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Data news: 31/05/2009
Argomento:
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Titolo: Nuvole rosse sulla trincea invisibile. Il libro di Maria Fida Moro


LIBRI: MARIA FIDA MORO FIRMA 'NUVOLE ROSSE SULLA TRINCEA INVISIBILE' = PAGINE PER RICORDARE L'UMANITÀ DEL LEADER DC, NON LA SUA CONDANNA A MORTE Roma, 31 mag. (Adnkronos) - «Quello che è stato nella verità, è. Per ciò è bello vivere». Quest'espressione di Aldo Moro è anche il 'filo rossò che impagina il nuovo libro di Maria Fida Moro, primogenita dei quattro figli del leader democristiano ucciso il 9 maggio del 1978 dalle Brigate Rosse. Il libro si intitola 'Nuvole rosse sulla trincea invisibilè e a firmarne l'introduzione è Luca Moro, il nipote più volte citato nelle lettere dello statista dalla 'prigione del popolò delle Br,. Edito dalla Reality Book (pp. 95, euro 12), il pamphlet è un percorso di ricordi e testimonianze, ma anche il taccuino di un lungo viaggio che intende ricordare Aldo Moro come era da vivo, con la sua umanità e la sua vera forza: la famiglia. «Ognuno ha il suo destino e la sua croce: la mia è di abitare nella trincea invisibile», scrive la figlia maggiore di Moro. Un luogo virtuale, non bello, in cui abitare: «È come se fosse costruito in puro diamante, niente può scalfirlo. È una prigione dalla quale chi è entrato, fosse pure per sbaglio, non può più uscire». Alla famiglia dell'ex presidente del Consiglio succede proprio questo: «C'è sempre un riferimento al caso Moro che ci fa ripiombare nel dolore disperato ed inutile che abbiamo già dovuto vivere una trentina di anni fa e che non ci lascia mai, come se stesse succedendo in diretta ogni singolo nuovo giorno». Accade così dal 16 marzo 1978, da quando cioè Aldo Moro viene sequestrato da un commando delle Br in via Fani a Roma, alla vigilia del voto parlamentare che, per la prima volta dal 1947, sancisce l'ingresso del partito comunista nella maggioranza di governo. «Se in tutti questi anni ci fosse almeno stato silenzio avremmo, forse, trovato un modo di vivere quasi in pace. Non è andata così», spiega Luca Moro, l'unico nipotino che lo statista abbia potuto conoscere. «Vorrei che mio nonno -aggiunge Luca, musicista e compositore- fosse ricordato vivo, vorrei che la gente sapesse la storia della sua vita e non sempre e solo l'esito della sua condanna a morte». Perchè «l'unica e la vera cosa importante, che dovrebbe essere ricordata e tramandata, è l'umanità di Aldo Moro».

UNO SCATTO IN BIANCO E NERO RACCONTA UN UOMO DI PACE CHE VA INCONTRO AL SUO DESTINO
È decisa anche Maria Fida: «Non voglio ricordare mio padre come un corpo raggomitolato in un portabagagli e tantomeno nella foto orrenda sotto la demoniaca stella a cinque punte e nemmeno come presidente del Consiglio solitario passeggero nell'autobus, che attraversa una capitale sonnolenta. Lo voglio ricordare con lo sguardo estatico davanti al presepio o tutto compiaciuto alla fine del saggio che concludeva l'esercitazone di Protezione Civile Febo V, con il castello di manovra montato davanti all'azzurro mare di Bari. Intendo rammentarlo com'era quando mi portava in braccio piccina alla scoperta del mondo -aggiunge l'ex senatore nella X legislatura- Chissà se quando ero Pissi (la piccolina) fossi rimasta tra quelle braccia amorevoli, abbarbicata come un koala, e non ne fossi mai scesa, forse avrei potuto proteggerlo o almeno andarmene con lui in modo che non fosse così solo». Di anni Maria Fida ne ha oggi 62, la stessa età del padre quando fu stroncato dal piombo brigatista. E in copertina del libro, la figlia di Moro ha voluto una foto inedita. Scattata da lei stessa la fine di settembre o inizi di ottobre del 1975. La foto occhieggia sulla carta con tutto il suo significato simbolico: il figlio Luca se ne stava nella sua carozzina rossa mentre il nonno, in abito nero perchè in procinto di andare a qualche cerimonia, lo spingeva fiero in una specie di girotondo sulla terrazza di casa, in via del Forte Trionfale. È uno scatto in bianco e nero: «Vi è rappresentato un uomo pacifico, ma non ignaro, che se ne va incontro ad un destino terribile». E più oltre con la figlia del cinque volte presidente del Consiglio, scandisce: «Se la foto fosse stata a colori come era nelle mie intenzioni sarebbe stato facile notare che il rosso della carrozzina di Luca era rosso sangue». Già, il rosso. È quasi una costante nella vita di Maria Fida Moro: in queste pagine ci sono le scarpe pedule rosse, che la mostrano nel deserto del massiccio dell'Hoggart, ci sono i suoi ricordi da bambina con la bici rossa e c'è il rosso del sangue che disegna un lungo cerchio di dolore. Dentro vi giocano ombre e dolori nello spazio che incrocia la Fida dell'eremo e quella della poltrona, due anime che «si salutano come due frequentatori di arti marziali sul tatami». Ma c'è anche il rosso di quel 'potere che vorrebbe mi nutrissi di odio nel totale oblio. Ed in questo caso, srotolerebbe tanti bei tappeti rossi«.

SI CHIAMERÀ 'IL MANTRA DEL CORIANDOLO' IL FILM CHE LA FIGLIA DELLO STATISTA E IL NIPOTE LUCA PREPARANO PER IL 2010
Il dolore è una ferita che brucia. Brucia forte, tanto che in un passaggio Maria Fida Moro annota: «Se solo si fosse staccato davvero il balcone al quinto piano del palazzo in cui abitavo, terrazzino al quale mi ero accampata ad undici anni mossa dal fantasioso desiderio di sfuggire al dolore, quanto sarebbe stato meglio! O se ancora loro, quelli che hanno pensato bene di portarsi via nostro padre e poi di ucciderlo dopo cinquantacinque giorni di allucinante agonia, avessero optato per una bomba e ci avessero ucciso tutti e tutti insieme, quanto sarebbe stato meglio!». La «guerra è solo nostra -spiega- messa in atto da tanti che volevano morto Aldo Moro e che non si accontentano della sua morte fisica. Ed io aggiungo sempre che se mio padre tornasse miracolosamente lo ucciderebbero ancora e ancora». «Mentre scrivo la Francia ha 'per ragioni umanitariè negato l'estradizione all'ex brigatista rossa Petrella -annota la figlia maggiore dello statista Dc- Ma queste ragioni umanitarie valgono sempre e solo nei confronti dei carnefici e neppure una volta per sbaglio nei confronti delle vittime e dei loro familiari?». In queste pagine anche la conferma di un annuncio fatto dalla stessa Maria Fida Moro all'ADNKRONOS, il 13 maggio 2008: «Luca e io stiamo preparando un film surreale su Aldo Moro, non sul caso Moro, non sui cinquantacinque giorni, non sugli intrighi internazionali o politici. Solo su mio padre ed il senso della sua vita». «Luca ha già composto la colonna sonora -fa sapere Maria Fida Moro- Papà, grande appassionato di cinema, si meritava un bellissimo film e visto che, passati noi, nessuno lo farà avendo memoria di com'era veramente, è necessario spicciarsi. 'Il mantra del coriandolò, sottotitolo 'Per ciò è bello viverè deve essere pronto entro l'autunno 2010, in tempo utile per presentarlo ai concorsi cinematografici internazionali, a dispetto di tutto e tutti».
Fonte Adnkronos