| Home | 

vuoto a perdere

    

   

News

Data news: 23/02/2009
Argomento:
News
Titolo: Il SISDE ha spiato i brigatisti per tre anni


Ha parlato di «incontri clandestini con modalità tipiche dei brigatisti» il generale Mario Mori, ex direttore del Sisde, che ha testimoniato oggi nel processo in corso a Milano a carico dei 17 presunti appartenenti alle cosiddette 'Nuove Br'. Il generale è stato citato come teste dalle difese degli imputati per chiarire il contributo che il servizio di intelligence civile diede alle indagini sul gruppo che si richiamava alla seconda posizione delle Br. Un contributo che, a detta dei legali, fu «anomalo». Mori, rispondendo alle domande, ha spiegato che il Sisde sotto la sua direzione cominciò ad interessarsi di alcuni componenti del Partito comunista politico-militare nei primi mesi del 2003, quando, tramite una fonte, venne a conoscenza della pubblicazione del foglio clandestino 'Aurorà. L'attività di monitoraggio, ha chiarito il generale, andò avanti fino alla primavera del 2006, quando il Sisde decise di far pervenire la documentazione raccolta in una informativa trasmessa al dipartimento di pubblica sicurezza.
Rispondendo alle domande dell'avvocato Sandro Clementi, che chiedeva se in quei tre anni il servizio avesse raccolto prove di reati commessi, Mori ha risposto: «no, di certo». Il generale infatti ha spiegato che «avevo l'obbligo di riferire quando individuavo il passaggio da un'attività informativa a elementi probatori competenti l'autorità giudiziaria, e così feci». Mori ha raccontato che il servizio seguì più volte gli imputati Claudio Latino, Davide Bortolato, Alfredo Davanzo e Vincenzo Sisi nei loro incontri «clandestini», anche in Francia e in Svizzera. L'ex direttore del Sisde, ora responsabile di un ufficio per la sicurezza del comune di Roma, ha chiarito che durante l'attività di monitoraggio sul gruppo riferiva al sottosegretario Gianni Letta e al ministro dell'Interno. «Dopo la trasmissione della relazione raccolta, non ci siamo più occupati della vicenda perchè non ci competeva», ha concluso Mori.
Fonte ANSA