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News
Data news: 21/01/2009
Argomento: News
Titolo: Sabina Rossa ricorda l'omicidio di suo padre
«Uscii per andare a scuola, passai accanto alla macchina di mio padre, ma non la vidi, non vidi il suo corpo riverso sul volante. Ancora oggi quello rimane il cruccio più grande. Se ne accorse lo spazzino».
Così Sabina Rossa, deputata del Pd, figlia di Guido, il primo operaio ucciso dalle Brigate Rosse nel 1979, a trent'anni di distanza ricorda suo padre in un colloquio con 'l'Unita«. Sindacalista Italsider, Guido Rossa fu prima gambizzato e poi finito con un colpo al cuore dalle Br. »Aveva denunciato alla vigilanza dell'Italsider i suoi sospetti su un operaio che diffondeva volantini terroristi -racconta Sabina Rossa- Erano in molti ad avere sospetti su Francesco Berardi, 'il postino delle Br', ma alla fine soltanto mio padre firmò la denuncia«. »Oggi so per certo che in molti sapevano dell'attività del postino -prosegue- ma nessuno volle esporsi, e quando mio padre ne parlò, chiamarono i carabinieri e gli fecero firmare una deposizione mettendo nero su bianco. Poi, chissà come mai, il nome di Guido Rossa finì su tutti i giornali, si buttò in pasto alle Br. Non gli fu mai data una scorta, si offrirono i suoi compagni ma lui rifiutò perchè sapeva che avrebbe messo a rischio altre vite. Eppure gli inquirenti sapevano della colonna 'inviolatà genovese. Dieci morti e decine di feriti in pochi anni«.
»Ricordo il giorno del suo funerale -aggiunge Sabina Rossa- piazza dei Ferrari era piena all'inverosimile di tute blu. Rimasi tutto il tempo su un furgoncino, vedevo quella gente, le lacrime, i pugni alzati e gli slogan contro le Br. Guido Rossa con la sua morte aveva segnato un punto di non ritorno: la classe operaia da quel momento in poi condannò definitivamente la lotta armata, il Pci prese una posizione netta. Fu l'inizio della fine delle Br«.
Fonte ADNKronos
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