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News
Data news: 02/02/2009
Argomento: News
Titolo: Br: la Procura di Firenze archivia l'inchiesta sull'omicidio Conti
Dopo 23 anni, la Procura di Firenze ha archiviato l'inchiesta sull'omicidio di Lando Conti, l'ex sindaco del capoluogo toscano, ucciso da un commando brigatista il 10 febbraio del 1986. Ad accogliere la richiesta avanzata dai pm Francesco Fleury e Giuseppe Nicolosi, scrive oggi il 'Corriere Fiorentinò, è stato il gip David Monti. A questo punto l'unica speranza di riaprire il fascicolo, dal momento che l'omicidio non si prescrive mai, è che qualcuno si decida a confessare e aiuti gli inquirenti a sistemare al loro posto gli ultimi tasselli che ancora mancano per completare il quadro di quell'omicidio. Escono di scena dunque gli 'irriducibilì delle Brigate Rosse Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Simone Boccaccini, escono di scena gli altri due indagati, Fabio Matteini e il suo amico, un dipendente del Comune di Firenze, tutti perquisiti nel giugno scorso con l'accusa di 'omicidio con l'aggravante della finalità terroristicà. Chi sparò materialmente i 13 colpi di mitraglietta 'Skorpion' all'ex sindaco e chi guidò la Fiat Uno rossa fino al luogo dell'agguato, sono rimasti sempre nell'ombra protetti dal silenzio degli irriducibili.
LA STESSA MITRAGLIETTA 'SKORPION' AVEVA SPARATO AD ACCA LARENTIA, POI CONTRO TARANTELLI E RUFFILI
Anni dopo vennero condannati cinque brigatisti per l'omicidio Conti: agli arresti finirono Maria Cappello e Fabio Ravalli, condannati all'ergastolo insieme all'ideologo del gruppo, Michele Mazzei; Marco Venturini, condannato a 30 anni e ora tornato in libertà, e Daniele Bencini, condannato per banda armata. Nessuno di loro ha mai svelato nulla su quel delitto. È convinzione degli investigatori che ancora manchino all'appello cinque o sei persone di quel commando. Quelle che l'ultima inchiesta aperta dalla Procura di Firenze ha cercato inutilmente di identificare. La stessa mitraglietta 'Skorpion' con cui venne ammazzato Lando Conti, scopriranno poi le indagini, nel gennaio 1978 aveva ucciso due giovani missini ad Acca Larentia, nel 1985 l'economista Ezio Tarantelli e tre anni dopo il senatore Dc Roberto Ruffilli. Venne ritrovata nel giugno 1988 nel covo brigatista milanese di via Dogali.
IL FIGLIO DI LANDO CONTI, INGIUSTO ARCHIVIARE L'INCHIESTA SU OMICIDIO. I MAGISTRATI HANNO INFORMATO PRIMA I GIORNALI DI NOI
Le scelte della Procura di Firenze di archiviare, dopo 23 anni, l'inchiesta sull'omicidio dell'ex sindaco Lando Conti, sono «ingiuste e inopportune». Lo scrive, in una lettera aperta, Lorenzo Conti, figlio dell'ex primo cittadino di Firenze, Lando Conti, ucciso dalle Br-Pcc nel febbraio 1986. «Ringrazio il Procuratore Francesco Fleury di avere informato i quotidiani prima di rivolgersi alla famiglia di Lando - scrive Lorenzo Conti, che ha appreso la notizia leggendo il 'Corriere Fiorentinò - La voglia di apparire sui media è sempre più forte di un gesto di umana correttezza. Si vede che oggi l'umanità e l'educazione sono virtù sempre più rare». La scelta di archiviare l'inchiesta, secondo il figlio di Lando Conti, è sbagliata per numerosi motivi: «Nel momento in cui lo Stato è fortemente impegnato per ricondurre un terrorista in Italia per fargli scontare la pena (Cesare Battisti) - scrive - non si può dichiarare, con un'archiviazione, che lo Stato ha perso nei confronti dei terroristi; il compito della Magistratura è quello di accertare sempre la verità. Dopo 23 anni, come siamo giunti ad un'archiviazione quando mancano all'appello due terroristi che materialmente uccisero un uomo con 13 colpi e altri cinque che supportarono l'azione?».
«UMILIATO DALLA MAGISTRATURA E ABBANDONATO DALLE ISTITUZIONI»
«Lando Conti è stato assassinato dalle Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente oppure è frutto della nostra fantasia? E se così è, perchè non si continua a cercare i colpevoli? - si chiede il figlio dell'ex sindaco di Firenze -. In Italia, da una parte si stanno svolgendo ancora processi contro gli efferati crimini dei nazisti, dall'altra si procede ad archiviare le inchieste. Perchè, nel caso di Lando Conti, c'è tutta questa voglia di archiviare il caso con un'urgenza che non è spiegabile?». «Dopo 23 anni vissuti nel silenzio e nelle difficoltà, abbandonati dalle Istituzioni, mi viene da pormi una domanda: babbo, valeva la pena sacrificare la tua vita per questa Patria? Come figlio di Lando Conti e come vittima del terrorismo - conclude la lettera - oggi mi sento profondamente umiliato dalla Magistratura e abbandonato dalle Istituzioni. I magistrati continuino pure ad occuparsi dei 'casi suoì, io continuerò a gridare: 'vergogna!»'.
Fonte ADNKronos
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