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News
Data news: 15/01/2009
Argomento: News
Titolo: La vedova di Pinelli, non ha mai creduto alla colpevolezza di Sofri
Licia Rognini, vedova del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, morto il 15 dicembre del '69 precipitando da una finestra della Questura di Milano, rompe il silenzio con un intervista a 'L'Espresso' in occasione della pubblicazione del libro di Adriano Sofri 'La notte che Pinellì (Sellerio). «Molto probabilmente è un lavoro utile - dice in riferimento al libro -. Tanti, da Camilla Cederna a Marcello Del Bosco ad altri l'avevano fatto negli anni '70. Io stessa ne avevo parlato in un libro scritto nell'82 con Piero Scaramucci che è da tempo introvabile. Ma rivedere tutto quel che è successo con gli occhi di oggi, mostrando le contraddizioni dei vari processi, può servire. La morte di mio marito, a 40 anni di distanza, è una ferita aperta, un'ingiustizia che deve essere riparatà. Per la vedova Pinelli, »sono troppe le bugie di quei processi, le contraddizioni fra Caizzi, il primo giudice che archivia il fatto come morte accidentale, il giudice Amati che parla di suicidio e D'Ambrosio che conclude per il 'malore attivò. Non posso credere che questa tragedia sia sepolta senza una verità «. A proposito dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi, afferma: 'Non ho mai creduto alla colpevolezza di Sofri e dei suoi compagni, neanche come ispiratori di quel delitto. Sofri non l'ho mai conosciuto di persona, ma anni fa ho risposto a una sua lettera arrivata dal carcere appunto dicendogli questo. Non so neanche se poi gliel'hanno recapitata».
Fonte ANSA
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