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vuoto a perdere

    

 

 

L'indice dei libri
Luglio/Agosto 2008

L'Indice dei libri del mese ha pubblicato una lusinghiera recensione di Vuoto a perdere a cura del Prof Mirco Dondi, esperto di storia del terrorismo, docente dell'università di Bologna ed autore di diversi libri tra cui "Italia repubblicana: dalle origini alla L'Italia repubblicana: dalle origini alla crisi degli anni Settanta" e "I neri e i rossi - Il terrorismo e i suoi legami perversi con i media".

Vuoto a perdere

 
Un testo di agile impianto narrativo che focalizza l’intero caso Moro e si presenta senz’altro utile per chi decida di addentrarsi in questa vicenda.
La scelta del titolo è metafora della perdita di valore del contenitore una volta che questo è stato svuotato del contenuto, ovvero la perdita di valore della vita di Moro nel momento in cui il leader democristiano diviene prigioniero, quasi cessasse in quell’istante il suo essere uomo di stato.
E’ questa la strategia delle istituzioni e della stampa durante i 55 giorni, con il Comitato di esperti voluto da Cossiga pronto a certificare la sindrome di Stoccolma del prigioniero. Ancora più rilevante, nel svalutare l’importanza di Moro, è il ruolo del consigliere personale di Cossiga, lo statunitense Steve Pieczenik.
Castronuovo rivela l’incompetenza di Pieczneik sullo scenario italiano il quale –aggiungo- non è mai stato interrogato dalla Commissione stragi, nonostante l’evidente rilievo della sua posizione. L’autore cerca di illustrare le modalità di azione dei servizi segreti, in quello che diventa presto un intreccio internazionale fra intelligence diverse.
Il libro fornisce i punti di vista delle parti in causa, inquadra le diverse tesi storiografiche e politiche sino a illustrare gli innumerevoli rivoli di indagine nel quale si scompone l’evento più drammatico dell’Italia repubblicana.
In conclusione si afferma che “non è quasi mai possibile, quando si parla del caso Moro, essere portatori di affermazioni perentorie o definitive”. Qua si inserisce la singolarità della vicenda, se si considera che questa affermazione proviene da un testo che non appartiene al filone più problematizzante (qualcuno, a volte con disprezzo, definisce gli importanti lavori di Sergio Flamigni e di Francesco Maria Biscione “complottisti”). Eppure, ciascuno dei 68 paragrafi che compongono il testo sono in forma di quesito, qualcuno di questi lo si può sciogliere (consistenti indizi mostrano che si tratta di un rapimento annunciato, che non è esistito l’interesse politico per salvare il prigioniero); altri quesiti restano drammaticamente aperti, fra gli altri, la connessione tra gli uomini della P2, ai vertici dello Stato, e la Cia.