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Data news: 10/11/2009
Argomento:
News
Titolo: Battisti teme per la sua vita se rinchiuso in Italia


«Non riesco a immaginare l'ipotesi di essere estradato in Italia. E certamente temo per la mia vita se fossi rinchiuso in una prigione italiana. Sarebbe una morte annunciata. La mia estradizione significherebbe consegnarmi nelle mani dei miei avversari politici, che oggi occupano incarichi di governo, come nel caso del ministro La Russa». Cesare Battisti, detenuto in Brasile in attesa della imminente sentenza del Supremo Tribunal federal (l'equivalente della Corte costituzionale italiana), chiamato a decidere probabilmente già il 12 novembre sul suo status di rifugiato politico e sull'eventuale estradizione in Italia, risponde di suo pugno ad alcune domande del settimanale 'Oggì. Battisti spiega: «Sono molto fiducioso. Per chi ha combattuto la battaglia che ho combattuto io, contro il potere politico italiano, il pareggio che si è finora realizzato tra i giudici è già una vittoria. Ho fiducia nel Supremo Tribunal Federal e nel presidente Lula: la mia estradizione sarebbe in contraddizione con la storia di entrambi». E aggiunge, pensando a un futuro di uomo libero in Brasile: «Il Brasile è il Paese che mi ha accolto. E non ho mai smesso di scrivere. Infatti ho appena firmato un contratto per pubblicare il mio ultimo libro Essere bambù con la casa editrice brasiliana Martins Fontes, di San Paolo. Rimango molto triste pensando che in Italia la storia della mia vita sia stata raccontata con tanta falsità. Coloro che hanno interesse a falsificare la storia sappiano che la verità finirà sempre per rivelarsi».
Fonte Adnkronos