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Data news: 12/01/2010
Argomento:
News
Titolo: Agnese Moro: lo Stato sapeva dov'era mio padre


"Il vero mistero del sequestro e dell'assassinio di mio padre, è quello che un uomo politico, che aveva scritto la costituzione e che aveva guidato il paese nei momenti più difficili, possa essere stato abbandonato da tutti e lasciato morire; credo che uno studio della sua vita politica potrà farci capire meglio anche i misteri dei 55 giorni". Lo dice Agnese Moro, una dei 4 figli dello statista, in un'intervista ad Alessandro Forlani, che può essere ascoltata sul sito del grparlamento rai.
Molti gli episodi dei 55 giorni su cui Agnese moro fa le sue puntualizzazioni. Riguardo al tema della prigione del padre, Agnese Moro ricorda l'episodio della telefonata arrivata a casa, che annunciava l'individuazione del covo e l'attuazione di un blitz, per liberare il prigioniero. "la mattina dopo, non ricordo la data precisa, ci dissero che era troppo pericoloso e che non se n'era fatto niente". "Credo, aggiunge, che comunque le forze dell'ordine avessero un'idea, forse anche precisa, di dove mio padre veniva tenuto nascosto; non é vero che non avessimo persone preparate a fronteggiare il terrorismo, tant'é che poi in pochi mesi é stato sgominato".
La figlia ricorda una frase scritta dal padre in quei giorni:"non c' é niente da fare, quando non si vuole aprire la porta". "il paese, dice Agnese Moro, ha guardato morire un innocente senza fare niente, e questo pesa sulla coscienza di tutti". Anche Agnese conferma poi il fatto che di fronte alla segnalazione su Gradoli, e al suggerimento dato dalla madre di cercare via Gradoli, dal Viminale si disse che questa via a Roma non esisteva. "eravamo tutti presenti e non é possibile smentire questo fatto, come fa il presidente Cossiga". Agnese poi conferma il fatto che ad un certo punto, verso la fine dei 55 giorni, circolò l'idea di un espatrio del padre, in cambio della liberazione. "era un'idea lanciata da mio padre nelle lettere e ne parlammo in casa come un'ipotesi praticabile, anche se non ricordo chi, politici, magistratura, servizi, ce ne parlò. Riguardo alle trattative in campo negli ultimi giorni, l'unica di cui i familiari fossero a conoscenza era quella portata avanti dal partito socialista. "evidentemente però, spiega Agnese Moro, non si riuscì ad arrivare ai vertici delle BR". Lapidario il commento su una presunta visita di don Mennini al prigioniero:"bisogna chiedere a lui".
Fonte ANSA