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Data news: 29/01/2009
Argomento:
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Titolo: Battisti: l'idea della fuga fu dei servizi francesi


«L'idea della mia fuga in Brasile fu di un agente dei servizi segreti francesi». Lo rivela, in un'intervista al giornale brasiliano «Istoe», Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Pac condannato a quattro ergastoli, che ha provocato la crisi diplomatica «più grave degli ultimi anni» tra Italia e Brasile. «Io non ho ammazzato nessuno - si difende Battisti, definendo »esagerata« la reazione del nostro Paese - e lo status di rifugiato politico che mi ha concesso il Brasile è stato un catto di coraggio e di umanità da parte del ministro (della Giustizia) Tarso Genro».
«Nello studio dei miei avvocati francesi - racconta l'ex terrorista, arrestato in Brasile nel marzo del 2007, tre anni dopo essere fuggito dalla Francia - (l'agente dei servizi) mi disse che l'Italia stava facendo pressioni, a causa delle denunce contenute nei miei libri. Mi parlò del Brasile, dove mi disse si trovavano molto rifugiati italiani...Una settimana dopo, mi mandò un'altra persona che mi consegnò un passaporto italiano con la mia foto e i miei dati». A quel punto, non furono i servizi a organizzare il suo viaggio: Battisti sostiene di aver viaggiato «in auto dalla Francia verso la Spagna e poi il Portogallo: da Lisbona mi imbarcai per l'isola di Madeira e da lì andai nelle Canarie, dove presi un piccolo aereo per Capo Verde e, in seguito, per Fortaleza». Arrivato in Brasile, afferma l'ex terrorista, «per due anni e mezzo sono stato costantemente controllato, dai brasiliani e dai francesi, sempre, in qualche momento entrarono anche gli italiani».
Battisti ribadisce quindi di «non aver mai ammazzato nessuno: io non sono mai stato un militante militare di nessuna organizzazione...Uscii dai Proletari armati per il comunismo nel maggio del 1978, dopo la morte di Aldo Moro. All'epoca migliaia di militanti abbandonarono i movimenti di lotta armata». L'ex terrorista insiste dunque nel definire «enorme ed esagerata» la reazione dell'Italia: «Io non sono una persona così importante, sono una delle migliaia di militanti italiani degli anni 70...perchè tutto questo con me?». Quindi, nell'intervista di 50 minuti concessa a Istoe nel carcere di Papuda, dove condivide la cella con un austriaco condannato per reati fiscali, Battisti elogia la decisione del ministro Genro, «una decisione solida, lui ha analizzato tutti i documenti, non ne ha fatto una lettura superficiale, la sua è una decisione molto importante non solo per me, ma per l'umanità: l'Italia ha bisogno di rileggere la propria storia e noi stiamo dando alla nazione italiana la possibilità di rileggere la propria storia con serenità, umanamente». Il giornale chiede quindi all'ex terrorista di Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere Pierluigi costretto sulla sedia a rotelle a seguito di un attentato dei Pac. «Quello che sta facendo Alberto Torregiani è triste - afferma - Lui sa che io non ho nulla a che fare con tutto questo, c'è stato uno scambio di lettere, una corrispondenza di amicizia, sincerità e rispetto. Ma lui soffre le pressioni da parte del governo italiano, perchè, dopo tanti anni di lotte, ha ottenuto una pensione come vittima del terrorismo...Gli stanno facendo pressioni, perchè potrebbero ritirargliela».
«La lotta armata fu un errore, ora non credo si possa fare una rivoluzione con le armi, io non ho mai sparato a nessuno, ma ho usato le armi in azioni per finanziare le organizzazioni», ammette poi l'ex terrorista, divenuto uno scrittore di libri noir, affermando che, se potesse cambiare qualcosa nella sua vita, di certo «non cambierei le mie idee, cambierei i mezzi per raggiungere i risultati». Quindi, alla domanda su come stia vivendo la crisi tra Italia e Brasile sul suo destino, Battisti risponde: «Al momento ricevo assistenza psichiatrica e sto prendendo un antidepressivo». Sembra incoraggiato. È la prospettiva di essere liberato?, chiede il giornale. «Un poco e poi sono incoraggiato dalla vostra intervista, ma la pressione è enorme, ogni volta che ci penso, non credo che stia succedendo a me». In vista della decisone del Tribunale supremo federale, che si riunirà a partire dal 2 febbraio, l'ex terrorista si dice fiducioso che confermerà lo status di rifugiato politico e, una volta scarcerato, potrebbe anche decidere di andare a vivere a Rio de Janeiro, «un paradiso, una meraviglia». «Non sono calmo - confessa quindi - perchè la pressione è enorme, mi sta lacerando...E poi una cosa mi sorprende: perchè i media non si domandano il perchè di questa reazione esagerata dell'Italia, di questo isterismo.Perchè il presidente e i ministri italiani stanno reagendo in questo modo personale?». Infine, alla domanda su un possibile intervento nella sua vicenda di Carla Bruni, moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy, l'ex terrorista replica: «È una bugia, non penso che Carla Bruni avesse ragioni per intervenire in mio favore».
Infine, Battisti rivendica il ruolo dei suoi libri nel denunciare la 'torturà nel nostro Paese negli anni Settanta. «In Italia è esistita una guerra civile - ricorda al settimanale, al quale rivela di ricevere »migliaia di lettere« in carcere - come abbiamo denunciato all'orchestratore della repressione dell'epoca, l'ex presidente Francesco Cossiga, che mi mandò una lettera personale, riconoscendomi come militante politico. Lui dice che eravamo un gruppo rivoluzionario che voleva prendere il potere con le armi per un progetto socialista. Parole di Francesco Cossiga. Sarà che Berlusconi, il grande mafioso, ha più credibilità di Cossiga?».
Fonte ADNKronos