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Data news: 13/01/2009
Argomento:
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Titolo: Da giovedi in libreria libro di Sofri su Pinelli


Tiene a precisare più volte che non è un libro su di lui, sulla sua storia, ma «un debito». Sì, un debito che Adriano Sofri paga «alla memoria di Giuseppe Pinelli». Ed è proprio la storia del ferroviere anarchico morto la notte del 15 dicembre 1969 volando dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano dopo 72 ore di interrogatorio, quella raccontata dallo scrittore triestino, ex Lotta continua, nel suo ultimo libro 'La notte che Pinellì, in uscita dopodomani nelle librerie italiane per i tipi di Sellerio (284 pag., 12 euro). Sofri ricostruisce nel libro la storia del fermo di Pinelli, degli interrogatori e di tutto quello che accadde dopo il volo dal quarto piano nell'ufficio del commissario Luigi Calabresi, il poliziotto ucciso il 17 maggio del 1972 a Milano. L'autore è stato condannato proprio come mandante dell'omicidio del commissario morto ad appena 32 anni. È stato nove anni in carcere e adesso è ai domiciliari per motivi di salute. 'La notte che Pinellì è una sorta di messa in scena teatrale sotto forma di un monologo nel quale Sofri risponde alle domande di una ragazza di appena vent'anni. Una giovane, molto curiosa, che lo andava a trovare in carcere per conoscere quello che era accaduto negli anni di Piombo. Nel libro Adriano Sofri tenta di ricostruire, attraverso migliaia di pagine di carte processuali, le giornate in cui Pinelli era agli arresti nella Questura di Milano. L'autore parte proprio dal pomeriggio di venerdì 12 dicembre 1969, subito dopo la strage di Piazza Fontana. In carcere finirono alcuni anarchici, tra cui Pinelli e Pietro Valpreda. Parla dei vertici della Questura di allora, dal Questore Marcello Guida, a capo dell'ufficio politico di allora Antonino Allegra, fino ad arrivare al giovanissimo commissario Calabresi, sposato e padre di tre figli, che dopo tre anni morirà ucciso.
Il libro 'La notte che Pinellì è diviso in capitoli. Il primo si intiola 'Anni di fumò e il suo incipit è: 'Forse l'Italia non sarà mai un paese normale. Forse è il paese in cui tutto diventa normalè. Adriano Sofri racconta delle numerose stragi avvenute in Italia, quella di Bologna, costata la vita il 2 agosto del 1980 a 85 persone, tra cui tanti bambini. Oppure i 12 morti della bomba esplosa sull'espresso Roma-Brennero il 4 agosto del 1974, e ancora Ustica con l'aereo precipitato in mare con 81 persone a bordo. Fino ad arrivare al 12 dicembre del 1969, a poche ore prima della strage di Piazza Fontana, a due passi da piazza del Duomo. I morti erano stati 17 e i feriti 88. Così arriva all'arresto di Giuseppe Pinelli, agli interrogatori nella stanza di Luigi Calabresi, alle sigarette fumate dai presenti durante gli interrogatori e alla finestra aperta, proprio per fare uscire il fumo della stanza. La stessa finestra da cui volò Pinelli, il ferroviere. Nei capitoli successivi Adriano Sofri parla dell'anarchico Sergio Ardau, del suo interrogatorio, dell'altro anarchico finito agli arresti in Questura, Pietro Valpreda. E poi il capitolo dedicato alla presunta amicizia che avrebbe legato Pinelli al commissario Calabresi. L'autore dice non c'era stata amicizia tra i due. Ma la campagna condotta da Lotta continua, di cui faceva parte Sofri, contro lo stesso Calabresi tra il 1970 e il 1972, fino alla sua morte, «fu un linciaggio moralmente, ma non penalmente, responsabile». Non si sente corresponsabile di «di nessun atto terroristico degli anni Settanta, ma dell'omicidio Calabresi sì, per avere detto o scritto, o avere lasciato che si dicesse e che si scrivesse 'Calabresi sarai suicidiatò».
Fonte ANDKronos