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News
Data news: 07/04/2009
Argomento: News
Titolo: 30 anni fa, il blitz contro Autonomia Operaia
PROCURATORE CALOGERO 'SI RISCHIAVA LA GUERRA CIVILE, NON POTEVAMO PIÙ ASPETTARE'
«Gli elementi che avevo raccolto indicavano, con estrema chiarezza, che esisteva un piano di sovvertimento delle istituzioni democratiche, volto a provocare una guerra civile. Non si poteva più aspettare». Così il Procuratore della Repubblica di Padova, Pietro Calogero in un'intervista a il 'Corriere del Venetò oggi ricorda il blitz che il 7 aprile del 1979 portò in carcere tra Padova, Milano e Roma e altre città decine di militanti di sinistra dell'area dell' Autonomia Operaia con l'imputazione di associazione sovversiva, tra cui il prof. Antonio Negri ordinario di Dottrina dello stato all'Università di Padova. E, l'allora pm spiega che «avevano detto che cercai di dimostrare che l'Autonomia Operaia Organizzata e le Brigate rosse erano la stessa cosa. Io non l'ho mai detto nè mai pensato. Ho cercato di provare che tra queste due organizzazioni vi era un progetto strategico comune: da una parte l'illegalità di massa, dall'altra le formazioni combattenti semiclandestine, e poi quelle clandestine. La convergenza si manifestava e si riassumeva nel »partito armato«. »Vuole un paragone? -spiega il procuratore Calogero- Era come una coalizione di forze politiche distinte, che cooperano per lo stesso fine pur conservando le loro specifiche individualità. Solo nel Veneto vi erano stati oltre novecento attentati. La gente era sconvolta da tanta violenza. Dopo gli arresti del 7 aprile, mi sono convinto che l'impianto terroristico, da quel giorno in poi, si sarebbe sgretolato. Come in realtà è accaduto«.
E il procuratore Calogero assicura nell'intervista al 'Corriere del Veneto' che non furono i pentiti a indicare la strada: «Assolutamente no. Tre testimoni confermarono quanto già sapevamo. Ricordo che uno di loro, che aveva fatto parte di Potere operaio (il gruppo che poi artificialmente si autosciolse), venne da me poco dopo l'assassinio dell'operaio genovese Guido Rossa, che aveva denunciato le Br. Il peso che aveva sulla coscienza quel testimone era diventato insopportabile, e mi raccontò tutto. Da magistrato e da uomo ammiro il coraggio di chi ha rotto il muro dell'omertà. Le istituzioni dovrebbero essere infinitamente grate a chi, per proteggerle e salvarle, ha messo davvero a rischio la propria vita»
Fonte ADNKronos
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