di Palermo sulla strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947. Un anno dopo lo storico era tornato nuovamente alla carica con una serie di documenti inediti appena desecretati dagli archivi Usa dell'Office of Strategic Services. Sulla base di questo dossier, Casarrubea aveva sostenuto che la strage non sarebbe stata determinata solo da una commistione di interessi tra mafia, gruppi separatisti, fronde anti comuniste e lobby terriere. Dietro Salvatore Giuliano, secondo lo studioso, ci sarebbero stati anche reduci neo fascisti, in particolare i militanti della Decima Mas del principe Junio Valerio Borghese, spalleggiati dai servizi segreti.
I magistrati non potranno invece interrogare l'unico testimone che avrebbe potuto rivelare i retroscena dell'uccisione del bandito di Montelepre, l'avvocato Gregorio De Maria, proprietario della casa di Castelvetrano in via Mannone nel cui cortile venne trovato il cadavere di Giuliano. L' ''avvocaticchio'', come era soprannominato, e' morto nel maggio scorso, a 98 anni, portando con se' nella tomba i segreti legati al primo grande mistero della Repubblica.