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Riparliamo degli anni
70
Rassegna
storico-divulgativa per
conoscere la storia degli “anni di piombo”
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Sabato 13 giugno 2009
Perché le BR? Genesi della
stella a cinque punte
Incontro con Marco Clementi
autore di “Storia delle Brigate Rosse” |
Le Brigate Rosse
non nacquero a tavolino in qualche scantinato della Cia, o del Kgb o del Sid,
ma a Milano, nel 1970, in uno specifico contesto operaio. La loro parabola
coincide con l'ascesa e la caduta dei movimenti: dal “biennio rosso” del
'68-'69 alla sconfitta alla Fiat, nel 1980, dopo i «35 giorni». È questa la
verità che emerge se si affronta la vicenda della genesi della stella a
cinque punte analizzandola complessivamente a partire dalle fonti
documentali, gli strumenti dello storico.
Tener presente
questo sfondo, aiuta anche ad orientarsi nelle tante azioni del “partito
armato” a cominciare dal sequestro Moro.
Gli strumenti dello
storico di rado sono stati applicati al più dirompente fenomeno politico che
abbia attraversato l'Italia della seconda metà del Novecento. Forse perché
le ragioni del conflitto sociale e ideale sono così forti da ostacolare
l'indagine scientifica.
Con la storia delle
Brigate Rosse questa difficoltà si è manifestata per almeno trent'anni,
lasciando spazio, accanto a ricostruzioni scientificamente solide, a una
letteratura per lo più di stampo giornalistico. Ma la coincidenza temporale
pressoché perfetta con la parabola del movimento operaio italiano negli anni
‘70 restituisce tutta la complessità di un’esperienza «nata all'interno
delle grandi fabbriche del Nord» che, all'apice della sua esistenza,
colpisce «il cuore dello stato».
Le “grandi
narrazioni” sono senz'altro più fascinose e seducenti dei fatti illuminati
dalla loro cruda nudità. E così la verità non è quasi mai all'altezza delle
nostre aspettative.
Brundisium.net -
via Colonne,46 - ore 18.00
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Odradev, 2007 |
La ricostruzione storica alla base del
testo ha un oggetto fin troppo noto. Ma spesso indagato più con gli
strumenti della pura cronaca che non con quelli della storiografia.
Troppa vicinanza agli eventi, troppo coinvolgimento emotivo di
“osservatori” necessariamente non neutrali, ma partecipi di uno scontro
che ha segnato a suo modo un’epoca della nostra storia nel “secolo
breve”.
Con questo libro, invece, finalmente la
storiografia è stata in grado di appropriarsi di un oggetto che – se non
altro per l’ormai consistente distanza temporale – merita di
appartenerle. Fuori dalle dietrologie, dalle personalizzazioni, dalle
riduzioni più o meno interessate.
Il volume di Marco Clementi, infatti, è
certamente uno dei più interessanti studi compiuti attorno a quel
fenomeno di violenze armate che ha contraddistinto la vita dell’Italia
negli anni Settanta, con qualche prolungamento negli anni successivi.
Complessivamente 400 pagine dense di informazioni, citazioni,
considerazioni sulle quali occorrerebbe usufruire di altrettante pagine
per poterne discutere a fondo.
La specificità del testo è il riportare
sull’intera esperienza la posizione ed il punto di vista di chi quella
vicenda ha vissuto in prima persona.
Marco Clementi (Roma 1965)
insegna Storia dell’Europa orientale all’Università della Calabria. Tra
le sue pubblicazioni: Il diritto al dissenso. Il progetto costituzionale
di Andrej Sacharov, Roma 2002, La pazzia di Aldo Moro, Roma 2001, Milano
2006; Cecoslovacchia, Milano 2007; Storia del dissenso sovietico, Roma
2007.
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Incontro con
Marco Clementi |
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Introduce e modera
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Ospite
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In collegamento
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