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News
Data news: 27/01/2009
Argomento: News
Titolo: Ichino ai brigatisti: "Venite a lezione da me"
«Vorrei potermi confrontare con loro faccia a faccia, senza una gabbia di mezzo. Parlare, discutere con loro le mie tesi, le ragioni delle mie proposte. Soprattutto guardarci negli occhi. Se il codice di procedura penale lo consentisse, mi piacerebbe chiedere la condanna degli imputati a questo risarcimento 'in forma specificà: l'obbligo di partecipare a un seminario sulle politiche del lavoro nella mia facoltà, con i miei colleghi, gli studenti, e con me naturalmente. Obbligati ad ascoltare, obbligati a discutere».
Lo ha detto in un'intervista a 'La Repubblicà il giuslavorista Pietro Ichino minacciato in aula dai terroristi al processo in corso a Milano contro i 17 membri delle Nuove Brigate Rosse. «In tribunale ho provato rammarico per non poter parlare con loro - ha aggiunto - In qualità di testimone, il rito non me lo consentiva. Mi è accaduto molte volte, in università, di imbattermi in contestazioni anche aspre da parte di studenti. Sono sempre andato alle riunioni per discutere con loro e ogni volta le tensioni si sono placate, sono riuscito a farmi capire e rispettare. In realtà, come dicevo all'inizio, i brigatisti non sanno nulla nè di me nè delle mie proposte. Mi sembra, poi, che sappiano poco anche del mondo del lavoro reale».
Sulla decisione di costituirsi parte civile nel processo, Ichino ha dichiarato:«In questa vicenda non era e non è in gioco soltanto la mia libertà personale, ma anche la libertà di pensiero e di dibattito di tutta la comunità dei giuslavoristi italiani. Non esiste un altro paese al mondo in cui il mestiere dello studioso dei problemi del lavoro sia rischioso come da noi». «Non vedo un ritorno al clima degli anni Settanta - ha sottolineato - Allora i brigatisti godevano di un'area di consenso molto più ampia». «Non riesco a vedere alcun nesso tra questo terrorismo e il disagio sociale - ha aggiunto - Questi sono impiegati pubblici, tecnici col posto fisso, studenti figli di famiglie ricche». «Le colpe vanno cercate in un passato ormai lontano, nel quale abbiamo consentito una ideologizzazione eccessiva della politica e del movimento sindacale», ha detto.
Fonte ANSA
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