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Data news: 05/11/2009
Argomento:
News
Titolo: L'ANSA intervista in carcere Cesare Battisti


Per il Governo Berlusconi ormai «sono solo un trofeo» da riportare in Italia: ma nonostante questo «sono pronto a presentarmi in aula. Anche se prima dovrei prendere un buon anti-depressivo».
È un Cesare Battisti provato quello che l'ANSA ha incontrato nel carcere vicino Brasilia, dove fra una settimana l'Alta Corte con tutta probablità si pronuncerà sul suo destino: l'ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac) potrebbe rimanere in Brasile o essere estradato in Italia, dove a suo avviso «rischierebbe la vita». Maglietta celeste, pantaloncini bianchi, scarpe da tennis, piccole spaccature alle labbra, senza manette ai polsi, Battisti (54 anni) ha raccontato i propri timori e speranze in vista dell' udienza del Supremo Tribunal Federal del prossimo giovedì. L'intervista, durante la quale ha avuto momenti enfatici e fasi di evidente fragilità emotiva, si è svolta in uno stanzone del carcere di Papuda, dove vengono rinchiusi prigionieri di 'bassa pericolosita« e da dove si scorgeva il filo spinato della prigione. Al termine dell'incontro, una guardia carceraria gli si è rivolto chiedendo in tono amichevole: »devi mangiare, non puoi indebolirti...O preferisci il cibo italiano?...oppure quello francese?«'. »Ho bisogno di uno psichiatra, da una settimana non riesco a mangiare nè scrivere o lavorare. Il mio corpo accetta solo acqua, vomito tutto«. Ma non si tratta, »di uno sciopero della fame«, in prigione »vengo trattato bene, con rispetto«, ha precisato, rilevando »i contraccolpi psichici« dell'ultima udienza (9 settembre) e della visita delle sue due figlie, »il bene più prezioso che ho al mondo«. L'udienza è finita con un rinvio fino a giovedì, che potrebbe a sua volta concludersi con una sentenza oppure con un nuovo nulla di fatto. Nell'udienza del 9, quattro giudici dell'Stf hanno votato per l'estradizione e tre per la sua permanenza in Brasile. Resta da conoscere il parere di altri tre giudici, e non è escluso che a prevalere sia lo scenario peggiore per Battisti, e cioè l'estradizione a Roma. »Sono in carcere, ha ricordato, ormai da quasi tre anni, e ho sofferto molto a causa dell'attacco indiscriminato e vigliacco della stampa dopo la concessione dell'asilo« da parte del governo brasiliano, lo scorso gennaio. Per il governo italiano »la ragione dell'estradizione non è vedermi in prigione, ma il fatto che ormai sono diventato un trofeo«. L'Italia è »un paese di grandi giuristi, ma i giudici sono un'altra cosa. Se torno, finisco in un carcere di massima sicurezza, nei primi sei mesi in una prigione senza luce diurna«. Dopo l'udienza del 9, Battisti si è d'altra parte detto deluso nei confronti dell'Stf. »Credo sia stato informato male, ma, ha puntualizzato, non ho perso le speranze nei confronti dell'Alta Corte«. Alla domanda se Lula accetterà di dare il via libera ad un'eventuale estradizione, ha risposto di non saperlo: »Credo che in cuor suo spera che la questione sia risolta dall' Stf. Ho fiducia in Lula. In tutti i paesi del mondo lo status di rifugiato è sacro, qualcosa sulla quale ha competenza l'esecutivo«. Commentando l'interessamento sul suo caso, qualche mese fa, subito smentito dall'Eliseo, da parte del presidente francese Nicolas Sarkozy e della 'premiere damè Carla Bruni, Battisti ha infine risposto: »Sarkozy è un grande capo di Stato, e in quanto tale molto generoso. Non conosco Carla Bruni, e niente so«, ha concluso, sulle versioni circolate relative a tale interessamento.
Fonte Dario Pignotti - ANSA