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Rassegna Stampa
22 ottobre 2007

MORO: GALLONI, GLI USA SAPEVANO DOVE ERA LA PRIGIONE

(ANSA) - ROMA, 22 OTT - Giovanni Galloni, gia' vicesegretario vicario della Dc durante i 55 giorni del rapimento del presidente Aldo Moro, ha rivelato che gli Stati Uniti, ai primi di aprile del 1978, sapevano ''dove era la prigione di Aldo Moro''.

Galloni e' intervenuto oggi alla presentazione del libro di Giuseppe De Lutiis, ''Il golpe di via Fani'', edito da Sperlig & Kupfert, citando il viaggio che l'8 di aprile fece negli Usa, riservatamente, il generale Vito Miceli, uomo dei servizi segreti legato storicamente ad Aldo Moro. ''Ebbe incontri riservati con gli uomini importanti della Cia e con gli amici di Kissinger. In quella sede gli fu detto che Moro si poteva salvare soltanto scoprendo il covo e liberandolo. Miceli capi' che gli americani sapevano molto, sapevano perfettamente dove era la prigione del presidente della Dc, dove era Moro. Le ipotesi erano due, o arrivare alla sua uccisione o distruggere la sua politica della solidarieta' nazionale e del compromesso storico. Henry Kissinger si era persuaso che Moro poteva salvarsi, che poteva sopravvivere purche' la sua politica, quella della solidarieta' nazionale, uscisse totalmente distrutta da quella vicenda''.

Galloni ha insistito affermando, con sicurezza, che ''Cossiga non ha detto tutto a proposito della prigione'' e che questa non e' stata ''quella di cui hanno parlato i brigatisti''. L'ex vice segretario della Dc si e' rivolto proprio a Francesco Cossiga, che era ministro dell'Interno all'epoca: ''il 9 maggio del 1978 - ha detto Galloni - Cossiga sapeva e si aspettava che Moro sarebbe stato liberato. Accadde qualcosa''. Identico il riferimento fatto da Giovanni Pellegrino, che per diversi anni ha guidato la commissione d'inchiesta sulle stragi e il terrorismo. '' Cossiga sapeva bene che Moro il 9 di maggio doveva essere liberato. Credo che lui sia in buona fede: aveva dato forte credito ad una informazione che due giorni prima del 9 di maggio, e anche la sera prima del delitto, gli aveva fornito il presidente del Consiglio Giulio Andreotti. 'Francesco non ti preoccupare che a liberare Moro ci pensera' il Vaticano'''. E ancora: ''La trattativa per la liberazione di Moro era giunta al termine ma e' successo qualcosa che ha fatto precipitare gli eventi''.

Galloni ha espresso anche un altro dubbio irrisolto: la mattina del 16 marzo 1978, giorno del rapimento, Moro era uscito presto di casa, prima delle 9, mentre il dibattito alla Camera per la presentazione del governo era previsto per le 10.

Infatti, lo statista, al momento del sequestro, si stava recando a casa del segretario della Dc, Benigno Zaccagnini, che aveva in mente di dimettersi dalla guida del partito non appena il governo avesse ottenuto la fiducia. Moro andava da lui per scongiurare questa scelta. Come ha fatto questa informazione a finire alle Br che lo aspettavano all'incrocio di via Fani?

Per Rosario Priore, uno dei magistrati che hanno seguito l'inchiesta Moro, i servizi segreti francesi e la Stasi, che pedinavano gli uomini della Raf con i quali le Br intrattenevano stretti rapporti, sapevano anticipatamente che ci sarebbe stato il sequestro del presidente della Dc.

Lo storico Giuseppe De Lutiis si e' infine chiesto coma mai non sia mai stato approfondito il perche' dei viaggi a Firenze del capo delle Brigate Rosse durante i 55 giorni e soprattutto la questione della ''prigione'' che ''non e' quella indicato dai brigatisti''. ''Il rapimento Moro - ha concluso - e' un sofisticato golpe che colpisce un uomo cardine facendo naufragare una politica invisa a tante realta' italiane e internazionali''. (ANSA).

CP/KWB

MORO:COSSIGA A GALLONI,SU COVO PROCURATORE IONTA LO CONVOCHI

(ANSA) - ROMA, 22 OTT - ''Poverino mi avevano detto che stava male ma non credevo che fosse a questo punto. Se fossi il procuratore aggiunto Franco Ionta lo convocherei per sentirlo in procura, a Roma''. E' quanto risponde Francesco Cossiga alle rivelazioni fatte oggi, nel corso della presentazione del volume di Giuseppe De Lutiis, sulla conoscenza da parte degli americani, ai primi di aprile del 1978, della prigione dove era rinchiuso Aldo Moro. ''Lo convocherei Galloni perche' forse c'e' la possibilita' che possa essere incriminato per appoggio esterno ad atti di terrorismo. Ma poi nel processo sarebbe certamente assolto per chiara infermita' mentale''. (ANSA).

CP/REN

 

CASO MORO: GALLONI, LA PRIGIONE NON ERA QUELLA CHE DICONO LE BR .

''GLI AMERICANI SAPEVANO DOVE ERA QUELLA VERA''

Roma, 22 ott. - (Adnkronos) - "La prigione di Moro non era quella che le Br hanno dichiarato. Gli americani sapevano dove era quella vera. Questo lo so con certezza". Lo ha affermato Giovanni Galloni, nel 1978 vicesegretario vicario della Dc, corrente di sinistra, e dopo la morte dello statista tra le anime postmorotee dello scudocrociato. Per questo, secondo Galloni, le speranze di saperne qualcosa di piu' sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro sono affidate agli archivi americani. "La verita' la sapremo solo quando cadra' il segreto sui documenti conservati a Washington", ha osservato l'ex nel suo intervento alla presentazione del libro dello storico Giuseppe De Lutiis, 'Il golpe di via Fani' (Sperling&Kupfer).

Gli Stati Uniti, secondo l'ex 'ufficiale di collegamento tra la democrazia Cristiana e il Viminale', come lo ha definito Francesco Cossiga, dovevano essere al corrente degli 'interna corporis' della vita politica italiana, visto che il suo nome e' ampiamente citato in alcuni rapporti di Washington. "In uno di questi -ha spiegato- l'ambasciatore Usa rimprovera Fanfani di non aver assunto provvedimenti disciplinari nei confronti di noi 'basisti' che avevamo aperto a sinistra". Quanto al sequestro Moro, Galloni, che sta per dare alle stampre un suo libro sulla vicenda, ha ricordato che il 5 maggio 1978, quattro giorni prima dell'esecuzione dell'ostaggio da parte delle Brigate Rosse, si incontro' con Amintore Fanfani.

"Mettemmo a punto la riunione del 9 maggio. Egli disse: 'la figura di Moro come uomo politico e' distrutta, l'unica cosa che dobbiamo fare e' salvargli la vita." Ma come? "Qui ci sono misteri enormi", ha aggiunto l'ex vicesegretario Dc. "L'8 aprile il generale del Sid, Vito Miceli, parti' per un viaggio misterioso a Washington dove prese contatto -ricorda- con grossi esponenti della Cia. In quella sede si disse che bastava scoprire il covo dove Moro era prigioniero''. (segue)

(Gdd/Zn/Adnkronos)

CASO MORO: GALLONI, LA PRIGIONE NON ERA QUELLA CHE DICONO LE BR (2)

PRIORE, LA STASI DISSE CHE IL MOSSAD CI AVREBBE FATTO RIAVERE MORO VIVO

(Adnkronos) - Gli Usa sapevano dunque dove le Br tenevano rinchiuso Aldo Moro? "I servizi segreti sanno tante cose piu' dei giudici", ha detto Rosario Priore, l'ex giudice istruttore dell'inchiesta sulla strage di via Fani e l'omicidio del presidente Dcalla presentazione del libro di Giuseppe De Lutiis che larga parte dedica ai risvolti internazionali della vicenda.

"Posso dire -aggiunge Priore- che il capo della Stasi, il servizio segreto della ex Germania est, Markus Wolf, assicuro' i nostri governanti che il Mossad, il servizio segreto israeliano, ci avrebbe consentito di riavere Moro vivo. Ai tempi, insieme a Ferdinando Imposimato, abbiamo cercato di interpretare i messaggi delle Brigate Rosse e dare una dimensione internazionale al sequestro di Moro. La tecnica del suo rapimento e' la fotocopia del rapimento Schleyer da parte della Raf in Germania. Vi erano contatti continui tra le due organizzazioni. La Rote Armee Fraktion nel 1978 non mette asegno alcuna azione. Riprendera' soltanto nel 1979, dopo la conclusione dell'operazione Moro".

A dimostrazione del fatto che spesso i giudici sono ultimi a sapere, Priore ha citato Dario Conforto, l'agente del Kgb la cui identita' e' stata svelata dal dossier Mitrokhin. "Ne' io ne' Imposimato sapevamo che Conforto fosse un uomo al servizio della Lubianka, ma altri ne erano a conoscenza. Eppure, contratto' la salvezza della figlia, che ospitava in caca Valerio Morucci e Adriana Faranda, con la consegna dei due esponenti della colonna romana delle Br".Ne' Priore e Imposimato seppero mai che il controspionaggio del Sismi, gia' nel 1978, aveva avviato un'inchiesta sul direttore d'orchestra ucraino Igor Markevitch. "Qualcuno ha escluso dalla conoscenza dei giudici -ha aggiunto l'ex giudice istruttore- quello che si stava accumulando su palazzo Caetani".(segue)

(Gdd/Zn/Adnkronos)

CASO MORO: GALLONI, LA PRIGIONE NON ERA QUELLA CHE DICONO LE BR (3)

PELLEGRINO, MORO FU PRIGIONIERO IN UN LUOGO DIVERSO E IN CONDIZIONI DIVERSE

(Adnkronos) - Sull'evoluzione del sequestro di Aldo Moro, gli apparati, a giudizio di Giovanni Pellegrino, ex presidente della Commissione stragi, "hanno certamente influito. Del resto le Brigate Rosse, sono smentite dallo stesso Moro: quello ritrovati nella renault rossa in va Caetano non era il corpo di un uomo tenuto per 55 giorni in un buco dove non poteva neanche lavarsi. Fu prigioniero in condizioni diverse e in un luogo diverso". A differenza di Giovanni Galloni, l'ex presidente della Commissione stragi, non nutre molte speranze che un giorno si venga a sapere di piu' sull'affaire Moro.

"Il colonnello del Sismi, Umberto Bonavenura, ci venne a dire che dal covo di via Montenevoso a Milano, vennero portate via le carte di Moro, fotocopiate e poi restituite. Interrogato successivamente dalla procura di Roma, Bonaventura, poi morto suicida, cambia versione. C'e' uno spazio di opacita' su cui non si vuole veramente fare luce".

Per il senatore diessino Massimo Brutti, componente del comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, "Moro sapeva che la sua sorte era segnata dall'inerzia del potere politico.Dopo il 16 marzo si apre la trattativa tra i sequestratori e lo Stato. Come si concluse, non lo sapppiamo. Forse -ha osservato Brutti- con un forte finanziamento delle Br. Una cosa simile avvenne con il sequestro Cirillo. Nei giorni del sequestro Moro vi fu un'interferenza effettiva degli apparati dello Stato", ha aggiunto il senatore diessino, riconoscendo tuttavia che i tentativi di ricostruzione della vicenda sono ardui.

E il caso Markevitch? "Sappiamo che tutto comincio' con una indagine del controspionaggio del Sismi, ma tutto si perde nelle sabbie mobili. Lo stesso Conforto e' un enigma indecifrabile, un uomo che ha sempre fatto il doppio e triplo gioco. Per non parlare di Senzani, che ha avuto rapporti con ambienti statunitensi e forse con lo stesso Sismi".Massimo Brutti ha lanciato una proposta: allo scadere dei trent'anni, fissato come limite massimo alla durata del Segreto di Stato, i servizi segreti rendano pubblici i loro documenti, quello che c'e' di ancora conservato e gli eventuali verbali di distruzione dei documenti.

(Gdd/Zn/Adnkronos)