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News
Data news: 29/04/2009
Argomento: News
Titolo: La Saraceni non si è mai distaccata dalla lotta armata
Nei confronti di Federica Saraceni, tornata in carcere per l'omicidio di Massimo D'Antona avvenuto a Roma il 20 maggio di dieci anni fa, è stata giustamente utilizzata «severità» data la «totale adesione agli ideali del terrorismo ancora nel 2003».
La Cassazione spiega così il perchè, lo scorso 18 febbraio, ha respinto il ricorso della difesa della Saraceni, confermandone la condanna a 21 anni e 6 mesi di reclusione. Anzi, dice la Suprema Corte, la Saraceni ha aderito al terrorismo anche «al momento del necrologio redatto in occasione della morte di Mario Galesi, quando vi era già stato contestualmente l'omicidio Petri che era veramente una cosa inaccettabile, ma anche il mendacio e la mancanza di qualsiasi distacco dalla lotta violenta ad anni di distnza dall'omicidio D'Antona».
A fronte di queste considerazioni, la Prima sezione penale trova che «sostenere ora che il memoriale» della Saraceni ritrovato il 20 dicembre del 2003 «la cui natura strumentale è stata sottolineata da più parti, dimostrerebbe la sua avversione rispetto all'omicidio politico e che si tratta di persona sincera pare francamente eccessivo». Di conseguenza, dice ancora la Cassazione, legittimamente la Corte d'assise d'appello della capitale, nell'aprile 2008, l'ha individuata «come la militante VT che aveva partecipato all'attentato D'Antona con il ruolo attribuito nel docuemtno di programmazione, anche prendendo in locazione l'appartamento di Cerveteri per le necessità dell'associazione eversiva in relazione a tale attentato». Piazza Cavour ha inoltre confermato l'assoluzione dall'omicidio D'Antona per Paolo Broccatelli (fu condannato a 9 anni per la sola associazione eversiva), come pure i 7 anni e 6 mesi di reclusione per Diana Blefari Melazzi.
Fonte Adnkronos
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