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Data news: 06/12/2008
Argomento:
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Titolo: Film su caso Moro: le responsabilità politiche di Moro e delle Br


Eliminare il manicheismo che vuole Aldo Moro 'santo martire' e le Brigate rosse una «banda di cialtroni fuori dal tempo». È la visione del rapimento dell'ex segretario della Dc che viene fuori dall'ultimo film di Aurelio Grimaldi, intitolato 'Se sarà luce sarà bellissimo' - frase tratta dalle lettere di Moro ai famigliari - e che è stato presentato oggi pomeriggio in anteprima al Noir in Festival di Courmayeur. Tra tutte le opere cinematografiche sui 55 giorni che sconvolsero l'Italia nel 1978 - il paragone con 'Il caso Moro' di Ferrara e 'Buongiorno notteì di Bellocchio scatta automatico - questo è senza dubbio la meno 'politically correct'.
«In questi anni - ha spiegato il regista all'ANSA - è avvenuta una santificazione politica di Aldo Moro a causa della sua dolorosissima fine e ciò ha portato comunque a trascurare l'aspetto politico. Le responsabilità politiche di Moro e della Democrazia Cristiana di quegli anni sono state trascurate, questo ovviamente non giustifica il fatto che dovesse essere ucciso, ma hanno di fatto fatto concludere che si è trattato soltanto dell'omicidio di una banda di pazzi criminali e furiosi che disumanamente avevano eliminato un personaggio politico buono e generoso». «Il mio film - prosegue Grimaldi - vuole puntualizzare alcuni aspetti: da una parte sottolineare le responsabilità precedenti della Dc e di Moro, che oggi sembrano completamente dimenticate dagli storici e soprattutto dai mass media, e che sono cosa ben diversa rispetto alle qualità umane dell'uomo; dall'altra evidenziare le contraddizioni delle Brigate rosse, uomini e donne che sparavano non perchè speravano di avere dei vantaggi personali materiali ma credendo di costruire una presunta società del futuro pseudo marxista».
Il film ha avuto numerose vicissitudini produttive ed è fermo da due anni. La versione presentata a Courmayeur non è quella definitiva ed ha un montaggio provvisorio. «Speriamo di riuscire a finirlo - osserva Grimaldi - e di trovare una distribuzione». La pellicola ha un duplice punto di osservazione: quello che accade all'interno della 'prigione del popolo' e la reazione all'esterno, in particolare i fatti che riguardano un'insegnante romana e un giovane extraparlamentare, entrambi arrestati dallo Stato che in quei momenti «reagì con elementi idealmente discutibili». L'idea di partenza era di realizzare una trilogia, ora invece la storia dovrebbe essere raccontata cinematograficamente in due parti. «Il secondo film - aggiunge il regista - si intitolerà 'Il mio sangue ricadrà su di voì, frase tratta sempre dalle lettere di Moro, e riguarda la situazione dei brigatisti due anni dopo, nel 1980, quando erano in carcere» Nei panni di Aldo Moro (dopo le grandi interpretazioni di Gian Maria Volontè e Roberto Herlitzka) è l'attore anglo-indiano Roshan Set.
E la famiglia Moro? «Non lo ha visto - risponde Grimaldi - ma spero che un giorno possa farlo anche se non sono certo che potrò avere il suo apprezzamento. Sono sicuro che Moro era una persona dalle qualità umane straordinarie, e questo emerge nel mio film, ma dal punto di vista politico credo che io e i suoi familiari abbiamo opinioni differenti».
Fonte ANSA