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Data news: 09/09/2010
Argomento:
News
Titolo: Secondo Andreotti, l'avvocato Ambrosoli se l'è cercata (la morte)


SINDONA: ANDREOTTI, AMBROSOLI SE L'ANDAVA A CERCARE MAI PENSATO CHE BANCHIERE FOSSE IL DIAVOLO IN PERSONA
«Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo, è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando». Lo dice Giulio Andreotti a proposito dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, l'avvocato che si occupò della liquidazione dell'impero di Michele Sindona e che fu ucciso da un suo sicario l'11 luglio del 1979. Intervistato da Giovanni Minoli per la puntata che ricorda l'avvocato della Storia siamo noi (in onda questa sera), come anticipa il Corriere della Sera, il senatore a vita usa anche parole positive per Sindona: «Io cercavo di vedere con obiettività. Non sono mai stato sindoniano, non ho mai creduto che fosse il diavolo in persona». Il fatto «che si occupasse sul piano internazionale dimostrava una competenza economico finanziaria che gli dava in mano una carta che altri non avevano. Se non c'erano motivi di ostilità, non si poteva che parlarne bene».

FIGLIO AMBROSOLI, ANDREOTTI CONTRO SENTIRE COMUNE
«Non so se le parole del senatore Andreotti rappresentino un sentire comune. Francamente ho la sensazione opposta» Così Umberto, il figlio di Giorgio Ambrosoli, l'avvocato che si occupò della liquidazione dell'impero di Michele Sindona e che fu ucciso da un suo sicario l'11 luglio del 1979, commenta quanto affermato dal senatore a vita a proposito delL'omicidio del padre («se l'andava cercando»). «Il mondo economico finanziario - aggiunge Umberto Ambrosoli intervistato da Radio24 - ha fatto tesoro di quella esperienza per cambiare qualcosa, il mondo politico sembra non aver fatto nulla di quell'esperienza».
«Trovo che la frase non abbia bisogno di commento, si commenta da sola». È secca la risposta di Umberto Ambrosoli - figlio dell'avvocato Giorgio, ucciso a Milano 31 anni fa - alla domanda dell'ANSA sulla frase del senatore Andreotti riguardo al padre 'se l'andava cercandò. «Il ruolo di Andreotti - ha aggiunto - è già stato chiarito in ben due sentenze: la prima su Sindona e la seconda a Palermo. Il suo operato è sotto gli occhi di tutti». «Ciò che più mi conforta - ha proseguito Umberto Ambrosoli, che sulla vicenda del padre ha scritto il libro 'Qualunque cosa succedà (Sironi) - è che l'esempio di mio padre è legato a come si debba intendere la responsabilità. Un esempio lontano da compromessi, lontano da ogni interesse individuale. Là dove inoltre per responsabilità si intende esclusivamente quella di perseguire l'interesse pubblico. Questo è l'unico commento che posso aggiungere. E mi sembra coerente che ognuno si debba assumere le proprie responsabilita». Fonte ANSA