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News
Data news: 20/05/2009
Argomento: News
Titolo: Dieci anni fa, l'omicidio di Massimo D'Antona
TRE BR SCONTANO ERGASTOLO, DUE DONNE AI DOMICILIARI, LA PENTITA BANELLI E LA SARACENI
Era la mattina del 20 maggio 1999 quando tre colpi di pistola calibro 38 in via Salaria a Roma, dopo anni di silenzio o di piccole azioni, fecero capire che il terrorismo era tornato ad uccidere.
Vittima il docente di diritto del lavoro all'ateneo romano La Sapienza Massimo D'Antona, 51 anni, consigliere dell'allora ministro del lavoro Antonio Bassolino. I terroristi colpirono poi tre anni dopo, a Bologna, uccidendo Marco Biagi, anche lui giuslavorista. I killer, quella mattina, lo aspettarono a poca distanza dalla sua abitazione, e quando D'Antona si avviò verso il suo studio, poco lontano da casa, lo freddarono sparandogli quasi a bruciapelo.
Passano poche ore e le 'Brigate rosse per la costruzione del Partito comunista combattente’ (Br-Pcc) rivendicarono l'attentato con una risoluzione strategica di 28 pagine. Da quella mattina cominciò l'inchiesta giudiziaria che portò poi allo smantellamento delle nuove Br. Dopo otto anni, a giugno del 2007 diventano definitivi gli ergastoli inflitti a tre esponenti delle Nuove Br, Nadia Desdemona Lioce, considerata il capo, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma accusati dell'omicidio di Massimo D'Antona: la Cassazione ha confermato quindi il carcere a vita per i tre brigatisti deciso in appello. Mentre due brigatiste, Cinzia Banelli, la ex compagna 'Sò, condannata a 12 anni, e Federica Saraceni, condannata a 21 anni, hanno ottenuto gli arresti domiciliari. La prima perchè collaborò alle indagini, la seconda perchè incinta.
E nelle lunghe e sempre tortuose indagini sul mondo del terrorismo nazionale e di quello contiguo di fiancheggiatori e nuovi terroristi, anche a Roma, dopo l'omicidio di Massimo D'Antona, la procura e gli investigatori dell'antiterrorismo esplorarono il mondo vicino ai centri sociali e quella fascia di sindacato ritenuta non trasparente nei rapporti con alcuni terroristi.
Filoni d'inchiesta che poi dopo anni non si rivelarono utili. Come nel caso degli otto militanti di Iniziativa Comunista finiti in carcere perchè ritenuti fiancheggiatori delle Br: su di loro calò il sipario, con la sentenza di primo grado e dopo una lunga detenzione. Ad essere assolti nel settembre del 2004 furono Norberto Natali, il leader del gruppo,la sorella Sabrina, Luca Ricaldone, Barbara Battista, Gennaro Franco, Rita Casillo, Raffaele Palermo e Stefano De Francesco, tutti giovani frequentatori di un centro sociale romano.
E ancora prima della svolta sull'omicidio del giuslavorista ucciso in via Salaria le indagini furono contrassegnate da quello che gli stessi investigatori definirono un incidente di percorso: l'arresto di Alessandro Geri, un tecnico informatico, anche lui appartenente al mondo dei centri sociali romani che aveva una collaborazione con la Cgil, sospettato di essere il telefonista che rivendicò l'omicidio D'Antona. Un'accusa che cadde con l'alibi fornito da un'amica dell'indagato che rimase sotto il mirino delle indagini per due anni, fino a quando non ottenne l'archiviazione del procedimento.
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