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News
Data news: 22/05/2009
Argomento: News
Titolo: Mancini (ex Potere Oepraio) libero per prescrizione
«Sono libero e il mio esilio di circa trent'anni è finito»: lo ha detto l'ex esponente di Autonomia Operaia Pietro Mancini, residente da anni in Brasile e condannato in Italia a vent'anni per diversi reati, tra i quali l'omicidio di un vicebrigadiere della polizia nel 1977. La Corte d'Assise di Milano ha «ridotto di circa 15 anni il periodo di prescrizione delle pene relative alla mia partecipazione nel movimento politico degli anni '70 in Italià, ha detto all'ANSA Mancini, senza nascondere la propria »sorpresa e allegria« per tale decisione, precisando che la riduzione del periodo di prescrizione gli è stata comunicata dal suo legale, Gabriel Fuga. Mancini era stato arrestato su richiesta dell'Italia il 22 giugno del 2005 a Rio de Janeiro, in quanto ricercato dalla magistratura italiana dopo una condanna a vent'anni per rapine, adesione a gruppo sovversivo e a banda armata, e per l'omicidio del vicebrigadiere Antonino Custra a Milano, ma il Supremo tribunale di giustizia brasiliano aveva poi respinto la richiesta di estradizione dell'Italia. Mancini, 60 anni, vive a Rio de Janeiro da più di 25 anni, dove ha una figlia maggiorenne e gestisce una società di produzione di video.
Il nome di Pietro Mancini ricorre spesso nelle cronache giudiziarie legate alle vicende di terrorismo degli anni Settanta tra cui quelle relative al processo 7 aprile, a quello contro il gruppo di 'Rossò e quello per l' omicidio del brigadiere Antonino Custrà Processi nei quali, insieme a Mancini, erano imputati, a vario titolo e per fatti diversi, Toni Negri, Marco Barbone e Corrado Alunni. Al processo 7 aprile, istruito dalla magistratura padovana contro esponenti dell' area dell' autonomia, il suo ruolo emerse per la rapina che, secondo il pentito Marco Barbone (che fece parte del gruppo di fuoco che uccise Walter Tobagi), avrebbe avuto tra i protagonisti proprio Corrado Alunni, leader di Prima Linea, e Pietro Mancini, compiuta in una banca nel dicembre del 1976. Il nome di Mancini emerge anche nel processo sugli incidenti di piazza avvenuti a Milano il 14 maggio 1977 e culminati nell' uccisione da parte di estremisti di sinistra del brigadiere di pubblica sicurezza Antonino Custrà. Mancini fu inquisito in qualità di componente della segreteria di «Rosso» e facente parte del servizio d' ordine. Il processo si concluse del 1992. Per effetto dello sconto di un terzo di pena previsto dal rito abbreviato, Pietro Mancini venne condannato a cinque anni. Analogo il trattamento nel processo celebrato a Milano nel 1994 contro esponenti dell'autonomia operaia tra cui Toni Negri e Oreste Scalzone, nel quale Mancini venne condannato a quattro anni.
Il legale dell'ex componente di Autonomia operaia, Pietro Mancini, l'avvocato Gabriele Fuga s'è limitato a confermare che «la Corte di assise di appello di Milano ha dichiarato prescritte tutte le pene» relative ai reati per cui era stato condannato il suo assistito. L'avvocato non ha però voluto entrare nel merito del provvedimento dei giudici milanesi. Mancini è ora, in sostanza, un uomo libero.
Il mio impegno per l'estradizione di Battisti
«Vorrei interpretare tale decisione - ha detto Mancini - come un segnale di distensione e maturità da parte della giustizia italiana nei confronti dei procedimenti giudiziari ancora aperti nel ciclo delle lotte sociali e politiche degli anni '70, tristemente ricordati nel mio paese quali 'anni di piombò». «Siamo profondamente impegnati contro l'estradizione di Cesare Battisti»: ha ricordato Mancini, secondo il quale una amnistia sarebbe «la soluzione più indicata per porre fine alla repressione e persecuzione di un'intera generazione di militanti degli anni '70 in Italia».
Fonte ANSA
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