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Data news: 19/02/2009
Argomento:
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Titolo: Federica Saraceni è agli arresti domiciliari


La Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma ha eseguito l'ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma, nei confronti di Federica Saraceni. Alla donna, per la quale è stata calcolata, in virtù del periodo di detenzione già sofferto, una pena residua da espiare di anni 16 e mesi 10 di reclusione, è stata provvisoriamente applicata, come da decisione del Tribunale di Sorveglianza, la misura alternativa della detenzione domiciliare. Si è conclusa così la vicenda processuale che in I grado aveva visto l'assoluzione di Federica Saraceni dall'accusa relativa all'omicidio del professor Massimo D'Antona e la sua condanna per partecipazione a banda armata. Questa sentenza era stata ribaltata in appello, quando Federica Saraceni era stata condannata a 21 anni e mesi sei di reclusione. Questa sentenza è stata confermata dalla Suprema Corte di Cassazione.
Federica Saraceni era stata individuata ed arrestata nell'ottobre del 2003 dalla Digos di Roma, nel corso dell'operazione che ha portato alla disarticolazione delle Br - Pcc. La donna, in contatto con la brigatista Laura Proietti, quest'ultima detenuta e condannata in via definitiva per l'omicidio del professor Massimo D'Antona, è stata ritenuta responsabile, tra l'altro, di aver affittato un covo per l'organizzazione a Cerveteri, nel periodo di preparazione ed esecuzione dell'attentato. Peraltro, per tale esigenza, aveva la disponibilità di un telefono cellulare, cosiddetto di «organizzazione» la cui utenza fu trovata annotata su un foglietto nella disponibilità del brigatista Marco Mezzasalma, insieme ad altre utenze cellulari utilizzate dagli appartenenti alle Brigate Rosse. Con la condanna definitiva di Federica Saraceni, sono sei i brigatisti condannati per l'omicidio del giuslavorista, avvenuto a Roma il 20 maggio del 1999: Nadia Desdemona Lioce, Laura Proietti, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma e Cinzia Banelli, quest'ultima, dopo essersi distaccata dall'organizzazione, ha collaborato con gli inquirenti. All'attacco terroristico partecipò anche il brigatista Mario Galesi, morto nel corso del conflitto a fuoco con appartenenti alla Polfer, in cui rimase vittima anche il Sovrintendente della Polizia di Stato Emanuele Petri.