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News
Data news: 16/10/2008
Argomento: News
Titolo: Una lettera di Cossiga sul "caso Petrella"
E' apparsa oggi sul quotiddiano "L'Unità" una lettera al direttore di Francesco Cossiga che spiega la sua posizione sulla vicenda della mancata estradizione dell'ex brigatista Marina Petrella e che, probabilmente, sarà seguita da nuove polemiche.
Cara Direttore,
comprendo bene il dolore dei parenti delle vittime del così detto "terrorismo", ma il problema di che cosa sia stato il terrorismo della sovversione di sinistra, non è stato mai affrontato.
Ho detto e scritto più volte che, certo, le Brigate Rosse, Prima Linea e altre organizzazioni sovversive di sinistra, hanno commesso dei crimini, ma dei crimini politici, come sempre ne sono stati commessi in tutte le Rivoluzioni, da quella francese a quelle risorgimentali.
In Italia abbiamo avuto una "guerra civile strisciante", o una "rivoluzione a bassa intensità". I "terroristi" erano tutti marxisti-leninisti che intendevano innescare con i loro atti "terroristici" la "rivoluzione", e che pensavano di "continuare la Resistenza interrotta", e cioè una "resistenza" che dopo la "Resistenza patriottica" e la "Guerra civile", fosse "guerra di classe" per l`instaurazione della dittatura del proletariato, come è avvenuto infatti nei Paesi dell`Est. Per quanto riguarda la brigatista Marina Petrella, vorrei sommessamente osservare che nessuno, dico nessuno dei brigatisti rossi che sequestrarono e uccisero Aldo Moro o uccisero o ferirono poliziotti, carabinieri, giornalisti, magistrati sono astretti nelle patrie galere, e che molti esponenti delle Br scrivono libri e articoli anche su importanti organi di stampa, e vengono regolarmente invitati nelle università e nei circoli di cultura. E che nel paese di Cesare Beccaria si dica che per la Petrella non vale la clausola umanitaria, mi sembra invero poco umanitario.
Cordialmente
Francesco Cossiga
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