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News
Data news: 04/12/2008
Argomento: News
Titolo: PROCESSO BR - ENTRANO I MANIERO, IMPUTATI ABBANDONANO AULA
Felice Maniero, ex boss della mafia del Brenta, storico collaboratore di giustizia, e suo cugino Giulio, anche lui un tempo componente della banda, si sono presentati in aula per testimoniare nel processo in corso a Milano contro 17 presunti appartenenti alle 'nuove br'. Prima che entrassero in aula i testimoni, i 17 imputati hanno deciso di abbandonare l'aula. Alfredo Davanzo in particolare ha detto: «Non vogliamo che questi loschi figuri vengano confusi con la nostra storia politica». Un documento dei detenuti a riguardo è stato acquisito agli atti del processo. Al pm che chiedeva se Claudio Latino, imputato nel processo, avesse partecipato con loro ad un sequestro nel 1988, Felice ha risposto di non riuscire a ricordare, mentre Giulio, osservando una foto di Latino, ha detto «c'è una somiglianza». Il sequestro di cui hanno riferito in aula i Maniero è quello del 14 febbraio 1988 ai danni del presidente di un istituto di vigilanza di Mestre, Donato Agnoletto, che venne ferito con tre colpi di pistola. Il pm Ilda Boccassini ha spiegato che negli appunti sequestrati l'imputato Claudio Latino scriveva di suoi legami e collaborazioni «con la malavita organizzata sia dal punto di vista degli scambi che operativo». I Maniero hanno entrambi chiarito che al sequestro di Agnoletto partecipò anche il brigatista Giuseppe Di Cecco, che era evaso con 'Faccia d'angelò Maniero dal carcere di Fossombrone un anno prima. Di Cecco, che secondo l'accusa sarebbe stato in contatto con alcuni imputati del processo, tra cui Latino, avrebbe partecipato all'azione con due suoi uomini. Al pm Boccassini che gli ha mostrato alcune foto Giulio Maniero, indicando la foto di Latino, ha detto: «C'è una somiglianza, potrebbe essere lui, ma non lo dico con certezza». Felice Maniero, che ha spiegato di essere libero da due anni e non più sottoposto a regime di protezione, delle altre due persone che erano con Di Cecco ha riferito: «Le ho viste solo quel giorno e non saprei dire chi fossero»
Per la prossima udienza, fissata per il 10 dicembre, il pm Ilda Boccassini ha chiamato a testimoniare l'ex brigatista della colonna milanese Walter Alasia, Calogero Diana, che acquistò, alla fine degli anni '70, il lotto di armi a cui appartenevano la pistola Sig Sauer calibro 7.65 e la carabina Winchester, sequestrate poi ai presunti esponenti delle 'nuove br'. È stata invece rimandata ad un'altra udienza la testimonianza di Valentino Rossin, che ha collaborato con gli inquirenti ed è stato già condannato a 3 anni e 4 mesi con rito abbreviato. Il pm ha chiesto che si svolga in video-conferenza, ma le difese si sono opposte.
Fonte ANSA
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