| Home | 

vuoto a perdere

    

   

News

Data news: 23/06/2010
Argomento:
News
Titolo: Ustica: 17.000 visitatori al "Museo della memoria"


USTICA: MUSEO MEMORIA,17.000 VISITATORI PER 2.000 PEZZI
(di Michela Suglia)
Abbattuto in volo il 27 giugno del 1980 da una forza assassina ancora ignota, è tornato a nuova vita il 27 giugno 2007. Da allora i 2000 frammenti che formano oggi il Dc9 Itavia, partito trent'anni fa da Bologna per Palermo e inghiottito dal mare al largo di Ustica, sono di nuovo là, vicino dove tutto è cominciato. Bologna, via di Saliceto 3, ex magazzino delle tranvie cittadine: questo l'indirizzo del museo per la memoria di Ustica che ospita il relitto ripescato nel Tirreno nell'87 e poi riassemblato. Un museo unico in Italia e visitato finora da oltre 17.500 visitatori, con il record di 6.451 presenze nel 2009. Tanti quelli che sono passati di lì (e non per caso, visto che il museo è mezz'ora a piedi dalle due Torri ed è aperto normalmente sabato e domenica) per ricordare, scoprire, piangere quelle 81 persone scomparse senza un perchè una sera d'agosto. Ottantuno persone che hanno 'abitatò per ultime quell'aereo e che aleggiano tuttora nel museo bolognese grazie a un'installazione permanente di Christian Boltanski. È stato l'artista francese a dare corpo, luce e voce a quella tragedia e alle sue vittime. A chiederglielo nel 2005 è stata l'associazione dei parenti delle vittime di Ustica, la stessa che per prima ha pensato a come non 'disperderè il relitto già a metà anni '90. «Sono appassionata di arte e conoscevo le opere di Boltanski - ricorda Daria Bonfietti, presidente dell'associazione, che 30 anni fa sul Dc9 perse il fratello maggiore Alberto - Perciò quando ho scoperto che era a Reggio Emilia per lavoro, gli ho chiesto un incontro. Gli ho proposto di fare qualcosa per non dimenticare e ricordo il suo sguardo intenso per cercare di capire perchè gli stavo chiedendo tanto. Un anno dopo ha accettato. Ci ha detto 'Ora basta sentimentalismi, partiamò e si è messo a lavoro». Così dopo la prima impresa, più manuale - trasportare il relitto da un hangar di Pratica di mare dove era rimasto a lungo per fini giudiziari, fino a Bologna grazie a vari tir dei vigili del fuoco incolonnati di notte in autostrada - è cominciata quella artistica. Boltanski ci è riuscito ricreando, attorno al relitto, un gioco di luci, specchi e voci: luci che dal soffitto si accendono e si spengono al ritmo di un respiro; specchi (81) in cui si riflette quel che fu dell'aereo dell'Itavia; voci riprodotte attraverso 81 altoparlanti che, installati lungo la passerella per i visitatori, trasmettono i pensieri ipotetici di chi era a bordo quella sera. Dalla voce della bambina che immagina la vacanza siciliana che l'aspetta, a quella della mamma che si chiede prosaicamente se ha chiuso il gas prima di partire. In più, nove grandi casse nere zeppe degli effetti personali delle vittime ripescati in mare come uno zoccolo spezzato, un boccaglio, un vestito verde smeraldo. Sempre al ricordo è ispirata l'ultima opera realizzata da Flavio Favelli per il trentennale di Ustica. Si chiama 'Cerimonià ed è la riproduzione, nelle dimensioni originali, del telo che ricopriva il Dc9 nel 1980, con la scritta Itavia in rosso. «Non vuol essere un sudario - spiega Favelli nato a Firenze nel 1967 ma bolognese di adozione - ma il vestito di quell'aereo, come se potesse ricoprirlo ancora e partire di nuovo. È quasi un modo per ricordare qualcosa che la società vuole dimenticare». Il telo sarà steso sull'asfalto di piazza VIII Agosto a Bologna il prossimo 27 giugno. Ci vorrà un'ora per distenderlo (sono circa 400 mq di stoffa). L'aereo scomparve in molto meno.
Fonte ANSA