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Data news: 28/02/2009
Argomento:
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Titolo: Cinema: ritorno al passato ('68 e anni di piombo)


Dopo The Dreamers di Bernardo Bertolucci, dopo i film di Ferrara e Bellocchio sul rapimento Moro, dopo La mia generazione di Wilma Labate e Colpire al cuore di Gianni Amelio, il cinema italiano torna a parlare di '68, terrorismo e dintorni. È da poco arrivato nelle sale 'Il sol dell'avvenirè il documentario di Gianfranco Pannone tratto dal libro di Giovanni Fasanella e Alberto Franceschini 'Che cosa sono le Br', mentre uscirà il 24 aprile - con possibile partecipazione al festival di Cannes - il film parzialmente biografico di Michele Placido sul '68 intitolato 'Il grande sognò. Dopo l'estate sarà poi la volta della pellicola di Renato De Maria con 'La prima lineà ispirato al libro 'Miccia Cortà di Sergio Segio, l'ex comandante Sirio di Prima Linea. Così Riccardo Scamarcio, l'attor giovane più richiesto del momento, appena due anni dopo aver attaccato lucchetti d'amore a Ponte Milvio per Ho voglia di te, si è ritrovato prima in elmetto e cappotto grigio-verde da poliziotto anni Sessanta per Michele Placido e poi, in questi giorni sul set a Torino, con la barbetta del terrorista Sergio Segio per Renato De Maria. E il cinema italiano torna ad affiancare all'orgia di commedie sentimental-natalizie, agli Ex e agli Italians (altro film con l'onnipresente Scamarcio) il filone del cinema politico, mentre echeggiano nomi per anni dimenticati come, appunto, Sergio Segio, Alberto Franceschini, Susanna Ronconi e Guido Viale. Alla figura di Guido Viale, leader carismatico del Movimento Studentesco torinese, si ispira nel Grande Sogno il personaggio affidato a Luca Argentero, che intreccia i propri destini con il poliziotto proletario Scamarcio (uno dei celerini contrapposti agli universitari contestatori borghesi con cui si schierò Pier Paolo Pasolini in un celebre fondo sul Corriere della Sera). I due si contendono Jasmine Trinca, ragazza della buona borghesia cattolica che abita ai Parioli, sorella di uno scrittore interpretato in un cammeo dallo stesso Placido, che nella realtà ai tempi di Valle Giulia era invece il poliziotto cui si ispira il personaggio di Scamarcio. Pur cominciando e finendo a Los Angeles sulle tracce della protagonista femminile, Il grande sogno è un film molto romano, girato nei quartieri universitari di Castro Pretorio e San Lorenzo, oltre che sulle gradinate ella facoltà di architettura a Valle Gilia, dove è stata ricostruita la battaglia tra celerini e studenti. La prima linea vedrà invece accanto a Scamarcio nel ruolo di Sergio Segio Giovanna Mezzogiorno in quello della sua compagna Susanna Ronconi ed è ispirato al libro Miccia Corta in cui Segio racconta una delle azioni più clamorose della lotta armata in Italia: l'assalto al carcere di Rovigo con cui nel 1982 liberò la sua compagna Susanna Ronconi e altre due detenute politiche. Il racconto, incalzante, si snoda nella sola giornata in cui si svolse l'azione, il 3 gennaio, ma ripercorre allo stesso tempo le lotte e i movimenti degli anni Settanta ricordando le origini della lotta armata. Per quella azione e per altre, Segio ha scontato ventidue anni di carcere e adesso, a pena conclusa, si occupa di volontariato sui problemi di carcere, esclusione e tossicodipendenze. Dopo le polemiche che hanno accompagnato il finanziamento pubblico del documentario Il sol dell'avvenire quando il ministro Bondi manifestò «amarezza e sconcerto per una ricostruzione che dà voce solo ai protagonisti di un'ideologia criminale»), il copione di La prima linea, scritto da Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo e Fidel Signorile, prima di ricevere le sovvenzioni ministeriali è passato al vaglio dei familiari delle vittime del terrorismo, su richiesta del ministero dei Beni Culturali. Spiega Gianluca Arcopinto - produttore del film insieme ad Andrea Occhipinti della Lucky Red - che è stata organizzata un'audizione in cui rappresentanti delle varie associazioni dei parenti delle vittime hanno fatto domande sia agli sceneggiatori che al regista e hanno potuto prendere visione della sceneggiatura: ci sono stati pareri contrastanti, ma alla fine il ministero ha concesso i finanziamenti. Quanto a Segio, non ha collaborato alla sceneggiatura, si è limitato a concedere i diritti del suo libro chiedendo in cambio che venissero fatte dele donazioni ad una serie di associazioni da lui indicate.
L'Italia ci ha messo un pò di tempo prima di elaborare il lutto del terrorismo e decidersi a raccontare sullo schermo quel periodo e i suoi prodromi del '68, ma una volta rotto il ghiaccio è cominciato un filone che trova oggi nuovo vigore nel 'Grande sognò di Michele Placido e in 'La prima lineà di Renato De Maria. Ecco alcuni titoli significativi del passato: - Colpire al cuore di Gianni Amelio (1982). L'attuale direttore del Torino Film Festival è stato uno dei primi ad affrontare il tema terrorismo in Italia. Sulla scia di quanto aveva fatto in Germania Margarethe Von Trotta con Anni di piombo, uscito un anno prima, Amelio, pur raccontando una storia privata come il rapporto conflittuale tra padre e figlio, si cala perfettamente nell'atmosfera allarmante di quegli anni tra retate, fughe e delazioni. - Il caso Moro di Giuseppe Ferrara (1986) e Buongiorno notte di Marco Bellocchio (2003). Su un episodio centrale del terrorismo italiano come il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro vale la pena citare, se non altro per l'interpretazione di Gian Maria Volontè, il film di Ferrara che ricostruisce i 55 giorni di prigionia e la morte del presidente della DC basandosi sugli atti dei processi e della commissione parlamentare. Sette anni più tardi è arrivato il film di Bellocchio liberamente ispirato al libro della terrorista Anna Braghetti che punta invece sul rapporto tra Moro e suoi carcerieri. - La mia generazione di Wilma Labate (1996). Il film rievoca gli anni di piombo attraverso la storia di un terrorista rosso che sta scontando una pesante condanna quando un comandante dell'antiterrorismo lo fa trasferire per indurlo a collaborare rivelando i nomi dei suoi complici. - La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana (2003). In questa saga di una famiglia borghese, il regista segue soprattutto le vicende dei due figli maschi, un poliziotto e uno psichiatra basagliano entrambi figli del '68, e il loro diverso coinvolgimento nel movimento studentesco e nella lotta armata. - The dreamers di Bernardo Bertolucci (2003) - Col filtro della memoria Bertolucci rievoca il Sessantotto parigino, i suoi sogni e la sua buona dose di necessaria incoscienza, attraverso le vicende di tre ragazzi legati dalle stesse passioni. - Guido che sfidò le Brigate Rosse di Giuseppe Ferrara (2007). Il regista di Il caso Moro torna a occuparsi degli anni di piombo con un film tutto centrato sulla figura di Guido Rossa, operaio e sindacalista della Cgil alle acciaierie di Cornigliano, ucciso in un agguato nel 1979.
Fonte ANSA