| Home | 

vuoto a perdere

    

   

News

Data news: 26/03/2009
Argomento:
News
Titolo: Nel mirino dei rapitori, il banchiere Giovanni Cartia.


Per finanziare una nuova impresa edile costituita da gruppi mafiosi, che avrebbe dovuto eseguire lavori pubblici al Nord, pregiudicati nisseni avrebbero progettato il sequestro di un banchiere e rapine a gioiellerie e porta valori. Il retroscena emerge dall'inchiesta della procura della Repubblica di Caltanissetta che ha portato stamani i carabinieri ad eseguire otto ordini di custodia cautelare in carcere; uno dei provvedimenti riguarda anche un ex appartenente alle Brigate rosse. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata alla detenzione di armi ed esplosivi e sequestro di persona a scopo di estorsione, con l'aggravante per tutti di essere un' associazione armata. L'ex terrorista arrestato è Calogero La Mantia, nisseno, che negli anni Settanta finì in carcere perchè faceva parte della colonna milanese delle Brigate Rosse. Dopo aver scontato la pena si è trasferito a Gela dove, secondo gli inquirenti, insieme a Vincenzo Pistritto, pregiudicato della «Stidda», avrebbe progettato il sequestro del banchiere Giovanni Cartia, che è presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Il piano doveva essere eseguito nei prossimi giorni, prima di Pasqua. I magistrati e i carabinieri della compagnia di Gela sono intervenuti subito, chiedendo l'arresto degli otto indagati. Uno di loro, però, risulta ancora irreperibile. Durante la perquisizione effettuata stamani nell'abitazione di La Mantia, i carabinieri hanno trovato documentazione che fa riferimento a Cartia, compreso sue fotografie e altro materiale che è stato scaricato da internet. Tutto ciò proverebbe quello che è stato raccolto durante le indagini dagli investigatori sul progetto di sequestro del banchiere. Dalle intercettazioni emerge che La Mantia e Pistritto, dopo aver effettuato sopralluoghi, e controllato le persone che abitavano con Cartia, avrebbero voluto fare irruzione nella sua abitazione di giorno per portarlo via. Un sequestro «lampo», per via del fatto che contavano sul pagamento immediato dei familiari. L'uomo sarebbe stato poi rilasciato in una strada di campagna vicino Comiso. Un altro progetto di rapimento avrebbe riguardato l'imprenditore di Gela, Vincenzo Cavallaro.
Fonte ANSA