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vuoto a perdere

    

   

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Data news: 08/05/2008
Argomento:
Recensione
Titolo: Vuoto a perdere, seconda edizione su ANSA


L'agenzia ANSA torna a parlare di Vuoto a perdere alla vigilia del trentesimo anniversrio della morte di Moro. E lo fa con un lungo articolo intitolato "MORO/30: A CAZORA DISSERO, TANTO DOMANI LO LIBERANO" nel quale riassume le principali novità della seconda edizione.
Ecco il testo integrale:
«Guardi lasci stare tanto domani le Br ci restituiscono Moro, vivo, lo liberano». Queste le parole che il questore di Roma Emanuele De Francesco rivolse l'8 maggio di 30 anni fa al deputato Dc Benito Cazora.
Cazora era un parlamentare della Dc contattato da alcuni calabresi legati alla 'ndrangheta che svolse in proprio delle indagini che lo portarono nella zona di via Gradoli ancor prima della scoperta del covo Br e a contattare un misterioso personaggio che chiese delle coperture per effettuare un blitz per liberare, in extremis Aldo Moro dalla prigione visto che il martedì le Br lo avrebbero ucciso. Questi ed altri importanti elementi sono contenuti nella nuova edizione del libro di Manlio Castronuovo «Vuoto a perdere» edito da Besa. L'autore non è nè uno storico, nè un documentarista nè un giornalista. Nel '78 aveva 12 anni e oggi si occupa di marketing manager. Con grande passione ha raccolto e letto gran parte di quello che è uscito sul caso Moro offrendo così al lettore, in questo suo lavoro, una sorta di «guida» alla vicenda che è contraddistinta da una grande chiarezza di esposizione. Tra le novità presenti nella nuova edizione anche la spiegazione di come nacque la pista riguardante Igor Markevitch e una nuova ipotesi sulle basi Br presenti a Firenze.
Ma è il capitolo su Cazora ad offrire gli spunti più interessanti. Castronuovo ha raccolto la documentazione del figlio del deputato, Marco Cazora e le interviste fatte a suo tempo dai giornalisti Paola Di Giulio e Giampaolo Pellizzaro. Il figlio di Cazora ricostruisce in dettaglio i molti contatti avuti in quei giorni. Da Francesco Varone, uno degli uomini con cui era in contatto, incontrato insieme a Sereno Freato una decina di giorni prima della morte di Moro Cazora ebbe diverse informazioni. «Esse riguardavano sia l'organigramma del commando che operò in via Fani, sia la composizione della colonna romana delle Br. Nell'appunto c'erano nomi e cognomi - racconta Marco - mio padre si recò subito dal questore De Francesco per consegnarglielo. Ma non ne fece una copia». Quell'appunto sparì.
Domenica 7 maggio Cazora si recò in via della Camilluccia 551 per un incontro riservato. Un uomo gli disse: «Moro è da 36 ore con poca sorveglianza perché il comitato esecutivo è riunito fuori Roma e la maggioranza dei brigatisti è per la sua uccisione. Il mio gruppo è pronto per organizzare un blitz entro la notte a patto di essere appoggiati dalla forze dell'ordine che avrebbero dovuto assumersi tutta la responsabilità dell'operazione. Se non interveniamo subito, martedì mattina ve lo restituiscono morto». L'indomani Cazora chiamò il sottosegretario Lettieri, il capo della polizia Parlato e il ministro Cossiga. Cazora venne tranquillizzato da De Francesco: domani ce lo restituiscono, vivo.
Nessuno poi ha più indagato su via della Camilluccia 551.