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Data news: 22/09/2009
Argomento:
News
Titolo: Pentinto della 'ndrangheta: "Tutti sapevano di via Gradoli"


L'ESPRESSO, SU SITO TESTIMONIANZA EX BOSS 'NDRANGHETA FONTI = 'RICOSTRUISCE SUO TENTATIVO PER CONTO DI UNA PARTE DELLA DC DI TROVARE LA PRIGIONE DI MORO'
Dalle 16.20 il settimanale 'L'Espresso' ha pubblicato sul suo sito un video e un articolo con la straordinaria testimonianza in prima persona sul rapimento Moro di Francesco Fonti. L'ex boss della 'ndrangheta, grazie alle sue rivelazioni, ha già permesso di trovare in Calabria una nave affondata dolosamente e carica, secondo gli investigatori, di scorie tossiche o radioattive.
Il pentito, adesso, ricostruisce giorno per giorno, il suo tentativo per conto di una parte della Democrazia Cristiana di trovare la prigione di Moro. Fonti ricostruisce i suoi incontri con i vertici del Sismi, i contatti con la banda della Magliana, il dialogo con un deputato Dc e quello con un capo di Cosa Nostra. Fino al delicatissimo appuntamento con il segretario della Dc Benigno Zaccagnini. Una vera e propria indagine sul campo fermata da uno stop improvviso.
Con una scoperta sconvolgente, anni dopo, nel carcere di Opera, dove Fonti fu rinchiuso fianco a fianco con il capo delle Br Mario Moretti.
Fonte ADNKronos

FRANCESCO FONTI, TUTTI SAPEVANO DI VIA GRADOLI MORETTI PAGATO DAL VIMINALE PER MANTENERE IL SUO SILENZIO
Francesco Fonti, il pentito della 'ndrangheta che ha permesso di individuare sui fondali a largo della Calabria le 'navi dei veleni', fa nuove clamorose rivelazioni pubblicate sul sito de «L'Espresso». Una testimonianza in prima persona raccolta da Riccardo Bocca che da anni segue le rivelazioni del pentito che ora getta nuova luce sui retroscena della vicenda Moro. Fonti fu inviato dalla 'ndrangheta a Roma il 20 marzo del '78 chiamato da Riccardo Misasi e Vito Napoli. Incontra il segretario della Dc Benigno Zaccagnini e si rende conto che molti personaggi della banda della Magliana sanno che Aldo Moro, e i suoi rapitori sono in via Gradoli. «Come è possibile, mi domando, che tutta la malavita di Roma sia al corrente di dove si trova il covo delle Br?». Fonti ha riscontri anche dai rappresentanti della 'ndrangheta a Roma e incontra anche la sua fonte nel Sismi, un certo «Pino» che torna poi anche nella vicenda delle «navi dei veleni». L'ultima certezza dopo molti incontri e tante certezze Fonti la ebbe il 4 aprile quando incontrò il direttore del Sismi Giuseppe Santovito. «Pino mi porta dal capo da Forte Braschi, dopo un dialogo interlocutorio, Santovito mi chiede se ho notizie precise riguardo ad un appartamento in via Gradoli 96. Gli rispondo che, in effetti, ho sentito questo indirizzo da amici, e lui commenta: 'Tutto vero, Fonti: è giunto il momento di liberare il presidente Moro'. In ogni caso, aggiunge congedandomi, 'teniamoci in contatto tramite Pino». Contento di quella notizia Fonti torna il 9 o il 10 aprile a San Luca dal suo capo, Sebastiano Romeno, che gli fa le sue congratulazioni ma lo gela con una notizia: «peccato che da Roma i politici abbiamo cambiato idea: dicono che, a questo punto, dobbiamo soltanto farci i cazzi nostri». Fonti, preso dallo sconforto, telefona alla questura di Roma, per invitarli ad andare in via Gradoli 96, «lì troverete i carcerieri di Aldo Moro». Pochi giorni dopo, il 18 di aprile, il covo di via Gradoli 96, viene scoperto, ricorda Fonti, «per una strana perdita d'acqua. Dei brigatisti come è logico, viste le premesse, non c'è traccia. E a questo punto so bene il perchè: non c'è stata la volontà di agire. E Fonti una sorta di risposta l'ebbe quando nel 1990 si trovò nel carcere di Opera insieme a Mario Moretti e si accorse che il capo delle Br riceveva ogni mese una busta con un assegno circolare. »Qualche tempo dopo - rivela Fonti - un brigadiere che credo si chiami Lombardo mi confida che, per recapitare i soldi (del ministero dell'Interno ndr) lo hanno fatto risultare come un insegnante di informatica, e in quanto tale è stato retribuito, l'ennesimo mistero - conclude la testimonianza di Fonti - tra i misteri del caso Moro dico a me stesso; l'ennesima zona grigia in questa storia tragica«.
Fonte ANSA