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Data news: 11/11/2009
Argomento:
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Titolo: Battisti: domani la sentenza. E' rebus


dall'inviato Martino Rigacci
Ormai sembra una partita a poker, e sul tavolo c'è il via libera, oppure il 'nò all' estradizione in Italia di Cesare Battisti: in vista dell' udienza di domani del Supremo Tribunal Federal (Stf), gli avvocati delle due parti nascondono le proprie carte, e non si escludono mosse a sorpresa anche da parte dei giudici dell'Alta Corte. Battisti, 54 anni, attende in ansia dal carcere di Papuda l'appuntamento del Stf, dal quale potrebbe uscire una sentenza (pro o contro la 'extradicaò), ma anche un nuovo rinvio, dopo la prima udienza dello scorso 9 settembre. Ormai da giorni, tutto è in movimento attorno ai dieci giudici dell'Alta Corte. C'è più nervosismo dell'udienza precedente, come dimostra per esempio il fatto che la sede del Stf è stata transennata, forse anche per le manifestazioni pro-Battisti dell'ultima sessione. Al centro della scena c'è soprattutto il più giovane del gruppo dei giudici, Josè Antonio Dias Toffoli, di appena 41 anni, designato nell'influente incarico (in Brasile un giudice Stf è spesso più potente di un ministro) dal presidente Inacio Lula da Silva. Giudice che - affermano tutti a Brasilia - è contro l'estradizione di Battisti, in linea quindi con la posizione del presidente. Il punto è però capire cosa farà Toffoli, se voterà oppure no, visto che prima di andare allo Stf era Avvocato generale dello Stato: per il fronte 'pro-estradizionè non può farlo, perchè, anche se non in prima persona, si è già pronunciato per l'asilo politico a Battisti; secondo, invece, chi vuole che l'ex terrorista rosso rimanga in Brasile è perfettamente abilitato a votare, come tutti i suoi colleghi. Nel caso in cui all'apertura dell'udienza Toffoli dica di voler votare, non è da escludere un intervento del legale che rappresenta l'Italia, Nabor Bulhoes, che potrebbe far presente la contraddizione, il fatto cioè che davanti allo Stf Toffoli ha un ruolo ibrido proprio a causa del suo incarico precedente. A votare sarà sicuramente Marco Aurelio Mello, considerato il più mediatico tra i giudici Stf, che come già anticipato si pronuncerà per la permanenza di Battisti in Brasile. E che potrebbe introdurre nuove tematiche alla discussione, quale la prescrizione delle condanne in Italia contro Battisti. Un altro giudice sotto i riflettori è il presidente Gilmar Mendes, sulla cui posizione non ci sono dubbi: voterà per l'estradizione. Ed è proprio nel caso di questo giudice il 'dossier Battistì s'intreccia inevitabilmente con la politica brasiliana, visto che Mendes è ritenuto nel paese come uno dei principali politici anti-Lula. Sempre dal fronte opposizione, sono molte le voci che in queste ore parlano di un forte pressing da parte del governo nei confronti dello Stf. Il rebus estradizione presenta altre incognite. Non è escluso che possa riaprirsi il tema della legittimità dell'asilo a Battisti, oppure che, sulla base di nuovi elementi, uno dei giudici chieda di rivedere la propria posizione già manifestata nell'udienza precedente. A Brasilia qualche giornale ha fatto il nome di Carlos Britto (in passato vicino al Pt, partito di Lula), che ha votato per l'estradizione, ma da più parti tale possibilità è stata scartata. Come finirà la partita-Battisti? Potrebbe esserci un ' pareggio (5 a 5), caso nel quale la tradizione giuridica brasiliana - afferma il legale di Battisti, Luis Barroso - beneficia chiaramente l'imputato. Ma l'udienza potrebbe finire anche 5-4 per l'estradizione, nel caso in cui Toffoli decidesse di non votare. Tenuto conto il parere finale dello Stf, a chiudere la questione sarà Lula, visto tra l'altro - ha puntualizzato oggi Mendes - che tra Italia e Brasile esiste un trattato di estradizione che prevede esplicitamente l'intervento del capo dello Stato. «In Brasile - ha ricordato Mendes - non c'è comunque la tradizione di non rispettare le decisioni della giustizia, in particolare dello Stf»: dichiarazione che è un chiaro invito a Lula affinchè rispetti un'eventuale estradizione di Battisti, nel caso in cui questo sia il verdetto dell'Alta Corte.

BATTISTI: DALLA CATTURA A RIO AL PROCESSO A BRASILIA
Ecco i passaggi chiave della vicenda di Cesare Battisti in Brasile, sulla cui richiesta d'estradizione in Italia è in programma domani una nuova udienza, dopo quella dello scorso 9 settembre, del Supremo Tribunal Federal (Stf). * 18 MARZO 2007 - In Brasile da tre anni, Battisti viene arrestato a Rio de Janeiro. * 3 APRILE 2008 - Via libera della procura generale all'estradizione richiesta dall'Italia, a condizione che Roma commuti l'ergastolo in una pena di 30 anni. * 28 NOVEMBRE 2008 - Per Roma, l'estradizione sembra a portata di mano: il Comitato per i rifugiati (Conare), organo del ministero della Giustizia, respinge la richiesta di Battisti di essere considerato rifugiato politico. Contro tale decisione, i legali dell'ex terrorista presentano ricorso al ministro della Giustizia, Tarso Genro. * 2009 * 13 GENNAIO - Contrariamente al parere del Conare, Genro concede l'asilo politico. L'ultima parola sul caso passa all'Stf. * 14 GENNAIO - Il ministro degli esteri Franco Frattini chiede al presidente Lula che Brasilia riesamini la decisione. * 17 GENNAIO - Scende in campo Giorgio Napolitano: il presidente scrive a Lula esprimendo «stupore e rammarico» per la decisione di Genro. * 27 GENNAIO - L'Italia richiama per consultazioni l'ambasciatore in Brasile, Michele Valensise, che rientrerà nel paese qualche giorno dopo. * 14 FEBBRAIO - Genro manifesta «timori sul fatto che Battisti subisca una persecuzione» se estradato in Italia, dove, afferma, l'ex terrorista «venne condannato in una fase in cui la giustizia applicò norme in vigore, ma anche provvedimenti eccezionali tramite le leggi in difesa dello Stato». * 19 FEBBRAIO - In una lettera dal carcere, Battisti chiede «giustizia» all'Italia. Qualche giorno dopo, precisa: «Non ho mai ucciso, nè voluto uccidere nessuno». * 26 FEBBRAIO - Mozione bipartisan alla Camera dei Deputati italiana che chiede un intervento del governo per ottenere dal Brasile la revoca dell'asilo. * 12 MARZO - «Rimaniamo in fiduciosa attesa dell'imparziale decisione» dell'Alta Corte, sottolinea la Farnesina commentando quanto detto da Genro, per il quale «il Brasile è stato aggredito nella sua sovranità per le dichiarazioni delle autorità italianè». * 9 MAGGIO - Napolitano sottolinea di aver fatto presente a Lula «trattamenti incomprensibilmente indulgenti riservati a terroristi condannati per fatti di sangue e da lungo tempo sottrattisi alla giustizia italianà». * 9 SETTEMBRE - Udienza dell'Stf, che si conclude con un rinvio. Dopo undici ore di dibattimento, la Corte non riesce a pronunciarsi sulla richiesta d'estradizione, sostenuta da quattro giudici e respinta invece da altri quattro, tra i quali il presidente della Corte, Gilmar Mendes. * 23 OTTOBRE - All'Stf s'insedia un nuovo giudice, Josè Antonio Toffoli, al posto di un collega deceduto qualche giorno prima. Ex Avvocato generale di Stato scelto da Lula, Toffoli non precisa se intende votare, oppure no, alla ripresa del procedimento, udienza fissata per domani.
Fonte ANSA