| Home | 

vuoto a perdere

    

   

News

Data news: 20/10/2009
Argomento:
News
Titolo: Rapporto dei servizi: "non abbassare la guardia"


Una minaccia «da non sottovalutare» e nei confronti della quale non bisogna «abbassare il livello di attenzione». A leggere attraverso le analisi tracciate nell'ultima Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza del Dis, il Dipartimento informazioni per la sicurezza, i recenti episodi nei quali ha fatto la sua ricomparsa la sigla delle Brigate Rosse, il fenomeno, sebbene limitato alle minacce recapitate nelle redazioni dei quotidiani o alle scritte sulle mura delle fabbriche, appare comunque inquietante. Sempre alla luce dell'ultima relazione dei servizi segreti al Parlamento, le minacce contro Berlusconi, Fini e Bossi contenute nella lettera inviata al 'Riformista' il 17 ottobre, firmata «Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente» e la scritta contro un delegato Fiom, comparsa ieri davanti all'ingresso di una fabbrica torinese, siglata «Brigate Rosse», sarebbero «interventi in genere di modesto spessore», che «non sembrano, nella maggior parte dei casi, riconducibili ad una strategia univoca nè a realtà eversive organizzate, quanto piuttosto a isolate individualità, spesso gravitanti nell'area dell'estremismo politico». Una lettura che, anche all'indomani dello 'spontaneismò che sembrerebbe alla base dell'attentato di matrice islamica alla caserma Santa Barbara di Milano, assume però contorni affatto rassicuranti. Tornando all'eversione di ispirazione brigatista, gli 007, già con riferimento al 2008, non registrarono «segnali» di vitalità operativa o di pianificazioni offensive. Eppure, ammonivano nel Rapporto, si tratta «di una minaccia da non sottovalutare, e nei confronti della quale non abbassare il livello di attenzione, anche in relazione alla perdurante presenza di un'area di consenso verso programmi rivoluzionari che non escludono il ricorso alla lotta armata».

I militanti del Partito Comunista Politico-Militare (PC P-M), «pur ammettendo lo stato di difficoltà e di arretramento delle forze in lotta -si legge nel rapporto- si mostrano determinati a perseguire la via rivoluzionaria secondo l'impianto strategico dell'ala movimentista delle Brigate Rosse, incentrato sul rapporto dialettico tra Partito e masse e sull'unità tra dimensione politica e militare». Le minacce, quindi, in assenza di una capacità militare adeguata, servono comunque all'universo brigatista per mantenere alta la tensione e suscitare l'attenzione dei media. Già nel 2008, «in continuità con una tendenza già manifestatasi, simboli e linguaggio di ispirazione brigatista sono stati usati in una serie di episodi intimidatori, per lo più missive o volantini, in alcuni casi accompagnati da rudimentali ordigni, nei confronti di esponenti politici, giornalisti, sindacalisti e imprese». Una strategia, ricorderanno gli storici del terrorismo, già vista all'inizio degli 'anni di piombò, con minacce affisse nelle bacheche delle fabbriche, episodi minori di violenza ai danni dei 'capettì Fiat nei piazzali di Mirafiori a Torino e intimidazioni ai danni di delegati sindacali, poi sfociate in veri e propri agguati.

ATTENTI AI LEGAMI CON ALTRE ORGANIZZAZIONI EUROPEE
A voler comunque ricondurre la minaccia al contesto odierno, che, concordano la maggior parte degli osservatori, è completamente diverso da quello degli anni '70, nel loro ultimo Rapporto al Parlamento, i Servizi sottolineano come «il ricorso al lessico brigatista, facilmente reperibile in Internet, riflette sovente il proposito di conferire visibilità e 'valore aggiuntò, in termini di spessore intimidatorio, alle minacce formulate». Eppure, i nostri servizi aggiungono che, «in alcuni casi, tuttavia, l'uso di ordigni incendiari e la reiterazione degli espisodi contro lo stesso obiettivo, come per le azioni di giugno e luglio (2008) a sedi Fiat di Roma, sottendono l'esistenza di soggetti o piccoli gruppi in grado di esprimere un non sottovalutabile livello di pericolosità». Nel dossier, infine, non venivano sottovalutate «le contiguità dell'organizzazione italiana con ambienti eversivi europei» che, si legge, «sono state ulteriormente confermate dall'arresto in Belgio, nel mese di giugno 2008, di cinque elementi sospettati di legami con il PC P-M, tra cui alcuni noti esponenti della formazione terroristica Cellule Comuniste Combattenti».
Fonte Adnkronos